Autonomia Differenziata. I comitati annunciamo battaglia.  Boscaino: «Saremo una sponda per i parlamentari che si oppongono. Aspettiamo la risposta di Bruxelles»

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Intervista a Marina Boscaino, Portavoce nazionale “Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti” e del “Tavolo NOAD”

Cosa intendono fare i comitati e quali strategie utilizzeranno per contrastare il DdL Calderoli sull’Autonomia Differenziata?

Marina Boscaino

«Dopo i 29 presidi del 16 gennaio che hanno accompagnato, contestandolo, l’inizio della discussione in Senato del DdL Calderoli (discussione che si è poi conclusa come tutti sappiamo la settimana seguente, con il consenso della maggior parte dell’aula) la mobilitazione è continuata. I 29 presidi, che hanno consentito non solo di mobilitare gente in piazza, ovviamente con marce differenti, chi più chi meno (ci sono stati dei presidi molto animati, molto partecipati come a Roma come a Bari come a Napoli ed altri di meno) ma questo non toglie l’importanza del fatto che è stato consegnato ai prefetti di 29 città capoluogo di provincia, un documento elaborato dall’esecutivo nazionale [del coordinamento contro ogni AD] che spiega le ragioni del nostro dissenso. Un dissenso che ormai stiamo mettendo in campo da sei anni ininterrottamente con l’unico scopo di contrastare questo progetto eversivo. Quindi per noi il voto positivo a favore del DdL Calderoli al Senato non sposta nulla. Non sposta nulla nel senso che abbiamo già organizzato, oltre che naturalmente l’accompagnamento del percorso alla camera, (tenete presente che il ddl è già stato assegnato la settimana scorsa alla commissione affari costituzionali) e quindi creeremo, come abbiamo fatto al Senato, un raccordo con le deputate e i deputati che vorranno raccordarsi con noi. Noi pensiamo davvero che sia molto efficace e molto importante per questi parlamentari avere una sponda fissa fuori dall’aula per accompagnare l’ostruzionismo che si dovrà fare su quel testo e che i regolamenti della Camera consentono assai più di quelli del Senato. Ciò nondimeno siamo perfettamente consapevoli del fatto che molto probabilmente anche alla camera del ddl Calderoli passerà. Ma noi continuiamo la nostra mobilitazione. Intanto continueremo a fare formazione e informazione.

Il 15 Febbraio ci sarà un webinar sul tema “Autonomia differenziata e donne”.  Preseguiranno i nostri incontri seminariali di formazione per diffondere il più possibile la conoscenza di questo progetto di autonomia differenziata che tocca tantissimi aspetti della nostra vita.

Il 24 Febbraio presso la camera del lavoro di Milano ci sarà un’assemblea nazionale sul tema “Autonomia differenziata, contratti di lavoro, lep e privatizzazioni” alla quale speriamo davvero di ricevere una risposta positiva da tutti i membri del tavolo No AD che si formò nell’ottobre del 2021 e che vedono tutti che vedono messi insieme, in maniera piuttosto inedita, soggetti molto diversi ma che sono tutti contrari e combattono le procedure che nel tempo si sono messe in sono si sono messe in campo per combattere l’autonomia differenziata.

E poi il 16 Marzo a Napoli alle 14:30 in piazza Garibaldi “Manifestazione nazionale contro l’autonomia differenziata”. questo sarà un appuntamento davvero importante che dovrà coinvolgere sindaci, istituzioni comunali, cittadini e cittadini associazioni sindacati partiti politici.

