Tutela dei minori, conflitti familiari e ambiente: l’avvocato Esposito sui diritti dei cittadini

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Dalle separazioni conflittuali agli allontanamenti familiari, fino alla difesa del territorio: l’avvocato Esposito richiama l’importanza dell’ascolto, della prevenzione e di una tutela concreta delle persone più fragili.

Tutela dei minori, conflitti familiari e ambiente: l’avvocato Esposito sui diritti dei cittadini

Tutela dei minori, conflitti familiari, ambiente e diritti dei cittadini: sono alcuni dei temi al centro dell’attività dell’avvocato Esposito, impegnato nell’affrontare problematiche sociali e questioni che coinvolgono le fasce più fragili della popolazione.

In questa intervista affrontiamo il ruolo della giustizia nella protezione dei bambini, le conseguenze delle separazioni ad alta conflittualità, le garanzie da assicurare nei casi di allontanamento familiare e le battaglie per la tutela dell’ambiente e del territorio.

Un confronto che mette al centro un principio: i diritti acquistano valore concreto soltanto quando cittadini, professionisti e istituzioni contribuiscono a farli rispettare.

Avvocato Esposito, quali segnali possono indicare una situazione di disagio in un minore?

Quando un minore vive una situazione familiare difficile o di possibile pregiudizio, quali sono i primi segnali che genitori, insegnanti e istituzioni dovrebbero cogliere?

«Il primo principio dal quale bisogna partire è molto semplice: il minore non deve essere considerato un soggetto passivo delle vicende degli adulti, ma una persona titolare di diritti e di una propria dignità.


I segnali di disagio possono essere diversi: cambiamenti improvvisi nel comportamento, isolamento, difficoltà scolastiche, aggressività, paura, alterazioni del sonno, chiusura nei confronti degli adulti o, al contrario, una particolare richiesta di attenzione. Nessuno di questi segnali, preso singolarmente, deve essere automaticamente interpretato come prova di una situazione di abuso o di pregiudizio, ma deve certamente rappresentare un campanello d’allarme.


Genitori, insegnanti, pediatri e servizi territoriali devono avere la capacità di ascoltare il bambino senza condizionarlo, osservare i cambiamenti e, quando necessario, attivare tempestivamente le competenze sociali, psicologiche e giudiziarie.
Nel mio modo di intendere la professione forense, la tutela del minore deve venire prima dello scontro tra gli adulti. L’avvocato deve essere innanzitutto capace di ascoltare, comprendere la situazione e utilizzare gli strumenti giuridici disponibili per evitare che il bambino diventi la vittima invisibile del conflitto familiare».

Separazioni conflittuali: “Il bambino non deve diventare uno strumento”

Nei casi di separazione conflittuale quanto rischiano di essere penalizzati i bambini?

Per l’avvocato Esposito il rischio diventa particolarmente elevato quando la fine di una relazione si trasforma in una battaglia personale tra i genitori.

«Il rischio è molto elevato quando la separazione dei genitori si trasforma in una vera e propria guerra personale.
Il bambino può diventare inconsapevolmente lo strumento attraverso il quale un genitore cerca di colpire l’altro. È una situazione che considero particolarmente grave perché il minore può sentirsi costretto a scegliere da che parte stare, vivendo un conflitto di lealtà che non gli appartiene.


Il nostro ordinamento mette a disposizione diversi strumenti per porre al centro l’interesse concreto del minore: provvedimenti sull’affidamento, sulla responsabilità genitoriale, sui tempi di permanenza presso ciascun genitore, sull’eventuale necessità di interventi dei servizi sociali e, nei casi più delicati, provvedimenti urgenti dell’autorità giudiziaria.


È fondamentale anche che il minore, quando previsto e secondo modalità adeguate alla sua età e maturità, possa essere ascoltato.
Da avvocato ritengo però che non basti conoscere le norme. Bisogna avere la sensibilità di capire che dietro un fascicolo ci sono persone, soprattutto bambini, che possono portarsi dietro per anni le conseguenze delle decisioni prese dagli adulti.


La mia idea è quindi quella di difendere il diritto del minore a mantenere rapporti equilibrati con entrambi i genitori, quando ciò sia compatibile con il suo effettivo interesse e con la sua sicurezza, evitando che il processo diventi un campo di battaglia».

