Tracce: Una geografia interiore

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Oggi a Roma la mostra antologica dedicata all’artista romana Caterina Giglio

Contributo esterno

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa sulla prima mostra antologica dedicata all’artista romana Caterina Giglio, a cura di Simona Brusa

Questa sera a Roma, negli spazi di Azimut Capital Management SGR S.p.A. in via degli Scialoja 3, si è aperta: “Tracce — Una geografia interiore“, la prima mostra antologica dedicata all’artista romana Caterina Giglio, a cura di Simona Brusa. Inserita nel circuito della Rome Art Week, 11ª edizione (19–25 ottobre 2026), la mostra riunisce il percorso dell’artista dagli esordi a oggi e resta aperta fino al 16 novembre 2026. All’inaugurazione, alla quale ha partecipato un folto pubblico di esperti e appassionati, è intervenuta l’artista. Caterina Giglio, romana, si è formata al Liceo Artistico Sperimentale per poi frequentare per un anno e mezzo gli studi di Architettura, lasciati per la creazione libera.

Il titolo della mostra nomina ciò che il tempo deposita: ogni opera in mostra è la traccia di un’esperienza vissuta, ogni materiale la traccia di una fase della stessa ricerca. Ma l’unità del percorso non sta nei materiali: sta nel segno. Non la linea, che appartiene alla famiglia del contorno e chiude la figura, bensì il segno, che appartiene a quella dell’incisione: la forma non viene delimitata, viene addensata. Migliaia di segni minimi si aggregano fino a generare costellazioni umane fantastiche, figure oniriche e ancestrali, in un disegnare calligrafico e incessante. Il segno è ciò che la mano fa; la traccia è ciò che resta. Il sottotitolo dichiara il metodo: una geografia interiore, la mostra come mappa e non come cronologia.

La fase attuale del lavoro di Giglio, ed è quella più rappresentata in mostra, è il disegno a pennino: pennino a vernice e penna a china su carta e su tela, su fondi bianchi, neri o fluorescenti. Sul nero vale l’economia antica del disegno su carta preparata scura, dove la forma non si ottiene annerendo ma lumeggiando, e il segno bianco non descrive le figure, le illumina. Emergono così le città ideali, architetture minuziose addensate in verticale; le costellazioni umane; le figure femminili, materne e melanconiche, dove non c’è sensualità ma accoglienza, e i cui corpi si intrecciano fino a fondersi con la natura.

Il percorso non segue l’ordine cronologico: accosta opere di anni lontani, perché è l’accostamento a rendere leggibile la continuità della mano. Accanto ai disegni a pennino, la mostra ripercorre le fasi da cui quel linguaggio è nato — il teatro, la resina, con il tavolo e la scultura-sedia presentati al MACRO nel 2016, la pittura materica e il ciclo degli alberi, dove conta la parte strutturale, le radici, lo scheletro, e l’albero è un individuo più che un paesaggio.

Il testo critico che accompagna la mostra colloca questo lavoro accanto ad alcuni precedenti illustri, sempre per differenza. Le città ideali rovesciano il proprio modello quattrocentesco — geometrico, deserto, governato da un punto di fuga — e trovano semmai un antecedente nelle architetture d’invenzione di Piranesi, con una distinzione decisiva: «le Carceri salgono per opprimere, queste salgono per sollevare». Il modo di popolare la superficie, brulicante e ibrido, senza vuoti e senza gerarchie di scala, ha in pittura un padre riconosciuto, Hieronymus Bosch; ma il fine è opposto: «Bosch popola per giudicare; Giglio popola per accogliere».

«Tracce nomina ciò che resta quando la mano ha finito», dichiara la curatrice Simona Brusa, che vanta oltre venticinque anni di esperienza nel sistema dell’arte, tra Sotheby’s, la Royal Collection di St. James’s Palace e la Galleria Carlo Orsi di Milano.

Simona Brusa

«Questa antologica non è una cronologia: è una mappa. Non racconta come è cambiata una tecnica; racconta come una persona ha usato la mano, negli anni, per diventare leggibile a sé stessa.» «Non uso la matita perché non voglio fare correzioni», dice l’artista. «Disegno di getto, non ho un progetto, non so mai cosa sto facendo: il senso glielo do in seguito.»