Diciamo che queste nostre iniziative saranno anche la cartina di tornasole per capire quanto alle parole che tante e tanti hanno cominciato finalmente a dire come espressione di avversione all’autonomia differenziata, seguano poi realmente dei fatti. Se il ddl Calderoli dovesse passare, appoggeremo qualsiasi tipo di iniziativa. In particolare, crediamo nella legittimità della necessità del ricorso delle Regioni al testo di Calderoli e lo appoggeremo. Però forti del fatto di non aver mollato le piazze, di non aver abbandonato la mobilitazione. Perché crediamo che qualunque tipo di soluzione di contrasto si prenderà dopo: vuoi il referendum.  Rispetto al quale i costituzionalisti sottolineano la forse improbabilità di legittimità nel quesito referendario. Questo perché il DL Calderoli è collegato alla legge di bilancio e il referendum su leggi collegate, o dispositivi collegati, alla legge di bilancio non è consentito dalla Carta. Vuoi invece i ricorsi in Corte costituzionale da parte di una o più regioni. Vuoi ancora la raccolta di firme di cittadine e cittadini per chiedere al proprio Presidente di Regione di non procedere con le intese. Ecco qualunque sarà quest’ultima, sarà certamente la nostra proposta. Qualunque tipo di contrasto sarà messo in campo, noi lo appoggeremo. Ma anche noi siamo convinti che esso debba passare dall’alfabetizzazione delle persone su questo tema. Persone, donne e uomini di questo paese, a cui gli effetti dell’autonomia differenziata presto faranno male o malissimo ma che dell’autonomia differenziata ancora non sanno nulla»

Cosa vi aspettate da Bruxelles dopo l’accoglimento della petizione e l’apertura alla discussione?

«Due settimane fa è stato discusso presso il Parlamento Europeo, presso la Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, un testo, una petizione che noi abbiamo elaborato lo scorso anno che sottolinea la discrasia la netta contraddizione tra un’eventuale procedere con l’autonomia differenziata e le enormi diseguaglianze che esistono nel paese. Per creare questa convinzione e questa posizione, naturalmente non abbiamo dovuto elaborare chissà che perché già l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, qualche mese dopo l’elaborazione questa nostra petizione, come sapete, ha elaborato un documento raffinatissimo e dettagliatissimo che la motiva. E che motiva la necessità di tenere in conto che l’autonomia differenziata creerà ulteriori difficoltà e determinerà tra l’altro problemi notevoli per il bilancio dello Stato. Negli ultimi giorni c’è stata addirittura una audizione che ha ribadito questo tipo di posizione. Posizione che tra l’altro era stata messa 1000 volte in evidenza dalla Svimez. In precedenza, dagli articoli di Marco Esposito, dell’elaborazione di Gianfranco Viesti e di tanti altri studiosi che meritoriamente ci hanno aperto gli occhi per andare avanti nella nostra lotta.

La Commissione Petizioni ha approvato la nostra petizione e l’ha resa ammissibile. Adesso siamo in attesa di una risposta della Commissione. Ci è sembrata un’opera meritoria portare in Europa il tema dell’Autonomia Differenziata e anche in questo non abbiamo ha avuto molta difficoltà perché l’Europa si era già pronunciata contro l’autonomia differenziata nel giugno scorso, sottolineando le problematiche ovviamente di carattere economico e a carico dell’uguaglianza dei diritti nel Paese che ne potrebbero derivare. Purtroppo, la petizione cade in un momento in cui il Parlamento europeo è praticamente in dismissione. Tra pochissimi mesi ci saranno le elezioni. Ciò nondimeno pensiamo di seguire il percorso attraverso una risposta articolata a quello che la Commissione Europea vorrà risponderci riservandoci di ripresentare la petizione al nuovo Parlamento Europeo eletto di seguirla in maniera più ravvicinata cercando magari parlamentari europei che si prestino ad esempio all’esperire in maniera concreta e al verificare in maniera concreta quanto noi andiamo dicendo. Non sarebbe difficile dimostrare concretamente in ogni caso la veridicità di quanto noi rivendichiamo in quella petizione. Quindi è un percorso che intendiamo seguire molto da vicino. Un percorso che potrebbe dare frutti importanti. Un percorso che in ogni caso ancora una volta crea un sassolino, piccolo ma significativo, nel percorso del ddl Calderoli. Come sapete, a proposito invece di sassolini enormi e significativi, oltre la critica di Banca d’Italia con la lettera del l’ex governatore Visco, la Confindustria nazionale, l’Unione Europea, e da quasi più di un anno vede l’esplicito posizionamento della Cei contro ripeto questo progetto a nostro avviso eversivo»

Quali siano le vostre proposte?

