Primiceri (BPP): “E’ in atto un processo a livello nazionale che potrebbe portare alla nascita di un vero e proprio oligopolio bancario.”

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Esiste ancora la banca del territorio? A queste, ed altre domande, ha risposto Vito Antonio Primiceri, Presidente della Banca Popolare Pugliese dal 2014, intervistato in esclusiva per CentroSud24.

Sul ruolo delle banche popolari e sulla funzione del credito, soprattutto oggi nel Mezzogiorno, abbiamo intervistato Vito Antonio Primiceri, Presidente della Banca Popolare Pugliese dal 2014 e, da febbraio scorso, neo Presidente della Assopopolari (Associazione Nazionale fra le Banche Popolari) .

Quando si parla di banche e di credito l’argomento è sempre attuale ed interessante, tanto più nel Sud del Paese dove, ancora oggi, le imprese stentano di più per ricevere, in tempi certi, un finanziamento adeguato a sostenere le proprie attività e i progetti di sviluppo. Il differenziale del costo del denaro su base geografica per lo più rimane inalterato, legato com’è a numerosi fattori di contesto.

La risalita dei tassi di interesse, avvenuta in conseguenza degli interventi della BCE per contrastare l’inflazione, dopo un lungo periodo di stabilizzazione verso il basso, desta – evidentemente – qualche preoccupazione in più, rallentando la ripresa che si era, invece, avviata vigorosa con la fine della pandemia.

Ma anche le famiglie soffrono per la risalita dei tassi e, forse, ancor di più, se si pensa al mercato immobiliare che, inizialmente spinto dalla crescita post pandemia, ha avuto poi una battuta d’arresto, a causa di un aumento dei tassi d’interesse per le operazioni di mutuo che, nel secondo semestre dell’anno scorso, sono aumentati considerevolmente, in qualche caso anche fino a tre volte rispetto alla situazione dell’inizio del 2022.

La Banca come “attore dello sviluppo locale

Tuttavia, anche fare banca in questo Paese ha gli stessi problemi del “fare impresa”.  I processi di integrazione, modernizzazione e riorganizzazione del sistema bancario, che hanno già visto la progressiva chiusura di molti sportelli sul territorio, stanno cambiando le abitudini del passato e lo stesso ruolo della banca. Già da qualche tempo, il direttore dell’agenzia o di filiale, nelle proprie valutazioni in ordine al merito creditizio, dispone di margini discrezionali sempre più limitati da procedure, scoring e dai rigidi quadri normativi e regolamentari di riferimento, che spesso gli impediscono di svolgere il ruolo, che in passato aveva, di importante “attore dello sviluppo locale”.

La riforma del 2015 delle banche popolari ed il ruolo di Primiceri

Le banche di dimensioni minori e le popolari, per storia e natura, pur se con maggiori difficoltà, riescono meglio dei colossi del credito, a rimanere legati al territorio. Anche per questo, forse, dobbiamo a loro il giusto rispetto e considerazione, tanto più se pensiamo alla riforma del 2015 che, imponendo alle più grandi, la trasformazione in SpA, ha creato molti problemi, rendendole “contendibili” e minando la funzione del credito popolare, senza peraltro risolvere quelli per i quali era stata concepita.

Per queste ragioni, abbiamo ritenuto opportuno e giusto intervistare il Presidente di una piccola banca del territorio, nata come banca di prossimità, che però negli ultimi anni, nonostante tutto ed in controtendenza al mutato scenario regolamentare, ha visto consolidare il suo radicamento sul territorio, conseguendo sempre risultati positivi. La Banca Popolare Pugliese, probabilmente più di altre popolari, è riuscita a conservare una vocazione locale, anzi diremmo “glocale” (espressione che sintetizza la confluenza della dimensione “globale” in quella “locale”), che può contribuire a sostenere l’economia del Mezzogiorno e delle aree interne.

