Il mistero della mummificazione egizia: un modo per eternarsi

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Il mistero della mummificazione egizia
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Il mistero della mummificazione egizia: perché l’antico popolo egizio aveva l’usanza di mummificare il corpo dei faraoni defunti?

di Sua Ecc.za Salvatore Micalef Arcivescovo Primate

L’Antico Egitto vanta una cultura millenaria, che affascina il mondo intero con i suoi misteri già scoperti da grandi egittologi, ma vi sono tesori ancora nascosti nella sabbia del deserto che non aspettano altro che essere portati alla luce. Le campagne archeologiche continuano senza sosta, scoprendo nuovi tasselli che compongono un mosaico affascinante e misterioso.

Perché gli egizi mummificavano i corpi dei faraoni defunti?

Perché credevano nell’immortalità dell’anima, a condizione, però, che il corpo rimanesse integro, affinché potesse durare nell’eternità al cospetto degli dei egizi, che i defunti avevano onorato e pregato nel corso della loro vita.

Secondo la religione egizia, il viaggio trascendentale dell’anima, il Ka, ogni notte rientrava nel corpo mummificato, il Ba, per nutrirsi con i viveri lasciati nella tomba durante la sepoltura e per godere dei beni materiali anche nell’oltretomba.

A tal proposito, ricordiamo la scoperta della Tomba di Tutankhamon, fatta dal famoso egittologo Howard Carter nel 1922, durante la quale fu rinvenuto tutto il corredo funerario e la mummia del Faraone bambino (“Vedo cose meravigliose. Oro, ovunque il luccichio dell’oro!”). Fu la scoperta del secolo.

Il mistero della mummificazione egizia: la tecnica di mummificazione

Per far sì che il corpo potesse durare in eterno doveva essere conservato intatto, lontano dalla corrosione naturale. Nelle prime dinastie, il corpo del defunto veniva messo in fosse scavate nel deserto, perché, grazie al clima arido del territorio, si conservavano perfettamente. Ma con il passare del tempo, hanno cominciato a sperimentare nuove tecniche, fino ad arrivare al risultato definitivo.

Per prima cosa, il corpo veniva condotto dai sacerdoti nel Sak-negeb, luogo situato vicino al fiume dove venivano preparate le mummie. Il corpo veniva poi lavato e asciugato accuratamente. Successivamente, con dei lunghi ferri uncinati, veniva tolto il cervello dalle narici. Eseguita questa operazione, veniva lavata la cavità cranica con acqua, aromi e mirra. Con la pietra etiopica, veniva fatto un taglio nel fianco sinistro o destro e venivano estratti gli organi interni, perché causa primaria di decomposizione. Fegato, reni, polmoni e intestino venivano sciacquati e aromatizzati con la mirra e venivano posti nei quattro vasi canopi, raffiguranti i quattro dei protettori degli organi interni del faraone.

Solo il cuore veniva rimesso al suo posto dopo la purificazione, in quanto, per le credenze degli egizi, era l’organo principale del pensiero e delle emozioni e quindi doveva rimanere fasciato all’interno del corpo.

Dopodiché, veniva lavato il ventre con abbondante acqua, olio e mirra e veniva riempito il vuoto con delle bende. In seguito, il corpo veniva ricoperto per 70 giorni dal sale di Natron, allo scopo di asciugarlo e privarlo dell’umidità. Terminato il periodo di attesa, veniva tirato fuori dal sale e passato con olio di palma, per allontanare le rughe formatesi per mancanza di idratazione.

A questo punto c’era la fase conclusiva: la salma veniva bendata con strisce di lino puro e, ad ogni giro, veniva introdotto un amuleto, uno scarabeo, insieme a tanti altri gioielli che dovevano proteggere il faraone dai suoi nemici lungo il cammino verso la luce.

Il mistero della mummificazione egizia: una nuova vita al cospetto degli dei

La mummia ormai completata veniva posta in uno o più sarcofagi antropoidi. Indi veniva organizzato, insieme ai famigliari, l’ultimo accompagnamento verso la sua nuova dimora per l’eternità.

Prima che il vecchio Faraone venisse deposto definitivamente, il suo successore, con uno strumento sacro, officiava il rito dell’apertura della bocca, degli occhi, dell’udito e di tutti i sensi, perché da quel momento non era più morto, ma vivo nell’oltretomba e pronto a cominciare a vivere la nuova vita al cospetto degli dei.

Tuttavia, il defunto poteva accedere all’eternità solo dopo che il dio Anubi aveva pesato la sua anima con la piuma della verità, come è riportato nel Libro dei Morti. Se dalla misurazione il cuore risultava più leggero, allora poteva unirsi agli dei. Invece, se era più pesante della piuma, veniva condannato negli inferi e la sua immortalità era destinata alla sofferenza e alla non esistenza.

Compiuto il rito, il sarcofago veniva posto insieme a tutti i suoi tesori nella nuova dimora, scavata durante la sua vita, che veniva sigillata e nascosta per sempre.

Ogni giorno, nella cappella nel Tempio di Karnak, fatta costruire dal faraone mentre era in vita, il popolo portava offerte, per fare in modo che il suo nome non fosse mai dimenticato.

Eccovi svelato il mistero della mummificazione egizia.

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