Haiti sull’orlo della guerra civile

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Assalti alle prigioni, edifici governativi in fiamme ed il primo ministro che si dimette, cosa sta succedendo ad Haiti?

Continua l’ondata di violenza ad Haiti

Dall’inizio di marzo, Haiti è stata colpita da un’ondata di violenza da parte di diverse bande che hanno attaccato i luoghi strategici di Port-au-Prince come lotta contro il primo ministro Ariel Henry, che non è potuto rientrare nel suo Paese dopo un viaggio in Kenya.

Ad Haiti però la situazione è iniziata a precipitare il 29 febbraio, quando dopo circa un mese di piccoli scontri tra le forze dell’ordine e le bande armate che controllano parte dell’isola si è giunti a dei veri e propri assalti diretti soprattutto agli edifici governativi.

Il tracollo totale c’è stato il 3 marzo, data in cui si sono registrati attacchi agli aeroporti principali, a delle scuole, ma soprattutto alle due principali prigioni della nazione, da cui sono evasi migliaia di detenuti. In seguito a questi avvenimenti il governo ha dichiarato 72 ore di emergenza nazionale. In seguito a tutti questi problemi, il premier ha annunciato le sue dimissioni una settimana fa, affermando che il suo governo gestirà gli affari correnti fino all’instaurazione di un consiglio presidenziale transitorio.

Sabato 9 marzo invece sono state numerose le operazioni combinate dirette alle stazioni di polizia, ma gli eventi più significativi sono il causato incendio al Ministero degli Interni e la tentata presa della Corte Suprema. Teatro di questi avvenimenti è la capitale Port au Prince, città che più di tutte mostra quanto drammatica sia la situazione.

Un’isola divisa e l’alleanza di “Barbecue”

La domanda che ci si pone è come si è arrivati a questo punto? L’isola non è nuova a crisi interne o dinamiche conflittuali con le bande, eppure questa volta c’è un dato inedito, le gang si sono unite. Leader di questa alleanza è Jimmy Cherizier, detto “Barbecue”. Cherizier è un ex poliziotto conosciuto per i suoi metodi, molto violenti, che l’hanno portato in carcere. Abbandonò la divisa con l’obiettivo di fare qualcosa per il suo paese, rendere migliore la sua nazione, ma è in questo modo che viene in contatto con la criminalità organizzata, entrandovi e scalandone le gerarchie. “Barbecue” sostiene di aver dato vita ad una “rivoluzione proletaria” che avrebbe preso una piega migliore solo nel momento in cui il primo ministro Henry si sarebbe dimesso. Ebbene le dimissioni di Henry, che attualmente si trova in Portorico sotto protezione degli Stati Uniti, sono arrivate l’11 marzo (anche se la decisione sembra sia stata presa l’8).

Cosa succederà adesso? L’intenzione è di andare verso nuove elezioni, nel frattempo verrà nominato un consiglio presidenziale temporaneo, fino appunto alle elezioni. La speranza invece è quella che le cose migliorino nel minor tempo possibile, perché in questo clima di guerra civile a farne le spese sono soprattutto i cittadini.

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