L’intervista a Vito Antonio Primiceri, Presidente di Banca Popolare Pugliese e di Assopopolari

Le nostre domande a Vito Antonio Primiceri, Presidente della Banca Popolare Pugliese dal 2014 e, da febbraio scorso, neo Presidente della Assopopolari (Associazione Nazionale fra le Banche Popolari):

L’Assemblea Ordinaria dei Soci di Banca Popolare Pugliese S.C.p.A., tenutasi il 7 maggio 2023, ha approvato con larghissima maggioranza il bilancio di esercizio 2022, che anche quest’anno si è chiuso con un utile soddisfacente, e tutti i punti all’ordine del giorno. Il Consiglio di Amministrazione, riunitosi alla fine dell’Assemblea, l’ha riconfermata quale Presidente, carica che ricopre dal 2014.

Dott. Primiceri, qual è lo stato di salute della Banca oggi ed il suo grado di penetrazione nel Mezzogiorno?

(Primiceri) In sede di Assemblea i dati di natura patrimoniale e di natura economica sono stati ampiamente illustrati ai Soci. Prima dell’Assemblea, invero, erano stati diffusi a mezzo stampa e il Bilancio con le Relazioni degli Amministratori e dei Sindaci è stato messo a disposizione dei Soci sul sito internet della Banca. I risultati conseguiti nell’anno 2022 dalla Banca sono positivi ed incoraggianti: a fronte di una relativa stazionarietà della raccolta da clientela – di cui la Relazione degli Amministratori fornisce le motivazioni – si registra un vivace incremento degli impieghi a clientela e un ottimo risultato economico. L’incremento degli impieghi lo ritengo un dato molto significativo in presenza di perduranti esigenze di ripartenza di molte imprese, mentre le buone performance del conto economico hanno consentito di remunerare i Soci con il dividendo di 10 centesimi per azione ed a ulteriormente incrementare il patrimonio, che si colloca su livelli di assoluta tranquillità.

La Banca opera, com’è noto, con proprie filiali in cinque regioni e, attraverso la propria rete di agenti in attività finanziaria, in numerose altre regioni. È anche noto che il nucleo di più antica presenza delle filiali si colloca nelle provincie di Lecce e Brindisi, ma siamo molto soddisfatti della crescita del business aziendale nei territori di più recente insediamento; fra questi, mi piace ricordare quello di Benevento, dove la Banca riesce ad avere rapporti di reciproca soddisfazione con molti operatori, sia appartenenti al segmento delle famiglie, sia appartenenti al segmento delle piccole e media imprese.

La Banca Popolare Pugliese, nata come Banca Agricola di Matino, ha sempre avuto la vocazione di banca locale, radicata fortemente sul territorio, al servizio delle piccole imprese e con una grande attenzione al mondo dell’agricoltura. Sono e saranno ancora queste le principali direttrici della BPP nei prossimi anni?

(Primiceri) La Banca Agricola di Matino è solo una delle banche che hanno dato vita all’odierna Banca Popolare Pugliese; va anche ricordata la Banca Popolare di Parabita. Queste due aziende hanno nel tempo aggregato altre banche popolari e banche di credito cooperativo di Lecce e Brindisi e poi, fondendosi, hanno consentito la nascita dell’attuale banca. A voler ripercorrere l’intero percorso aggregativo, posso affermare che sono dieci le banche che sono confluite, prima e dopo la fusione, nella Banca Popolare Pugliese. È nel DNA della Banca quello di operare con le imprese locali micro, piccole e medie, conscia del fatto che la loro crescita è in grado di dare benessere diffuso al territorio e, in definitiva, alla stessa banca. Se questo è nel DNA, non c’è motivo di pensare che la strategia della Banca possa cambiare in futuro.

Dott. Primiceri, la Banca Popolare Pugliese oggi è presente in 5 regioni centro meridionali (Puglia, Basilicata, Molise, Campania ed Abruzzo). Nei prossimi anni si prevede un allargamento del proprio raggio d’azione?

(Primiceri) Nella strategia della Banca non sono previsti sviluppi territoriali all’insegna della discontinuità. Si continuerà ad operare attraverso la razionalizzazione dell’attuale rete territoriale con possibili sviluppi nelle aree già presidiate o contigue.

