Si sblocca l’erogazione della terza rata del PNRR: in arrivo 519mln

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PNRR stime 2023
Edit: immagine creata con Canva

Accordo raggiunto tra la Commissione europea e Palazzo Chigi per incassare la terza rata del PNNR che ammonterà a 18,5 miliardi di euro, 519 milioni in meno di quanto previsto.

di Elisabetta Di Fraia

Il decurtamento di circa mezzo miliardo è dovuto al mancato raggiungimento di un obiettivo concordato: la realizzazione delle residenze universitarie che dovevano già essere disponibili per le opportune verifiche dei tecnici di Bruxelles. Nonostante le polemiche insorte la settimana scorsa sulle difficoltà di milioni di studenti italiani nel trovare una sistemazione nelle città universitarie, per il ministro Fitto e per la collega Anna Maria Bernini titolare del dicastero dell’Università e della ricerca l’operazione terza rata si è concluso nel miglior modo possibile.

Il fragile compromesso con Bruxelles sul Pnrr: l’obiettivo degli alloggi universitari si sposta alla quarta rata

Sono 191,5 i miliardi di euro del PNRR, ripartiti in 69 miliardi di sovvenzioni e 122,5 miliardi di prestiti. Per ottenerli tutti l’Italia deve raggiungere 525 obiettivi e realizzare 190 misure tra riforme e investimenti.

Fino ad ora Roma ha ricevuto da Bruxelles quasi 67 miliardi di euro per sostenere gli interventi inseriti nel piano: i primi 24,9 miliardi sono stati erogati ad agosto 2021 in forma di prefinanziamento, suddivisi in 9 miliardi a fondo perduto e 15,9 di prestiti.

La prima rata da 21 miliardi è poi arrivata ad aprile 2022, distribuita in 10 miliardi di sovvenzioni e 11 di prestiti. Un importo di egual misura e identica ripartizione è stato incassato a dicembre 2022 per la seconda tranche.

Per quanto riguarda la terza e quarta rata rata, Palazzo Chigi fa sapere in una nota che che “in accordo con la Commissione, le modifiche proposte non avranno alcun impatto sull’importo complessivo dei pagamenti che l’Italia riceverà nel 2023con la terza e la quarta rata (per un importo totale di 35 miliardi di euro).

La terza rata prevedrà 54 obiettivi per 18,5 miliardi di euro, mentre la quarta 28 obiettivi per 16,5 miliardi. Il totale di 35 miliardi di euro previsto dal Pnrr nel 2023 sarà incassato per intero”. La terza rata, quindi, arriva stralciando l’obiettivo dei posti letto universitari ma traslando i 519 milioni alla quarta rata e salvando l’obiettivo dei 60 mila nuovi posti letto entro il 2026.

Opposizioni e agenzie di rating insidiano l’esecutivo sul Pnrr

Nonostante le rassicurazioni offerte dal ministro Fitto su Twitter che dichiara: “Dopo approfondita interlocuzione con Commissione Ue, è stata presentata in Cabina di regia la richiesta di modifica della milestone alloggi per studenti al fine di chiarire le condizioni e gli obiettivi della misura; correggere alcuni errori materiali.

Le modifiche proposte non avranno alcun impatto sull’importo complessivo dei pagamenti che l’Italia riceverà nel 2023con la terza e la quarta rata.” In realtà, per Bruxelles il negoziato è stato una sorta di braccio di ferro per dimostrare a Roma che sulle verifiche l’Ue fa sul serio.

La soluzione trovata porta anche una ulteriore modifica della quarta scadenza del Pnrr: Roma già aveva presentato a Bruxelles una lista di 10 correzioni su 27 obiettivi, ora si aggiunge questa sulle residenze universitarie. Di sicuro, il controllo che farà l’Ue sulle scadenze che dovevano essere raggiunte a fine giugno 2023 sarà rigoroso e questo sposterà in avanti l’effettivo versamento dei 16 miliardi a cui vanno aggiunti i 519 milioni decurtati dalla terza rata.

L’opposizione punta il dito contro il governo che «tradisce le aspettative degli universitari», dicono in coro Pd, M5s e IV. E anche Azione sottolinea le difficoltà che sta incontrando l’esecutivo. Elly Schlein, però, rinnova al governo l’invito a «collaborare». Dubbi arrivano anche dall’agenzia di rating Standard&Poor’s, secondo cui l’utilizzo dei fondi del Pnrr è in netto ritardo in Italia e in Spagna.

«Alla fine del 2022 la Spagna e l’Italia hanno utilizzato rispettivamente solo il 10% e il 20% delle risorse disponibili», e quindi «sembra sempre più probabile» che chiederanno «più tempo per intraprendere progetti di investimento complessi che riguardano gli obiettivi climatici, la digitalizzazione e la coesione sociale».

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