Nella seconda giornata dei Mondiali di Tokyo tante qualificazioni e qualche delusione. Sara Fantini, subito in finale nel martello, Pietro Arese con una rimonta spettacolare nei 1500 dove si qualifica anche Federico Riva. Qualifica diretta per Giada Carmassi e Elena Carraro. Record italiano per Edoardo Scotti nei 400, mentre Matteo Sioli conquista la finale dell’alto, fuori Sottile, Landi e Tamberi. Delusione anche per Jacobs e Dosso che non superano la semi finale e per le mezzofondiste Sabbatini e Zenoni.
La seconda giornata di gare a Tokyo si apre bene per Sara Fantini, impegnata nel primo gruppo delle qualificazioni del martello, in programma al mattino. L’azzurra centra subito la finale con un lancio da 71,06 al primo tentativo, misura che le vale il quinto posto del gruppo e il decimo complessivo. Nei successivi due lanci scende a 70,73 e 67,03. Le misure mondiali appaiono proibitive, ma non è escluso che Fantini possa regalare una bella gara in finale.
Nei 1500 metri maschili, Federico Riva disputa una prima batteria regolare: parte in quarta posizione, mantiene il ritmo nella parte centrale, scala al terzo posto poco prima degli ultimi 400 metri e riesce a portarsi secondo nella progressione, in volata però non tiene il passo e chiude quinto in 3:36.28. In seconda batteria Pietro Arese corre con grande intelligenza: resta nelle retrovie fino all’ultimo giro, poi al suono della campana si allarga all’esterno e con un attacco deciso recupera dieci posizioni in meno di 400 metri, vincendo la batteria in 3:40.91 tempo complessivamente peggiore del compagno ma coerente col ritmo di gara più rilassato e gara tatticamente di alto livello.
Nei 100 ostacoli femminili qualificazione diretta per Giada Carmassi ed Elena Carraro. Carmassi chiude in 12.83 (vento -0.2), a 14 centesimi dal personale, pagando un tempo di reazione alto (0.201) ma recuperando come di consueto nella seconda parte di gara. La Carraro invece si qualifica in 12.86, terza in batteria, a due millesimi dalla finlandese Harala. Anche per lei qualche difficoltà in partenza, ma ottima rimonta finale.
L’acuto di giornata porta la firma di Edoardo Scotti: in batteria nei 400 metri abbatte di tre decimi il record italiano, scendendo per la prima volta sotto i 44.50. In nona corsia corre in modo perfetto, passaggi in 11”00 ai 100, 21”04 ai 200, 32”15 ai 300, per poi reggere fino al traguardo e chiudere in 44.45, terzo in batteria che gli vale una qualificazione diretta alla semifinale e settimo miglior tempo assoluto di gara. Prossimo obiettivo arrivare in finale.
Più complicata la prova per Luca Sito, reduce da un grave infortunio e da una stagione condizionata dalla salute: nella batteria più dura chiude in 46.22. Fuori anche Alice Mangione, quinta in 51.70 dalla nona corsia. Prima delle escluse Eleonora Polinari con 51.55, affaticata dalla staffetta del giorno precedente, superata di 18 centesimi da Victoria Ohuruogu.
Nell’alto Gianmarco Tamberi gareggia con una vistosa fasciatura alla gamba e si ferma a 2,21, in una pedana affollata e con condizioni climatiche difficili. Stessa misura per Manuel Landi e Stefano Sottile, anche loro eliminati a 2,21. L’Italia esulta con Matteo Sioli che supera 2,25 al secondo tentativo, mostrando concentrazione e determinazione in vista della finale.
Nei 100 metri femminili Zaynab Dosso chiude sesta in semifinale in 11.22, contro avversarie di altissimo livello come Jefferson-Wooden, Asher-Smith e Clayton. Nei 100 maschili Marcell Jacobs chiude sesto in una semifinale difficile dietro Lyles e Simbine. Il suo 10.16, season best, non basta per la finale. L’azzurro, reduce da una stagione spezzettata e con poche gare, in un’intervista a caldo esprime delusione e lascia intendere un possibile ritiro.
Nei 1500 femminili Gaia Sabbatini è costretta a frenare il ritmo per evitare di travolgere l’etiope Freweyni Hailu, caduta poco dopo lo start, e da lì non riesce più a ritrovare la giusta concentrazione. Amara anche l’eliminazione di Marta Zenoni: inizialmente qualificata di diritto alla finale con il sesto posto in 4:08.35, viene squalificata dopo il ricorso presentato dalla Germania per un contatto con Nele Webel a metà gara. La tedesca, intanto, è stata ripescata, mentre l’Italia ha presentato controricorso: si attendono sviluppi, anche se le possibilità di ribaltare la decisione restano ridotte.
Menzione speciale per la maratona femminile, spettacolare dall’inizio alla fine. L’etiope Tigst Assefa e la keniana Peres Jepchirchir si sono marcate per tutti i 42 km, con l’oro deciso soltanto negli ultimi 50 metri. Assefa sembrava lanciata verso la vittoria dopo l’allungo a 200 metri dal traguardo, ma Jepchirchir ha trovato un’incredibile volata che le ha consegnato il titolo mondiale. A sorpresa il bronzo va all’uruguaiana Julia Paternain, che chiude in 2h28:17. L’uruguaiana, che aveva come obiettivo di entrare tra le prime trenta e come sogno quello di piazzarsi nelle prime otto, festeggia incredula la sua impresa. Ai piedi del podio l’americana Susanna Sullivan (2h28:17, season best) e la finlandese Alisa Vaini (2h28:32, season best). Respinto il ricorso degli Stati Uniti che contestava presunti rifornimenti irregolari da parte del Kenya.
Si chiude così una seconda giornata intensa per l’Italia a Tokyo, tra emozioni, sorprese e qualche amarezza. Dopo i successi e le delusioni di oggi, gli azzurri guardano già alla terza giornata pronti a lottare per aggiungere nuove medaglie al medagliere e continuare a illuminare lo stadio con le loro prestazioni.
contributo esterno