La Banca Popolare Pugliese da anni oramai si contraddistingue per la promozione di numerose iniziative a carattere culturale e sociale. Quali progetti sono in cantiere per il prossimo futuro, Dott. Primiceri?

(Primiceri) Sono molte le iniziative di natura sociale e culturale nelle quali la Banca è impegnata, in qualche caso dando sostegno ad iniziative promosse da altri attori sociali, molto spesso promuovendo direttamente opere di restauro di monumenti o opere d’arte, intervenendo in situazioni di particolare disagio sociale ovvero incoraggiando lo sviluppo del capitale umano dei territori nei quali opera. Proprio nell’Assemblea di quest’anno sono state consegnate 48 borse di studio ad altrettanti figli di Soci che si sono distinti per meriti scolastici particolarmente brillanti e – com’è stato annunziato – l’iniziativa sarà ripetuta. Il bando e il regolamento sono a disposizione degli interessati sul sito della Banca. Sempre nel settore della crescita del capitale umano, è sul punto di essere pubblicato un altro bando, questa volta destinato a finanziare un percorso di specializzazione post-laurea a chi volesse perfezionare gli studi intrapresi. Anche di quest’ultima iniziativa sarà data ampia diffusione. Tutti questi interventi ed iniziative le Banca li realizza o direttamente oppure attraverso la Fondazione “Banca Popolare Pugliese – Giorgio Primiceri”, diretta emanazione dell’Azienda, per i percorsi culturali o sociali più impegnativi.

Il Consiglio dell’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari recentemente l’ha eletta quale presidente dell’Associazione Assopopolari, della quale aveva ricoperto l’incarico di vicepresidente. Si tratta, evidentemente, di un incarico di grande prestigio per Lei ma che è anche un grande riconoscimento per la Banca e per il territorio. Più volte in questi anni si è parlato di una riorganizzazione del sistema delle banche popolari e poi è intervenuta la riforma del 2015 che ha imposto ad alcune la trasformazione in spa. Nelle analisi, condotte in ambito europeo dalla BCE, le classifiche, distinte per classi dimensionali, mostrano come le Banche popolari siano ai vertici in termini di redditività, efficienza e solidità.

Che cosa c’è di nuovo in vista e quali le prospettive di sviluppo per una Banca Popolare?

(Primiceri) La riforma del 2015 è ancora una ferita aperta a livello associativo. L’aver costretto per legge le aziende più grandi a trasformarsi in società per azioni è un unicum a livello internazionale, visto che altrove coesistono egregiamente banche di natura cooperativa grandi e piccole. La trasformazione di quelle banche popolari in spa ha, da un lato, privato di componenti significative e dinamiche il credito popolare, dall’altro, le ha rese contendibili, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti: l’ulteriore concentrazione del settore bancario e l’ulteriore trasferimento all’estero del capitale delle nostre banche. Le banche non interessate alla riforma del 2015 sono circa 20 e sono, oggi, riunite nell’Associazione Nazionale delle Banche Popolari, che le rappresenta nei confronti degli interlocutori istituzionali. Si tratta di banche di dimensione media e, in alcuni casi, piccola; tutte comunque vive e vitali nei territori in cui operano. Alcune di queste realtà di dimensione significativa operano nel Mezzogiorno e, a mio modo di vedere, con buoni risultati nell’interesse delle aree territoriali presidiate. A rendere più profittevole la gestione delle banche popolari, è stato costituito alcuni anni fa un consorzio – la “Luigi Luzzatti Scpa” – che agisce sulla leva dei costi messi, mettendone molti in comune, e su quella dei ricavi, stipulando convenzioni nell’interesse di tutte le banche aderenti. Il mio contributo, quale Presidente dell’Associazione, è orientato allo sviluppo ulteriore delle iniziative consortili e a dare voce, nei confronti delle istituzioni, alle esigenze delle associate. Nulla è facile, ma guai a non tentare!