«Le nostre proposte naturalmente sono tutte scritte nella Carta Costituzionale italiana che, come tutti sappiamo, è inattuata. A cominciare dai LEP. Noi pensiamo che sia totalmente inadeguato parlare di Livelli Essenziali di Prestazione in presenza di un comma 2 dell’articolo 3 della Costituzione che prevede che sia compito della Repubblica, rendere i cittadini e le cittadine il più uguali possibili. Vuol dire questo parlare di livelli omogenei, di parlare di livelli uniformi di prestazione, dagarantiti a tutte e tutti. Mentre ci sembra che quell’aggettivo “essenziali”, alluda ad un più e un meno. Aqualcuno che avrà di più e qualcuno che avrà appunto l’essenzialità. Tra l’altro questo è un concetto assolutamente arbitrario e soggettivo e questo confligge con la Carta Costituzionale. Ci aspettiamo la realizzazione di un’autonomia solidale in ottemperanza all’articolo 5 della costituzione che dice che la Repubblica promuove l’autonomia.

La Repubblica che però deve rimanere una ed indivisibile. Cosa che non sarebbe se il DdL Calderoli andasse avanti. Ci aspettiamo che la Repubblica, appunto cioè tutti noi, cioè tutte le Istituzioni, cioè tutte le cittadine e i cittadini, quelli che partecipano alla vita dello Stato, alla vita comune, alla vita collettiva, si adoperino affinché la Repubblica stessa possa esercitare il proprio compito di rimuovere le diseguaglianze. Ovvero ci aspettiamo e proponiamo, prima di prevedere qualsivoglia forma di Autonomia Differenziata, perché ripeto noi non siamo assolutamente contro l’autonomia, noi siamo contro l’autonomia differenziata cioè quella prevista ai sensi del comma 3dell’articolo 116 riformato nel 2001 dal patto D’Alema-Berlusconi, Amato Berlusconi, noi proponiamo l’esercizio da parte della Repubblica di quella sua facoltà doverosa. E quindi, prima di tutto la presa, in carico del tentativo di sanare le diseguaglianze che vi sono nel Paese, e che sono state anche quantizzate dalla Svimez in un ammontare di 90 miliardi di euro. Qui invece si va a fare l’autonomia differenziata non garantendo nemmeno i livelli essenziali di prestazione, che come dicevo pure noi biasimiamo, e anzi rimandandone la definizione attraverso il decreto milleproroghe di ancora un anno. E infine sopprimendo sostanzialmente il fondo di perequazione, che pure ai sensi dell’articolo 119 della Costituzione, dovrebbe servire proprio all’allentamento delle diseguaglianze nel Paese.

Che cosa proponiamo? Proponiamo quindi di vivere in un paese civile e non in un paese dove i più ricchi diventeranno sempre più ricchi e i più poveri verranno affossati o forse annegati nel Mediterraneo insieme a tante e tanti altri che hanno avuto una sorte più sventurata della nostra. Proponiamo di vivere cioè in un paese in cui dalla retorica della Costituzione, Costituzione in bocca a tutti, persino Calderoli giustamente tra l’altro dice che sta applicando la Costituzione, si passi alla concretizzazione della Costituzione del 48, cioè quella che non recava in sé le ferite della riforma del titolo quinto della Costituzione e dell’articolo 81.

Siamo dei sognatori, siamo dei velleitari? Io non credo. Cioè si tratta, ripeto, di passare ha una visione che tra l’altro non è semplicemente, come potrebbe sembrare, una visione filantropica, una visione come dire ecumenica. Assolutamente perché siamo profondamente convinti che finché le diseguaglianze e le differenze tra una parte e l’altra del territorio saranno così marcate, così accentuate, così ingiuste, sarà difficile che l’Italia possa riconquistare credito e posizioni rispetto al proprio progresso. Progresso, parola importantissima, progresso di carattere economico, di carattere sociale, di carattere civile. Questo è il nostro obiettivo, questo è il nostro sogno. Siamo ben consapevoli che le condizioni del Paese, quelle politiche, quelle sociali, la scarsa partecipazione di donne e uomini a tutto quello che li riguarda in prima persona, rendono difficile l’agibilità di questo proposito però noi non demordiamo»

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