Onu, quando la burocrazia soffoca i Diritti Umani

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Onu, quando la burocrazia soffoca i Diritti Umani. A partire dal 2 Novembre, il Forum Sociale del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, è presieduto dalla Repubblica Islamica dell’Iran. Cui regime repressivo è stato spesso oggetto di discussione, soprattutto a seguito della morte della giovane Mahsa Amini.

Quest’ultima arrestata perchè non indossava correttamente il velo obbligatorio e morta in circostanze sospette, che ha scatenato proteste in tutto il mondo sotto lo slogan “Donna, Vita, Libertà”.

Perchè è una decisione tanto discussa

Molti hanno criticato duramente questa nomina, faticando a comprenderne la logica. L’Iran, stando all’ultimo rapporto di Iran Human Rights Monitor, ha mantenuto per decenni il primato del più alto tasso di esecuzioni pro capite. Amnesty International denuncia inoltre un ampio ventaglio di violazioni: mancanza di libertà di espressione, arresti arbitrari, torture, discriminazioni contro donne, minoranze etniche e religiose, persone LGBT. Senza contare l’impunità diffusa tra i funzionari e l’incapacità di affrontare problemi ambientali e climatici.

Un esempio concreto di repressione

Emblematico è anche il caso di Narges Mohammadi, attivista e premio Nobel, in carcere dal 2016. Detenuta nel penitenziario di Shahr-e Rey, vicino a Teheran, è in sciopero della fame per protestare contro le condizioni di prigionia e la negazione delle cure mediche di cui ha bisogno. La sua battaglia contro la pena di morte e per i diritti delle donne la rende una delle figure più note della resistenza civile in Iran.

Perchè l’Iran detiene la presidenza

L’ONU, nata dopo la Seconda Guerra Mondiale per promuovere la pace, la cooperazione e i diritti umani, conta 193 Paesi membri. Le sue cariche seguono un principio di rotazione regionale che punta a dare a tutti gli Stati pari possibilità di presiedere. Quest’anno, per questa logica burocratica, era il turno dell’Iran. Solo un atto del Consiglio di Sicurezza avrebbe potuto impedirlo.

Una riflessione finale

Questo meccanismo di rotazione, pensato per garantire equità formale tra i Paesi, finisce però per generare contraddizioni difficili da accettare. Affidare la guida di un forum sui diritti umani a un Paese accusato di sistematiche violazioni, rischia di minare la credibilità stessa dell’ONU e di svuotare di significato i suoi impegni per la tutela dei diritti fondamentali.

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