L’arte impegnata del Maestro Zampogna al MACA

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L’arte del maestro originario di Scido, in provincia di Reggio Calabria, è alla sua seconda esposizione in Calabria. Dopo avere esposto in diverse città italiane ed europee, è approdato al MACA, Museo di Arte Contemporanea di Acri “Silvio Vigliaturo” con la mostra “Visioni Ideali” curata da Antonella Beatrice Bongarzone.

L’arte del maestro in risalto con Visioni Reali

Le sale del Piano Nobile del settecentesco Palazzo Sanseverino-Falcone, sede del MACA, ospitano la mostra “Visioni Reali” che conclude il percorso iniziato nel dicembre 2022, quando un’opera dell’artista, “Tempi di Covid 2”, è entrata a far parte della Collezione Bancartis.

Questa mostra rientra quindi nell’ambito del progetto Bancartis, grazie al quale, annualmente, il MACA, in collaborazione con l’istituto bancario BCC Mediocrati di Rende, promuove e valorizza l’arte di un artista storicizzato di origine calabrese, per ravvivare il forte legame territoriale instaurato, sin dalla fondazione del museo (2006), con il territorio calabrese e le voci creative che ne sono i frutti più rigogliosi.

Gaetano Zampogna è uno dei fondatori del gruppo Artmedia, movimento artistico-culturale nato alla fine degli anni 80. Con l’esposizione al MACA la Calabria si “riappropria” dell’artista, originario dell’entroterra reggino, che vive e opera nella Capitale da più di cinquant’anni.  

Nella lunga intervista che l’artista ci ha concesso racconta le diverse fasi creative che hanno caratterizzato la sua attività. Inizia con il riferimento ad Artmedia e a ciò che caratterizzo l’azione del gruppo. Ossia l’inserimento di una opera d’arte autentica in un altro contesto, con la creazione di un’opera d’arte amplificata: «Con la possibilità di creare un altro linguaggio. Dopo questo periodo -ci spiega- fotografo le vetrine, le realizzo in ciba e su questo supporto inserisco un’opera di Lewitt. Noi come Artmedia usiamo artisti storicizzati, già catalogati».

La serie Macellerie

Continua con la serie “Macellerie”. Attraverso un’analisi introspettiva e sociale il percorso di ricerca dell’artista giunge alla profonda consapevolezza che «l’uomo si ammazza [animale tra gli animali] ed è trattato come carne da macello». Una metafora dura ed una denuncia alla brutalità dell’essere umano che in maniera cruenta predomina sulla fantasia fiorita delle carte da parati.

Il tentativo di una facile vittoria affiora nella serie “Gratta e vinci”, in cui predomina l’illusione, il «sogno di poter cambiare la propria vita con un graffio». Questo tema è strettamente connesso con le opere “15 ritratti 15 poeti, in cui ogni ritratto riporta in didascalia un detto distorto linguisticamente per cui «gratti e la parola finale non coincide con quella del proverbio e quindi non hai vinto!».

Le denunce sui manifesti

E poi le denunce impresse nei manifesti, in cui temi sociali di estrema attualità, quali la guerra, l’immigrazione, la violenza di genere, vengono rappresentati con “Le riviste internazionali”. Una prima pagina, dipinta ad olio su un grande sfondo in acrilico, diviene il particolare significante che sembra affisso, come un manifesto, su una base monocromatica in cui l’artista abbina una raffigurazione reale correlata alla notizia mediatica.

Il tema della violenza sulle donne è rappresentato in maniera sottile, velata e quasi accattivante. È il personaggio Lara Croft che l’artista ha scelto, in una posizione sexy, apparentemente accondiscende alla “voracità” del lupo, il mostro, alle sue spalle. Ma aver scelto una immagine della finzione cinematografica ci porta a riflettere su quanto sia vero quello che vediamo, o che crediamo di vedere. 

Specifica ancora l’artista relativamente al tema: «questo è presentato dalla donna come oggetto di desiderio e un po’ con questi riferimenti alla sessualità, al fatto erotico. Il mostro è il lupo, è l’uomo che diventa vorace».

Ci porta poi davanti ai “Giganti”, Mata e Grifone, raccontandoci del fascino di questo mito che trova le sue radici nella storia delle invasioni dei Saraceni sulle coste della Calabria intorno all’anno Mille: «Sono rimasto affascinato dalla leggenda di questi giganti che probabilmente venivano messi in mostra nell’entroterra perché così chi arrivava dal mare vedeva questi giganti e si metteva paura. E poi c’è la musica, la danza, il martellamento dei tamburi fino al raggiungimento della catarsi». Insomma, il racconto di un rito di liberazione.

«Anche le regine soffrono»

Zampogna nella serie “Tempi di Covid” ci offre ancora una volta la visione reale del nostro tempo. All’avvenimento che ha cambiato l’umanità l’artista ha dedicato moltissime opere, analizzando il fenomeno da un’infinità di punti di vista; le mascherine, il distanziamento, il bacio e la sofferenza perfino delle regine, dall’anziana Elisabetta all’attuale Camilla, perché «… anche le regine soffrono».

La mostra è visitabile fino al 29 ottobre da martedì a sabato 9:30-13:00/ 15:30-17:30 e domenica 10:30-13:00/16:30-19:00 – www.museomaca.it.

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