L’esenzione dal bollo auto, annunciata come misura strutturale, è stata pianificata per il solo 2027 e solo per determinate autovetture. L’opinione pubblica non ha accolto affatto bene questa misura, vista nella sua interezza come una mossa nell’anno delle elezioni per accrescere il consenso della coalizione di governo.
Esenzione dal bollo: il Governo ha iniziato a cercare il consenso delle categorie
Soltanto le prossime elezioni, molto più che gli insensati sondaggi, potranno dire se effettivamente questo Governo sia stato o meno amato dagli italiani. Il fatto è che, essendosi retto politicamente sulla figura di Giorgia donna e madre italiana, sarà un voto alla persona e non solo all’operato. Su questo la Presidente del Consiglio punta molto, anzi quasi tutto, perché ad oggi lo spauracchio sondaggistico che vede un nuovo leader avanzare a destra spaventa molto più della sgangherata coalizione del centrosinistra.
Dunque, non poteva non succedere che nell’ultimo anno, dopo una serie di fallimenti e promesse mancate inanellate in questi quattro anni abbondanti, l’attuale maggioranza provasse qualche atto simbolico da giocare in campagna elettorale. L’esenzione dal bollo auto, o per meglio dire lo stop temporaneo per il 2027, rappresenta certamente una misura che va in quella direzione. Una mossa di berlusconiana memoria, ed in effetti con Giorgia Meloni la mela non è caduta troppo lontana dall’albero.
C’è però un problema legato alle mancette elettorali (perché di questo si tratta): quando lo scenario è di crisi anche i più tifosi vogliono evitare di farsi prendere in giro. Sull’economia, nel nostro Paese, è sempre stato così: esistono sempre problemi più impellenti.
Carburanti alle stelle e nessuna copertura: perché la misura rischia di naufragare
Una cosa molto interessante è relativa alle coperture di questa misura. Secondo l’Ansa, il costo stimato della misura per il solo 2027 è di poco inferiore a 2,4 miliardi di euro. Circa 1,7 miliardi dovrebbero provenire da economie accertate su diversi capitoli del PNRR, mentre la parte restante verrebbe coperta attraverso altre risorse dei ministeri.
Qui sussiste già un cortocircuito, l’Europa cattiva nella narrazione di Salvini e Meloni ci fa fare debito con il Pnrr. Peccato che quei soldi dovevano servire per investimenti strutturali del nostro Paese e non per dare luce a provvedimenti temporanei. Il fatto che i fondi residui non fossero mai stati ancora utilizzati, è forse un segno del fatto che questo Governo voleva conservarli per qualche manovra dall’utilità più politica?
Inoltre, il dato di fatto è che il Pnrr non è illimitato ma anzi una misura che molto probabilmente non sarà mai più rinnovata. La scadenza naturale dei fondi è stata infatti lo scorso 30 giugno (prorogata al 31 agosto). Dunque quando questi soldi non saranno più utilizzabili lo Stato sarà costretto a fare un passo indietro sull’esenzione? Questo è certo salvo trovare ulteriori coperture.
Il guaio grande, comunque, resta quello del prezzo dei carburanti. Resta infatti questa la principale criticità con il Diesel che ha superato la barriera del 2.30€ al litro seguito dalla benzina che è poco sotto. Il dato drammatico è che la tensione nell’area dello stretto di Bab al-Mandab (Bab El-Mandeb per noi), che potrebbe portare anche ad un’intervento diretto militare dell’Italia nell’area, rischia addirittura di far peggiorare la situazione. Se vista in questa prospettiva la misura sul bollo auto sembra effettivamente una goccia nel mare.

