Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni depositano una proposta di legge contro l’import dagli insediamenti israeliani

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Le opposizioni escono dall’ambiguità. Se finora, com’era stato in parte raccontato dalla maggioranza parlamentare, le opposizioni avevano avuto una sorta di “ambiguità” nel condannare fermamente le azioni israeliane questa narrazione da oggi potrebbe non attecchire più. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha infatti annunciato di aver depositato una proposta di legge per introdurre in Italia il divieto di importazione di beni e di fornitura di servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati.

Schlein annuncia la proposta di legge sugli insediamenti israeliani

L’iniziativa è stata presentata insieme ad Angelo Bonelli, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni e punta a intervenire sui rapporti economici con gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

“Un atto politico, giuridico e morale”

Nel suo annuncio, Schlein ha definito la proposta un atto “politico, giuridico e morale”, sostenendo che l’Italia non possa continuare a tollerare rapporti economici che, secondo i promotori, contribuirebbero a consolidare l’occupazione e a violare il diritto internazionale.

La proposta nasce quindi con l’obiettivo dichiarato di tradurre in un intervento legislativo una posizione politica netta sul commercio con gli insediamenti.

Il nodo degli insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme Est

Al centro del testo c’è il tema degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, considerati illegali secondo il diritto internazionale dai promotori della proposta.

Secondo Schlein, questi insediamenti rappresentano uno dei principali ostacoli alla pace, all’autodeterminazione del popolo palestinese e alla prospettiva della soluzione dei due Stati.

Cosa prevede la proposta di legge

Il testo annunciato prevede diverse misure. Tra queste:

  • divieto di importazione di beni provenienti dagli insediamenti;
  • divieto di fornitura di servizi collegati a quelle aree;
  • controlli doganali più stringenti;
  • blocco cautelativo delle merci sospette;
  • sanzioni per chi viola il divieto;
  • divieto di pubblicità commerciale dei prodotti interessati.

L’obiettivo politico è impedire che il mercato italiano venga utilizzato, secondo i firmatari, per legittimare o finanziare colonie considerate illegali.

Il richiamo alla Corte internazionale di giustizia

Nel messaggio pubblicato sui social, Schlein richiama anche la posizione della Corte internazionale di giustizia, secondo cui gli Stati dovrebbero astenersi da relazioni economiche o commerciali che contribuiscano al mantenimento della presenza illegale israeliana nei territori occupati.

Da qui nasce la scelta di portare la questione in Parlamento, chiedendo una presa di posizione formale dell’Italia.

Il ruolo delle organizzazioni della società civile

La proposta di legge, secondo quanto annunciato, nasce anche dal contributo di 20 organizzazioni della società civile, promotrici della campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”, lanciata nel settembre 2025.

Il sostegno delle associazioni viene presentato come un elemento centrale nella costruzione del testo e nella richiesta di un intervento legislativo.

Il Parlamento chiamato a scegliere

Con questa iniziativa, Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni chiedono al Parlamento di assumere una responsabilità politica chiara sul tema dei rapporti economici con gli insediamenti israeliani.

La proposta si inserisce nel più ampio dibattito italiano ed europeo sulla guerra in Medio Oriente, sul diritto internazionale e sul ruolo degli Stati nei confronti dei territori occupati.