Il sistema bancario italiano ed europeo negli ultimi anni ha subito grandi trasformazioni che hanno per lo più condotto, se non obbligato, a processi di aggregazione con la nascita di veri e propri colossi, che hanno progressivamente fagocitato i piccoli istituti di credito e le banche locali.

Nel prossimo futuro vede ancora per una Banca Popolare, come la sua, a forte vocazione locale, la concreta possibilità di operare efficacemente sul territorio?

(Primiceri) Abbiamo affrontato alcuni aspetti del fenomeno aggregativo in precedenza, parlando della riforma del 2015 che ha interessato le banche popolari maggiori. È vero: è in atto un processo a livello nazionale che potrebbe portare – in parte è già così – alla nascita di un vero e proprio oligopolio bancario. Per fortuna sopravvivono ancora – certamente meno di prima, ma comunque in numero significativo – molte aziende di credito di dimensione media e piccola che temperano gli effetti del temuto oligopolio. Il loro futuro è messo a dura prova da una regolamentazione sempre più pervasiva e costosa, e dalla necessità di trovare il giusto trade-off fra il livello dei costi, il mantenimento dei presidi territoriali e l’ineludibile sviluppo della digitalizzazione dei processi.  Tutti quelli che operano nelle banche di territorio sono determinati a tenera alta la bandiera. Il successo della loro azione è fortemente condizionato anche dalla capacità di differenziarsi – nei comportamenti – da quelli delle banche grandi e molto grandi, così da far percepire ai loro interlocutori – famiglie e imprese – il valore del dialogo, il valore dell’ascolto, sia in presenza di un nuovo progetto, sia quando, ahimè! c’è da superare un problema; in poche parole il valore del localismo!

Oggi il Governo è impegnato nelle gestione e, probabilmente, anche nella  riprogrammazione dei fondi del PNRR per la realizzazione di un gran numero di progetti che dovrebbero condurre ad un ammodernamento del nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda le grandi  infrastrutture e gli interventi per l’ambiente, le reti energetiche e la  transizione ecologica.

Qual è il ruolo di una Banca Popolare, come la sua, nella realizzazione nel Mezzogiorno dei progetti di sviluppo individuati nel PNRR e in quali interventi e misure la Banca è attualmente impegnata?

(Primiceri) Le banche territoriali sono fortemente impegnante a seguire tutte le iniziative di investimento e di sviluppo che scaturiranno dai fondi del PNRR. Ci auguriamo tutti che si passi presto alla fase realizzativa e che le Amministrazioni pubbliche locali siano presto in grado di cantierizzare i progetti. Non a caso nel Consorzio “Luigi Luzzatti” che ho prima ricordato è stato creato uno specifico osservatorio sui progetti del PNRR di possibile interesse per le banche consorziate.

Oggi il Mezzogiorno e le aree interne sono interessate da un processo di progressiva desertificazione sociale, con tanti giovani, soprattutto laureati, che lasciano il territorio. Quali le iniziative che la BPP ha assunto in questa direzione e quali gli interventi che in generale una banca popolare può attivare per tentare di contrastare questo fenomeno?

(Primiceri) Del ruolo della Banca Popolare Pugliese nello sviluppo del capitale umano del territorio presidiato ho detto innanzi. Qui aggiungo soltanto che c’è tutta l’intenzione di intensificare gli sforzi. È evidente che non basteranno! I problemi del Mezzogiorno sono tanti e tutti antichi. Per non annichilirsi nel pessimismo, dobbiamo fare grande affidamento sui fondi del PNRR ed anche sui segnali di sviluppo che non mancano. Guardo però, e soprattutto, con grande attenzione ad un diverso atteggiamento di noi meridionali in termini di consapevolezza dell’essere artefici del nostro destino, di abbandono dell’atteggiamento rassegnato che per crescere e superare i nostri atavici problemi dobbiamo aspettare che …. altri lo facciano, di maggiore consapevolezza nel momento in cui siamo chiamati a selezionare le classi dirigenti. Impegniamoci tutti in queste direzioni: i risultati non tarderanno!

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