In queste ore si sta consumando uno psicodramma nel mondo della Nazionale di calcio italiana. I veri motivi non sono da indagare in possibili scontri interni ma nel fallimento, già annunciato, di un progetto debole.
Nazionale: Maldini e Leonardo lasciano e si prendono le responsabilità del fallimento
Ormai sembra davvero un teatro dell’assurdo, uno scenario che fa malissimo ai tifosi. E’ lo psicodramma, il solito, che si presenta quando si affidano ruoli di grande importanza a persone di enorme impatto ed importanza ma senza un vero scopo o progetto. Ne parleremo dopo, ora invece capiamo la verità sul perché Maldini e Leonardo hanno già lasciato dopo soli 16 giorni i loro “ruoli”. La verità è che la loro è un’ammissione di colpa: avevano promesso di portare un Commissario Tecnico di spessore, questione urgente da risolvere, e si sono andati a schiantare sullo scoglio di Guardiola. Un iceberg quello rappresentato da don Pep che ha affondato un Titanic fatto di speranze irrealistiche.
A quel punto la virata è stata brusca: Andrea Pirlo era il nome preferito. Un ct che avrebbe consentito praticamente un governo ombra composto proprio dal duo alle sue spalle. Antonio Conte, che era prontissimo alla chiamata, non è mai stato preso nemmeno in considerazione, superato anche da Raffaele Palladino e Thiago Motta. Addirittura, era stato contattato Carlo Ancelotti, il quale in un moto di orgoglio patriottico ha risposto “no grazie” a ritmo di samba. Ancor più grande lo smacco per Conte, che finché aveva come rivali Pep Guardiola e Roberto Mancini forse avrebbe potuto farsene una ragione, ma essere considerato l’ultimissima spiaggia è davvero troppo per lui (forse lo sarebbe per chiunque).
Saltato anche Pirlo per motivi assurdi, lo scrivo a titolo personale, Maldini e Leonardo erano rimasti con il cerino in mano ed un Presidente Federale come Malagò che gli avrà chiesto conto. Si cambia quindi, ancora. La guida tecnica resta un rebus, ma forse si sbloccherà un Roberto Mancini bis, davvero poco intrigante.
L’aspetto tecnico della Nazionale di Calcio: è quello il vero disastro
Il vero disastro non è l’aspetto dirigenziale, che è sicuramente la radice del male assoluto del calcio, ma soprattutto quello tecnico. Si dovrebbe capire come mai, una Nazionale che non si qualifica per tre Mondiali di calcio consecutivi, e nella sua storia ne ha vinti ben 4, potrebbe essere salvata da un uomo solo. Si, perché l’idea è che basti prendere Guardiola, Baldini, Mancini, Conte, Pirlo o chissà chi altri per risollevare le sorti della Nazionale. Una squadra è composta innanzitutto da calciatori, questo gruppo che ad oggi è stato battuto perfino dalla Bosnia avrebbe bisogno di essere guidato da un supereroe per salvarsi, altro che Guardiola.
Proprio l’aspetto tecnico è stato preponderante. In Italia già dopo il primo pareggio della Nazionale iniziano ad arrivare critiche, richieste di dimissioni, interrogazioni parlamentari e processi mediatici a tappeto. Insomma, per allenare la Nazionale bisogna essere psicologicamente forti, avere le spalle larghe perché non esistono alibi. L’ipotesi è che nessuno degli interpellati abbia voluto rischiare la propria sanità mentale visto il poco materiale a disposizione. La Nazionale di calcio in Italia è un mestiere a sé, e Guardiola lo sa benissimo (citofonare a Spalletti e Lippi per informazioni).
Ora però ci sarebbe qualcosa di più profondo da capire. Questo fantomatico progetto del Club Italia esiste davvero?
Nazionale e Club Italia: un progetto che sa tanto di ennesima truffa all’italiana
Sarò contentissimo di essere smentito, ma la verità è questo progetto del Club Italia sa tanto di ennesima truffa all’italiana. Spendere un po’ di soldini in più per calmare i tifosi, tanto il prossimo Mondiale potrebbe essere a 64 squadre, impresa impossibile restarne fuori, e se poi in mezzo ci mettiamo anche un bell’europeo vinto magari tutti si ricredono subito. Quindi bene ingaggiare due bei ragazzi immagine come “direttori tecnici” (di non si sa che cosa) e fargli decidere un nuovo Commissario Tecnico sotto dettatura. Peccato che i ragazzotti fossero Maldini e Leonardo, non proprio gli ultimi arrivati, ed infatti s’è visto. Si sono presi la colpa ed hanno salutato subito, con eleganza e personalità. Applauso a loro e dispiace, perché se gli fosse stato affidato un ruolo serio avrebbero potuto dare tanto.
La verità, anche questa volta, è si butta fumo negli occhi per non fare le riforme. Ancora una volta, eterna rivoluzione (in senso proprio latino della parola) che ci fa tornare sempre allo stesso punto. La FIGC è un organismo completamente secondario, asservito alle volontà della Lega Calcio che è il vero organo decisore. La Lega calcio è composta dai club, che a seconda dei periodi storici (sempre più spesso derivanti dal potere del campo e finanziari) è governato da questa o quella squadra di calcio. Un tempo c’erano Milan e Juventus, oggi Napoli e Inter, se andiamo ancora più indietro Inter e Milan, e così via. Il potere esercitato dalla Lega Calcio non consente alla FIGC di fare interessi diversi da quelli dei club. Quindi il campionato deve restare a 20 squadre, così ci sono soldi in più per tutti e si mantiene il potere (più squadre in Lega A più voti, ed i club appena entrati o piccoli asserviti a quelli più grandi. In cambio ti mando questo o quel giocatore in prestito, oppure lo vendo a te). Questo meccanismo è noto.
Inoltre, è bene che nel calcio ogni squadra possa acquisire quanti calciatori stranieri vuole (Ue o extraUe). Ad oggi ogni squadra di serie A può acquisire quanti calciatori comunitari vuole mentre per quelli extracomunitari ha un limite di due all’anno che possono essere sommati a quelli già in squadra (la vecchia regola invece prevedeva di poterne registrare soltanto 2 in totale). Così facendo abbiamo squadre con rose composte solo ed esclusivamente da stranieri, in cui figurano pochissimi italiani o addirittura nessuno.
Perché questo fa il gioco dei procuratori? Magari perché un romano romanista che gioca nella Roma, o uno juventino che gioca nella Juventus, difficilmente vogliono cambiare squadra ed i procuratori vivono anche e soprattutto di intermediazione. Non a caso, i procuratori che hanno guadagnato di più secondo Forbes sono quelli che hanno in gestione sportivi che si trasferiscono di più. Ovviamente, è più facile convincere un calciatore straniero ad andarsene da un club per il quale non ha mai tifato piuttosto che un calciatore che ammira i colori che rappresenta. Per questo una regola più stringente sarebbe la soluzione, ma anche per questo non verrà applicata a breve.
Quello di cui ha bisogno il nostro calcio è questo. Guardiola, in questo contesto serve a poco, ciò che occorre sono le riforme.

