Ceuta: quando le frontiere diventano strumenti di pressione geopolitica

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La recente crisi migratoria a Ceuta, in Spagna, riporta l’attenzione su una delle frontiere più delicate d’Europa. Dietro il tema migratorio, però, si nasconde una partita molto più ampia.

L’ accaduto

Il 30 luglio Ceuta, l’enclave spagnola sulla costa nord dell’Africa, è stata teatro di una grave crisi migratoria. Migliaia di persone provenienti dal Marocco hanno cercato di entrare nel territorio spagnolo in massa, a nuoto o superando le barriere di confine.

Ceuta è una città di 84mila abitanti, dunque l’afflusso considerevole di migranti ha generato caos e preoccupazione non solo tra i residenti, ma anche per la Guardia Civil e le altre autorità locali, che si sono trovate a gestire l’emergenza.

Molti arrivati erano giovani, donne e minori. Secondo fonti riportate dalla stampa spagnola, ci sarebbero state vittime durante i tentativi di attraversamento a nuoto. Attualmente, la maggior parte dei migranti è stata rimpatriata, spontaneamente o attraverso procedure concordate.

L’ unità europea messa a dura prova

L’emergenza esplosa a Ceuta ha aperto un nuovo fronte di confronto all’interno dell’Europa. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha chiesto un intervento condiviso dell’Unione Europea, sottolineando che fenomeni migratori di questa portata richiedono una risposta comune e non soltanto l’azione dei paesi direttamente coinvolti. A tal proposito, è stato indetto per martedì 4 agosto un vertice europeo tematico, che vedrà coinvolti i ministri dell’interno europei di 22 paesi dell’Unione.

In particolare, il caso ha provocato tensioni tra Roma e Madrid: l’Italia ha annunciato la sospensione temporanea della libera circolazione prevista dagli accordi di Schengen con la Spagna, richiamando motivi di sicurezza. Sánchez ha contestato la decisione, sostenendo che la crisi avrebbe dovuto rafforzare la collaborazione europea, invece di creare nuove divisioni.

Il disegno geopolitico dietro la crisi migratoria

La recente crisi migratoria a Ceuta riporta l’attenzione su una delle frontiere più delicate d’Europa. Dietro il tema migratorio, però, si nasconde una partita molto più ampia. Anzitutto, la recente visita del premier spagnolo ad Algeri, interpretata come un riavvicinamento all’Algeria, storico rivale del Marocco e principale sostenitore del Fronte Polisario sulla questione del Sahara Occidentale. Anche nel 2021, dopo l’accoglienza in Spagna del leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, il Marocco reagì allentando i controlli alla frontiera con Ceuta: in meno di 48 ore vi arrivarono oltre 8mila migranti.

Ancora, allargando il contesto geopolitico, da tempo il Marocco rivendica le città spagnole di Ceuta e Melilla, considerate dal re marocchino Muhammad VI le ultime enclave europee in Africa. Negli ultimi anni la posizione marocchina si è anche rafforzata, grazie a un nuovo peso internazionale: il Marocco ha normalizzato i rapporti con Israele attraverso gli Accordi di Abramo del 2020, di conseguenza gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale.

Infine, parallelamente, la Spagna di Sánchez ha assunto posizioni sempre più critiche verso Israele, in favore della questione palestinese. Oltre ad avere adottato una linea autonoma – rispetto agli alleati europei – su alcuni dossier strategici americani: dalle critiche sul conflitto in Iran alla mancata autorizzazione circa l’utilizzo delle infrastrutture militari NATO presenti sul territorio spagnolo.

Migranti, il volto umano delle emergenze globali

La vicenda di Ceuta dimostra, ancora una volta, come i flussi migratori siano sempre più legati agli equilibri geopolitici. A pagarne le conseguenze sono soprattutto i migranti, che rischiano di essere trasformati in strumenti di pressione e propaganda politica, coinvolti in dinamiche sulle quali non hanno alcun controllo.

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