Mar Rosso: intervento Onu e Parlamento Europeo per il cessate il fuoco

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Il 10 gennaio l’Onu ha adottato una risoluzione che condanna gli attacchi Houti e chi rifornisce i ribelli di armi. Immediatamente successivo è anche l’intervento del Parlamento Europeo.

La Proposta di risoluzione del PE è datata 15 gennaio 2024 “presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione a norma dell’articolo 132, paragrafo 2, del regolamento sulla situazione umanitaria a Gaza, la necessità di raggiungere un cessate il fuoco e i rischi di un’escalation regionale”.

Nel documento è chiara la condanna agli attacchi di Hamas contro Israele e quello degli Houthi, ribelli filopalestinesi. Fra i consideranda (N) infatti si legge:

«considerando che i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran hanno sferrato attacchi con droni e razzi contro la città di Eilat, nel sud di Israele, e contro decine di navi mercantili nel Mar Rosso; che gli attacchi illegali, indiscriminati e sconsiderati degli Houthi contro i trasporti marittimi internazionali hanno finora colpito 55 nazioni, oltre a mettere a repentaglio la vita di centinaia di marittimi; che, a seguito degli attacchi degli Houthi, gli Stati Uniti hanno istituito la coalizione multinazionale “Operation Prosperity Guardian” per salvaguardare il trasporto marittimo nel Mar Rosso; che il 12 gennaio 2024 gli Stati Uniti, in coordinamento con le truppe britanniche e con il sostegno di Australia, Canada, Paesi Bassi e Bahrein, hanno compiuto i primi attacchi nelle zone dello Yemen controllate dagli Houthi».

Si passa alle prese di posizione del Parlamento Europeo

«deplora il terrorismo e i crimini di guerra commessi da Hamas e da altri gruppi terroristici palestinesi nei confronti di Israele e del popolo israeliano; condanna con la massima fermezza le torture e gli abusi psicologici e sessuali che, secondo quanto riferito, sono stati commessi da Hamas contro gli ostaggi israeliani, compresi i bambini». Continua «si rammarica per la perdita di vite innocenti e le pesanti conseguenze per i civili a causa della guerra in corso; esprime il suo più profondo dolore e piena solidarietà alle vittime innocenti di entrambe le parti, come pure alle loro famiglie e ai loro cari, in seguito al deprecabile attacco di Hamas contro Israele e alle sue conseguenze; esprime preoccupazione per l’elevato numero dichiarato di vittime tra i palestinesi, nonostante gli sforzi compiuti dalle forze di difesa israeliane per contenere il più possibile le morti di civili palestinesi innocenti».

Una presa di posizione abbastanza chiara e quasi unilaterale che «condanna con la massima fermezza la crescente ingerenza dell’Iran e della Russia in Medio Oriente, anche attraverso il loro sostegno ad agenti quali Hamas, la Jihad islamica palestinese, Hezbollah, gli Houthi e il regime criminale di Assad; condanna inoltre la proliferazione di missili e droni iraniani, che compromettono gravemente anche la sicurezza europea».

Ingerenza della Russia considerata un pericolo anche per l’Europa

Nel considerando (C) viene espressa forte preoccupazione per il legame fra Hamas ed organizzazioni della “sinistra radicale” europea. Di fatto si tratta di una dichiarazione che potrebbe portare alla criminalizzazione del dissenso ideologico.

«considerando che Mosca sostiene i terroristi palestinesi e le loro organizzazioni a livello operativo, finanziario e politico sin dagli anni 1960; che, nelle settimane precedenti il recente attacco, vi sono state numerose segnalazioni credibili riguardo a contatti stretti tra i regimi russo e iraniano e Hamas; che vi sono state almeno tre visite di dirigenti di Hamas a Mosca da quando la Russia ha invaso l’Ucraina; che la Turchia e il Qatar intrattengono relazioni privilegiate con Hamas; che Hamas rappresenta una minaccia ideologica e di sicurezza per molti paesi della regione e per l’Europa; che Hamas ha instaurato stretti legami con organizzazioni europee della sinistra radicale»

Altre “condanne” nei confronti delle «dichiarazioni del primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, e di quello belga, Alexander De Croo, il 23 novembre 2023, alla luce del legittimo diritto di Israele di difendersi contro Hamas; sottolinea che tali dichiarazioni sono state oggetto di congratulazioni vergognose e deplorevoli da parte di Hamas, che figura nell’elenco delle organizzazioni terroristiche stilato dall’UE, rivolte a entrambi i primi ministri europei».

