Vincenzo Fullone: dalla Calabria a Gaza in missione sulla Flottila. Il ritorno in Palestina

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L’attivista calabrese era stato fermato questa estate dall’esercito israeliano a bordo della nave Conscience, facente parte della Flottila.  

Dopo la detenzione rientra in Italia nel mese di ottobre. Il 13 ottobre atterra all’aeroporto internazionale di Lamezia Terme per un ritorno al suo paese d’origine, Mirto Crosia, nel crotonese.

Arrivo a Lamezia Terme il 13 ottobre

Ad accoglierlo all’aeroporto di Lamezia Terme molti attivisti, amici e parenti. La notizia era stata ripresa dalle principali testate regionali e nazionali. Di seguito due video nei quali racconta in breve la sua esperienza dell’arresto.

Vincenzo Fullone torna a casa in Calabria e racconta la prigionia di Israele

Frammento del video di Fullone diffuso dopo il suo arresto (https://www.youtube.com/shorts/6ieSF8aRYxs)

sulla piattaforma gay.it si racconta un pezzo della sua storia https://www.gay.it/vincenzo-fullone-gay-attivista-gaza-palestina-israele

dal suo primo tentativo di entrare nella Striscia di Gaza ed al paragone con il suo paese d’origine, Mirto Crosia nel crotonese, al suo arresto a bordo della Flottila. Un racconto intenso di solidarietà e professionalità.

In Palestina cofonda Ain-Media, nel 2013, allorché vi riesce ad entrare per la prima volta. Si tratta di una agenzia di informazione “fondata e gestita dall’interno di Gaza”.

Si racconta anche su Instagram, nel mese di agosto del 2025

«Mi chiamo Vincenzo Fullone, sono nato in un paesino della Calabria jonica.
Ho iniziato a lottare ancor prima di nascere, e per anni ho creduto che il dolore fosse amore. Poi ho imparato a colorare i miei fallimenti, a guarire dalle malinconie, a lasciarmi amare senza più ferite. A lasciarmi amare senza farmi più ferire.
Ho studiato con i preti, dietro muri alti, e ho studiato tanto: non potevo fare altro. Ma la mia irrequietezza, la mia ironia e il mio essere dissacrante sono presto diventati il pretesto per cacciarmi via. Volevano cambiarmi, possedere ciò che avevo ricevuto — come se il vento potesse essere posseduto.
Così ho iniziato la mia latitanza.
Nella mia terra è quasi un mestiere ben retribuito, ma non il mio. Ogni giorno sfido i miei incubi, e ho capito che più riesco a strapparne agli altri, più mi salvo dai miei. Ho dato un calcio al passato e ho provato a vivere il presente. Ho cercato di amarmi, ma non è stato facile.
Per questo, nel 2013, mi sono rifugiato in Palestina. Non a caso: come a casa. Tra muri e mare ho trovato la mia stessa lingua. A Gaza ho imparato che gli incubi si affrontano a occhi aperti, con la dignità di chi resiste. Ho imparato ad amare senza dolore, a lasciarmi accarezzare senza dover dare un nome alle carezze. A Gaza ho imparato Vincenzo.
E adesso, a settembre, ci torno a bordo di una flotta umanitaria . Non per fuggire, ma per restare. Gaza è il mio “di più”: tramonti e macerie, sorrisi e lacrime. È qui che voglio dipingere i sogni di chi non osa più sognare.
Forse non vinceremo. Forse non ci arriverò, forse non la vedrò. Ma ci proverò con tutto me stesso, anche a costo di andarci a nuoto.
Mi chiamo Vincenzo Fullone, e torno in Palestina per imparare l’umanità e guarire dall’indifferenza — così come lo scrissi su quel cartellone al porto di Gaza, il 9 settembre 2013