Geolier, radical chic contro un figlio di Napoli

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La partecipazione del cantante Geolier al Festival di Sanremo con una canzone in lingua napoletana ha scatenato un vespaio di polemiche relativamente al testo della canzone, che risulterebbe peccare sotto il profilo grammaticale.

Tuttavia, è importante guardare oltre la polemica sulla grammatica e apprezzare il significato più ampio di questa scelta linguistica. Già, lingua, giacché il napoletano non è un dialetto bensì una lingua riconosciuta dall’Unesco. Ebbene, la lingua napoletana è una delle espressioni più autentiche della cultura e dell’identità del popolo napoletano. Essa rappresenta secoli di storia, tradizioni e un modo unico di vedere il mondo.

La decisione di Geolier di presentare una canzone in napoletano a Sanremo dovrebbe essere vista come un gesto di orgoglio e celebrazione della propria eredità culturale. Diciamolo chiaramente: quanti napoletani sanno parlare il napoletano? La maggior parte. Quanti lo sanno scrivere correttamente? Quasi nessuno. È una colpa? No, giacché è un idioma utilizzato quasi esclusivamente in forma parlata e non scritta. Piuttosto, occorrerebbe insegnare il napoletano nelle scuole, così da preservare anche un utilizzo corretto del suo patrimonio grammaticale.

Tornando a Geolier, il Festival rappresenta un’opportunità unica per far conoscere al pubblico nazionale e internazionale la ricchezza e la bellezza della cultura napoletana. Infine, come si suol dire, è fondamentale guardare la luna e non il dito: piuttosto che concentrarsi sulla correttezza grammaticale, dovremmo apprezzare il coraggio e l’orgoglio di un artista che porta avanti la sua eredità culturale attraverso la musica e la lingua partenopea.

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