L’obiettivo, aggiunge, dovrebbe essere quello di preservare rapporti equilibrati con entrambi i genitori quando ciò sia compatibile con l’interesse e la sicurezza del bambino.

Allontanamento dalla famiglia, quali garanzie per il minore?

Quando un bambino viene allontanato dalla propria famiglia e inserito in una struttura o in una casa-famiglia, quali garanzie devono essere assicurate?

«L’allontanamento di un minore dalla propria famiglia è una misura estremamente delicata e deve essere affrontata con la massima attenzione.
Non bisogna mai dimenticare che dietro un provvedimento di allontanamento c’è un bambino che viene separato dal proprio ambiente familiare, dalle proprie abitudini e spesso dalle persone alle quali è maggiormente legato.
La decisione deve quindi essere fondata su elementi concreti, verificabili e attuali, e deve essere realmente finalizzata alla protezione del minore. Allo stesso tempo devono essere rispettate le garanzie processuali della famiglia e deve essere possibile contestare i provvedimenti attraverso gli strumenti previsti dalla legge.
È fondamentale verificare anche cosa accade dopo l’allontanamento: quali sono gli obiettivi del progetto educativo, quali interventi vengono messi in campo, quali rapporti vengono mantenuti con i genitori e quali tempi vengono previsti per una verifica della situazione.
La famiglia deve avere la possibilità, attraverso il proprio difensore, di conoscere gli atti, partecipare al procedimento, formulare osservazioni, produrre documentazione e chiedere al giudice le verifiche necessarie.
Personalmente ritengo che ogni allontanamento debba essere accompagnato da una domanda fondamentale: questa decisione sta realmente migliorando la condizione del bambino?

Perché proteggere un minore non significa semplicemente allontanarlo da una situazione problematica. Significa costruire, quando possibile, un percorso concreto affinché possa vivere in un ambiente sicuro, stabile e affettivamente adeguato».

Proteggere un minore, secondo il legale, non significa semplicemente sottrarlo a una situazione problematica, ma costruire, quando possibile, un percorso che gli permetta di vivere in un ambiente sicuro, stabile e affettivamente adeguato.

Ambiente e territorio: “Difendere l’ambiente significa difendere le persone”

L’impegno dell’avvocato Esposito si estende anche alla tutela ambientale.

Quali sono oggi le battaglie più difficili sul territorio?

«Quella ambientale è una battaglia che considero profondamente legata alla tutela della persona.
Da avvocato e da cittadino di questo territorio, credo che difendere l’ambiente significhi difendere la salute, la dignità e il futuro delle nostre comunità.
Nel territorio di Marano e dell’area metropolitana di Napoli le problematiche sono numerose: rifiuti, roghi, inquinamento del territorio, degrado urbano, condizioni delle strade, sicurezza e tutela della salute pubblica. Sono questioni che non possono essere affrontate soltanto quando diventano emergenze.
Il mio impegno nasce dalla convinzione che il cittadino non debba rassegnarsi. Attraverso esposti, segnalazioni, richieste alle istituzioni e iniziative collettive bisogna pretendere controlli, trasparenza e interventi concreti.
Ho sempre considerato lo Sportello dei Diritti del Cittadino come uno strumento attraverso il quale dare voce alle persone e trasformare le loro segnalazioni in iniziative concrete. Il mio ruolo, secondo questa impostazione, non è quello di sostituirmi alle istituzioni, ma di stimolarle ad assumersi le proprie responsabilità.
E c’è un punto che considero fondamentale: la tutela dell’ambiente non è una battaglia politica di parte, ma una battaglia civile.
Quando parliamo di territorio, salute, bambini e futuro delle nuove generazioni, non possiamo dividerci in schieramenti. Dobbiamo avere la capacità di mettere insieme cittadini, professionisti, associazioni e istituzioni.
La mia battaglia, in definitiva, è sempre la stessa: difendere i diritti delle persone, soprattutto di chi ha meno strumenti per farli valere, e pretendere che legalità, giustizia e tutela del territorio non rimangano soltanto parole».

Quando sono in gioco territorio, salute e futuro delle nuove generazioni, secondo Esposito diventa necessario costruire una collaborazione tra cittadini, associazioni, professionisti e istituzioni.