Inoltre «respinge tuttavia con fermezza le accuse infondate mosse dal Sud Africa secondo cui Israele starebbe “commettendo genocidio a Gaza”, come pure i tentativi del suddetto paese di negare il diritto di Israele all’autodifesa contro il terrorismo palestinese; ritiene che l’attacco di Hamas del 17 ottobre 2023, compresi i massacri contro gli israeliani e l’intenzione di distruggere Israele, soddisfino i criteri che configurano un genocidio; respinge inoltre pienamente le strette relazioni del Sud Africa con Hamas, comprese la telefonata del ministro degli Esteri del paese con Ismail Haniyeh, leader di spicco di Hamas, e la ricezione di una delegazione di alto livello di Hamas, a soli dieci giorni e a soli due mesi di distanza, rispettivamente, dalle atrocità del 7 ottobre 2023»

Mentre si plaude all’ “ingerenza” americana e britannica, vedi “Operation Prosperity Guardian”, sull’intervento militare per la sicurezza e la libertà di navigazione del Red Sea.

Nel considerando (D) si narra l’attacco del 7 ottobre

«considerando che all’alba del 7 ottobre 2023, a poche ore dal 50° anniversario dell’attacco che aveva dato inizio alla guerra dello Yom Kippur, Hamas ha lanciato un’ambiziosa e brutale offensiva via mare, via terra e via aria nel sud di Israele; che Hamas ha attaccato Israele lanciando più di 3 000 razzi, distruggendo le principali torri di sorveglianza e comunicazione di Israele per mezzo di droni, utilizzando un gran numero di parapendii e distruggendo la barriera che delimita il confine tra Gaza e Israele; che più di 3000 terroristi di Hamas e altri terroristi palestinesi hanno attraversato il confine e massacrato più di 1.200 uomini, donne e bambini in oltre 15 villaggi e città e hanno trasportato a Gaza almeno 240 ostaggi, fra cui donne, bambini piccoli e anziani, compresi alcuni sopravvissuti all’Olocausto; che i terroristi palestinesi hanno anche ucciso a colpi d’arma da fuoco centinaia di civili innocenti che si erano recati a un rave party; che tra le persone uccise e quelle prese in ostaggio c’erano numerosi cittadini stranieri, fra cui cittadini europei; che, in base ad alcune fonti, Hamas avrebbe preparato meticolosamente l’attacco terroristico con il sostegno dell’Iran; che i servizi di intelligence occidentali hanno sollevato interrogativi circa la possibilità che il Qatar fosse al corrente dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 contro Israele»

Nessuna considerazione per le 16mila vittime palestinesi

Non vengono fornite cifre circa le vittime fra la popolazione palestinese della controffensiva israeliana. Secondo alcune stime sarebbero 160mila. Lo riporta l’ISPI in una dettagliata analisi

«Il governo israeliano, tuttavia, si è prontamente riunito per rispondere alla crisi e mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu dichiarava che quella scatenata da Hamas è una guerra che Israele vincerà, il governo ha dato il via all’operazione aerea dal nome “Spade di ferro” sopra i cieli di Gaza. Decine di aerei hanno quindi preso il volo e colpito la Striscia nel tentativo di colpire obiettivi militari di Hamas. Il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, ha fatto sapere che a causa dei bombardamenti dell’aviazione di Israele sulla Striscia sono più di 16mila i morti e più di 40mila i feriti».

La Risoluzione Onu del 10 gennaio 2024

Ad anticipare la Risoluzione Onu 2722, un documento firmato da 10 Paesi – Australia, Bahrein, Canada, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea, Regno Unito Stati Uniti– nel quale si invocava un cessate il fuoco contro le navi nel Mar Rosso.

Vengono riportate dalla stampa alcune delle dichiarazioni di Guterres «La risoluzione 2722 deve essere pienamente rispettata nella sua interezza» ed inoltre «Gli attacchi contro le spedizioni internazionali nell’area del Mar Rosso non sono accettabili poiché mettono in pericolo la sicurezza delle catene di approvvigionamento globali e hanno un impatto negativo sulla situazione economica e umanitaria in tutto il mondo. Tutti gli Stati membri che difendono le proprie navi dagli attacchi devono farlo in conformità con il diritto internazionale, come previsto dalla Risoluzione».

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