Mario Draghi lancia un nuovo monito all’Europa. Dal municipio neogotico di Aquisgrana, dove ha ricevuto il Premio Carlo Magno, l’ex presidente della Bce ha richiamato i leader europei a una presa di coscienza immediata: il continente non può più contare sulle certezze del passato e deve prepararsi a difendersi e a decidere da solo.
Draghi ad Aquisgrana: “L’Europa è sola, deve svegliarsi”
Il messaggio più forte è arrivato con una frase destinata a pesare nel dibattito europeo: “Per la prima volta a memoria d’uomo siamo davvero soli, insieme”. Una sintesi netta della nuova condizione geopolitica dell’Unione, chiamata a reagire davanti a Stati Uniti più imprevedibili, nuove tensioni globali e crescente competizione strategica.
Gli Stati Uniti non sono più una garanzia assoluta
Nel suo intervento, Draghi ha spiegato che il partner da cui l’Europa continua a dipendere è diventato più conflittuale e imprevedibile. Per l’ex premier, la strategia europea basata solo su negoziazione e compromesso non ha prodotto risultati sufficienti. Ora, secondo Draghi, l’Ue deve dotarsi della capacità di rispondere in modo più assertivo, così da riportare la partnership transatlantica su basi più equilibrate.
Il discorso arriva in una fase segnata anche dal nuovo confronto globale tra Donald Trump e Xi Jinping, letto come il consolidamento di un bipolarismo più aggressivo. Parallelamente, il Pentagono ha annunciato la sospensione del dispiegamento in Europa di circa 4.000 militari americani, elemento che rafforza il senso di urgenza del richiamo di Draghi.
Difesa comune europea: la proposta di Draghi
Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda la difesa comune europea. Draghi ha sostenuto che, se uno Stato membro venisse attaccato, la risposta dell’Europa dovrebbe essere chiara e inequivocabile già prima che la crisi esploda.
Per raggiungere questo obiettivo, l’ex presidente della Bce ha indicato due possibili strade: creare coalizioni tra Paesi che condividono minacce simili e dare contenuto reale alla clausola di mutua difesa prevista dall’articolo 42.7 dei Trattati europei. L’obiettivo non sarebbe sostituire la Nato, ma costruire una struttura di sicurezza europea complementare e più autonoma.
Mercato unico, industria e debito comune europeo
La ricetta di Draghi non si ferma alla difesa. Nel suo discorso ha richiamato anche la necessità di rafforzare il mercato unico europeo e di affiancarlo a una politica industriale più ambiziosa. Secondo l’ex premier, mercato unico e industria devono avanzare insieme, sostenendosi a vicenda.
Draghi ha rilanciato anche il tema dell’indebitamento europeo comune per affrontare sfide condivise come energia e difesa. Una posizione che supera le resistenze dei Paesi cosiddetti “frugali” e punta a dotare l’Unione di strumenti finanziari adeguati alla nuova fase storica.
Il limite dell’Europa a 27 e la proposta del federalismo pragmatico
Per Draghi, l’Europa deve superare il vincolo dell’unanimità, che spesso blocca le decisioni più urgenti. La soluzione indicata è un federalismo pragmatico, in cui gruppi di Paesi possano procedere più rapidamente su obiettivi comuni, senza attendere sempre il consenso di tutti i 27 Stati membri.
L’ex premier ha descritto questa prospettiva come un metodo concreto: alcune iniziative funzioneranno, altre no, ma l’importante è permettere all’Europa di sperimentare e avanzare. Il punto politico è chiaro: nessuna nazione europea, da sola, è in grado di proteggere davvero la propria sovranità.
Un messaggio ai leader europei
Davanti a una platea con Ursula von der Leyen, Friedrich Merz, Kyriakos Mitsotakis e Christine Lagarde, Draghi ha chiesto all’Europa di fare un passo in più. Il suo discorso non è stato solo una diagnosi delle debolezze dell’Ue, ma una chiamata all’azione su sicurezza, industria, energia e governance.
Il Premio Carlo Magno, assegnato a Draghi come riconoscimento per il suo ruolo nella costruzione europea, diventa così anche il palcoscenico di un avvertimento: l’Unione non può più rimandare le scelte decisive.
Draghi e il futuro dell’Europa
Il messaggio di Aquisgrana conferma la linea dell’ex premier: l’Europa deve smettere di affidarsi solo all’apertura commerciale, ai compromessi lenti e alla protezione esterna. In un mondo dominato da potenze più assertive, l’Ue deve costruire autonomia, capacità decisionale e strumenti comuni.
Per Draghi, il tempo del pericolo può diventare anche il tempo del risveglio. Ma solo se l’Europa saprà trasformare la propria solitudine in una nuova forza politica condivisa.

