Rimodulazione PNRR: si ampliano i divari

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Rimodulazione PNRR
Immagine realizzata con Canva

Rimodulazione PNRR: tra casi, combinazioni e certezze, a farne le spese è di nuovo il Mezzogiorno – trattato come zavorra e non come volano – e i meridionali che restano senza AV.

di Pasquale Cataneo

Conti e carte alla mano, ancora una volta a rimetterci è il Mezzogiorno. Dalle notizie circolate sulla rimodulazione del PNRR, ecco che vengono a galla i primi nomi dei progetti finiti nel cestino.

Guarda caso, tra questi, rientra un’opera ferroviaria strategica, “in combinato disposto” direbbero i giuristi, con il Ponte sullo Stretto per l’alta velocità in Sicilia, cioè la tratta ferroviaria Palermo-Catania-Messina e anche per la tratta Roma-Pescara.

I fondi originariamente destinati a questi progetti verranno spostati su alte opere. Sarà un caso? Nessuno può dirlo. Fatto sta che a salvarsi, invece, sarà il corridoio Liguria-Alpi, seppur con una variante emersa a seguito di questioni progettuali derivanti dalla morfologia del territorio. Il relativo finanziamento da 4 miliardi di euro è già pronto.

Rimodulazione PNRR: l’Atto di Governo n.38

Qualche settimana fa, con lAtto di Governo n. 38 (A.G.), riguardante
l’attuazione della direttiva UE 2021/1187 sulla razionalizzazione delle misure per promuovere la realizzazione della rete transeuropea dei trasporti, ci si è posti l’obiettivo di semplificare le procedure di rilascio delle autorizzazioni e degli appalti pubblici.


Nell’Allegato 1 del A.G. n. 38 sono stati individuati solo progetti della rete TEN-T Core, tutti posizionati nel Nord del nostro Paese, relativi alla lettera A) dell’art. 1 della Direttiva UE 2012/1187, escludendo nella proposta altri progetti, sempre sulla stessa rete, previsti dalla lettera B) della stessa norma UE. Questi ultimi avrebbero potuto semplificare procedure e appalti sulle due opere ferroviarie riguardanti il territorio dell’ex Regno delle Due Sicilie.

È legittimo, inoltre, chiedersi perché non siano stati indicati i seguenti collegamenti relativi all’art. 1 comma 1 lettera b): il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo (Salerno-Reggio Calabria, Messina-Catania–Augusta/Palermo, Napoli–Foggia-Bari–Taranto–Valletta, Napoli–Gioia Tauro–Palermo/Augusta–Valletta, Napoli-Cagliari) e il Corridoio Baltico-Adriatico da Ravenna/Bologna-Ancona– Pescara– Foggia– Bari con direzione Brindisi–Lecce e con direzione Taranto.

Questo interrogativo è ancora più lecito considerando la posizione assunta dall’Italia in UE per la rivisitazione della Rete TEN-T nella nuova proposta di regolamento con l’estensione del Corridoio Baltico-Adriatico fino in Puglia.

Eppure, al 2° comma dell’art.1, è previsto che lo Stato membro possa decidere di applicare la norma della direttiva ad altri progetti sulla rete centrale e sulla rete globale, compresi progetti riguardanti esclusivamente le telematiche, le nuove tecnologie e le innovazioni di cui al comma 1.

In tal caso lo Stato membro deve comunicare la propria decisione alla Commissione. Perché nell’A.G. n. 38 non è stato fatto?
Ciò avrebbe potuto accelerare la realizzazione dell’ERMTS/ETCS che, con 3 miliardi di euro stanziati, serve ad aggiornare e a rendere ancor più sicuri i sistemi di sicurezza e di segnalazione del trasporto, nonché la piattaforma digitale logistica nazionale, al fine di renderla più competitiva.

La rimodulazione del PNRR acuisce le disuguaglianze tra Nord e Sud Italia

Risulta evidente, inoltre, che tra la 4^ rata del PNRR e le rimodulazioni di investimenti avvenute su altre opere e reti idriche, una parte della strategia punti, di fatto, a indirizzare la rimodulazione del PNRR verso l’ampliamento dei divari territoriali, anziché su una loro riduzione e su un’equa redistribuzione delle risorse economiche sul territorio nazionale.

Nel Nord del Paese, i livelli di dotazione infrastrutturale e dei servizi di trasporto ferroviario tout court e di logistica crescono in maniera sproporzionata rispetto al Sud, ampliando così le disuguaglianze già esistenti. Esattamente il contrario di ciò che servirebbe!

Un’altra parte del disegno definito dalla rimodulazione del PNRR ha l’obiettivo di estromettere i Comuni che non riescono ad adeguarsi in tempo. Ciò vuol dire che i Comuni meridionali e quelli delle aree interne, in particolare i più piccoli che attendono ancora le assunzioni per il PNRR, saranno penalizzati ancora di più.

In sintesi, dopo la querelle sui controlli concomitanti della Corte dei Conti, che ha di fatto esposto nella relazione di marzo 2023 le criticità sull’attuazione e sulle finalità del PNRR, la rimodulazione del PNRR va ad aumentare la penalizzazione del Mezzogiorno e delle aree interne, in antitesi con i macro-obiettivi di riduzione dei divari territoriali, di genere e generazionali indicati dalla UE nel Next Generation.


ATTO DEL GOVERNO N. 38

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