“Troppo odio, pace impossibile”. Sono le parole che il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha pronunciato oggi durante un’intervista. Il presidente americano ha anche messo in dubbio il valore della costituzione: “Non so se devo rispettare la Carta fondamentale”.
Ucraina e costituzione: l’intervista da oltreoceano scuote l’Europa
C’è sempre un po’ di paura quando si valutano le dichiarazioni di Donald Trump. Inevitabile visto che guida la potenza egemone del pianeta che ha inventato la globalizzazione e che, nel bene o nel male, ormai dai oltre 80 anni estende la propria sfera d’influenza su tutta l’Europa.
Giusto discuterne, un po’ meno andare nel panico ogni volta che il presidentissimo apre bocca. Stavolta si prepara all’inevitabile fallimento politico, ampiamente pronosticabile tranne da chi, con fervore e cappellino rosso del maga, dopo appena una settimana di mandato voleva già assegnargli il Nobel per la pace d’ufficio. I tifosi, manco a dirlo, sono italianissimi, in pieno spirito sportivo asserviti alle logiche del bar, peccato che la maggior parte di loro scrivano sui giornali più importanti d’Italia e siano ospiti fissi nelle prime televisioni del Paese.
Dunque, chi si aspettava un miracolo da The Donald sarà rimasto molto deluso. La realtà è che Trump, come sempre ha fatto nella sua storia politica, la spara grossa per poi tornare a casa a mani vuote, come era accaduto spesso nel primo mandato. Questo perché il Presidente degli Stati Uniti, anche se noi in Europa la pensiamo diversamente, non è un imperatore né un monarca. Che Trump voglia abolire la Costituzione è un fatto risaputo, ma che possa farlo o abbia i mezzi per poter fare qualcosa del genere è tutt’altra cosa.
Ucraina: il pantano fangoso di Trump e Putin
Ormai Donald Trump, passati anche i 100 giorni, non può nascondersi dalle proprie responsabilità. Il partito Repubblicano, che già non era felice di candidarlo almeno dai rumors che arrivano, sarebbe pronto a remargli contro e la maggioranza già risicata nel Congresso potrebbe non bastare più. All’elezioni di Midterm non manca moltissimo, e se Trump si trovasse già ora contro il Congresso de facto e contro gli apparati, cosa storicamente vera, il suo mandato sarebbe tutt’altro che storico, almeno per lui.
La verità tattica è che l’Ucraina è un grande pantano nel quale la Russia si era infilata per ragioni strategiche. Trump aveva teso la mano a Putin il quale però, con uno strattone, ha trascinato con sé Trump. Ora nel pantano ci sono in due e su fronti opposti, nessuno è rimasto sul bordo a poter tirare una corda per aiutarli ad uscire e dovranno cavarsela da soli.
Passare dall’Ucraina per allontanare la Russia dalla Cina
Ormai è chiaro a tutti che gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra alla Cina – alla faccia del Nobel per la pace di cui sopra-. Il primo obiettivo, quindi, è quello di allontanare l’innocua Russia dalla Cina, per evitare che il nemico giurato si prenda il meglio che la Russia ha da offrire.
Tra cinesi e russi non scorre affatto buon sangue, ma per ora si fa di necessità virtù mentre si sguazza nel pantano dell’Ucraina cercando di districarsi. Il tempo delle mosse politiche non è ancora arrivato, se il Congresso continuerà, com’è intenzionato a fare, gli aiuti all’Ucraina, Donald Trump non potrà far altro che soprassedere esattamente come il suo predecessore e la decretazione che sta portando avanti lo potrebbe avvicinare ad un nuovo impeachment se perderà ancora la faccia innanzi all’elettorato.
Trump contava di passare dall’Ucraina, o meglio regalarla, all’amico Putin per siglare un patto d’acciaio in chiave anti-cinese. Per ora i propositi sembrano troppo lontani.

