Alla Camera dei Deputati “La banda muta”, il film sul presenzialismo funebre e l’ossessione di apparire

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Selfie ai funerali dei vip, fotografie sui luoghi delle tragedie e bisogno di essere sempre presenti sui social: il cortometraggio di Alessia Bottone sarà presentato il 18 novembre a Montecitorio.

Alla Camera dei Deputati “La banda muta”, il film sul presenzialismo funebre e l’ossessione di apparire

Selfie ai funerali dei personaggi famosi, fotografie scattate nei luoghi delle tragedie, da Rigopiano a Cogne, e un bisogno sempre più forte di documentare pubblicamente la propria presenza. Sono alcuni dei temi al centro di “La banda muta”, il nuovo cortometraggio della regista, sceneggiatrice e giornalista Alessia Bottone.

Il film sarà presentato in anteprima alla Camera dei Deputati mercoledì 18 novembre 2026 alle ore 10:30, nella Sala Giacomo Matteotti, in Piazza del Parlamento 19 a Roma.

L’opera affronta il rapporto contemporaneo con il lutto e la morte, mettendo a confronto il silenzio degli antichi rituali funebri con il rumore, anche visivo, prodotto oggi da smartphone e social network.

Dai selfie ai funerali alla necessità di “esserci”

Il cortometraggio si apre, secondo quanto riportato nel comunicato stampa, con alcune immagini d’archivio ANSA relative ai selfie realizzati durante funerali di personaggi pubblici, tra cui quelli del Papa e di Maurizio Costanzo, alla presenza della vedova Maria De Filippi.

Sono immagini utilizzate per introdurre una riflessione più ampia sul cosiddetto presenzialismo funebre: la partecipazione a un momento di dolore non soltanto per commemorare la persona scomparsa, ma anche per poter testimoniare pubblicamente di essere stati presenti.

Una dinamica che, con i social network, può arrivare a trasformare persino una tragedia in un’occasione per produrre contenuti.

La prima alla Camera dei Deputati

A introdurre l’appuntamento sarà l’onorevole Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo PD alla Camera, promotore della presentazione a Montecitorio per la valenza culturale dell’opera e per la possibilità di riscoprire attraverso il cinema una tradizione funeraria ormai poco conosciuta.

La presentazione sarà moderata dal giornalista Pedro Armocida, presidente dell’Associazione Festival Italiani di Cinema e vicepresidente del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani.

Nel corso della mattinata interverranno anche Fabio Falzone, giornalista cinematografico e membro del Consiglio del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, e Ivelise Perniola, professoressa ordinaria di Storia e critica del cinema all’Università Roma Tre.

Al centro del confronto ci sarà anche il ruolo del cinema documentario come strumento di osservazione e resistenza in un’epoca segnata dalla continua manipolazione e trasformazione dell’immagine.

L’ossessione di apparire nell’epoca dei social

La presentazione sarà anche l’occasione per allargare la riflessione al rapporto tra identità, social network e bisogno di visibilità.

A occuparsi dell’aspetto psicologico sarà lo psicoterapeuta Domenico Barrilà, che analizzerà il crescente desiderio di lasciare una traccia della propria presenza, anche in situazioni nelle quali tradizionalmente il silenzio e il raccoglimento rappresentavano elementi centrali.

Una tendenza che può arrivare a coinvolgere anche il lutto e i luoghi delle tragedie.

Che cos’era la “banda muta”

Il titolo del film richiama un’antica tradizione siciliana.

Le “bande mute” erano formazioni chiamate ad accompagnare i cortei funebri senza suonare alcuna nota, proprio per rispettare il dolore dei familiari del defunto.

Una presenza musicale che rinunciava paradossalmente alla musica, trasformando il silenzio in parte integrante del rito.

Oggi, dopo le trasformazioni sociali avvenute soprattutto a partire dagli anni Ottanta e Novanta, di quella tradizione restano poche tracce. È proprio da questo contrasto che nasce il film: il silenzio della banda muta contro il rumore dei funerali contemporanei, sempre più fotografati, filmati e condivisi.

Due epoche agli antipodi

Il cortometraggio mette in dialogo due momenti storici molto differenti.

Da una parte c’è la solennità di un rito nel quale il silenzio rappresentava rispetto e partecipazione al dolore. Dall’altra c’è un presente nel quale anche un funerale può diventare un evento pubblico da raccontare in tempo reale sui social.

Il punto centrale non è soltanto il cambiamento dei rituali, ma il progressivo spostamento dell’attenzione dal defunto a chi partecipa alla cerimonia.

Non più soltanto “sono qui per salutare qualcuno”, ma anche “io c’ero”.

La storia di Manfredi

La narrazione si sviluppa su due livelli, combinando una storia di finzione con immagini provenienti dagli archivi storici.

Il protagonista è Manfredi, interpretato da Piero Nicosia, un uomo anziano costretto dalle circostanze a dare l’ultimo saluto al fraterno amico Elio.

Durante il funerale, però, Manfredi si ritrova circondato da persone che parlano di argomenti futili e si comportano quasi come se partecipassero a un evento mondano.

Il cordoglio lascia progressivamente spazio all’ego dei presenti.

È proprio allora che il protagonista richiama simbolicamente la tradizione della banda muta, cercando di riportare ordine e silenzio nella chiesa e, soprattutto, nelle coscienze delle persone.

Bottone: “Se la gente non posta, non esiste”

La regista Alessia Bottone parte da una riflessione sulla trasformazione del rapporto tra realtà, televisione e social network.

“Se non esiste in TV, una cosa non esiste” è una frase che tanti anni fa mi colpì molto e che oggi, a mio avviso, vale per i social: se la gente non posta non esiste.

La regista richiama alcuni episodi che l’hanno spinta a interrogarsi ulteriormente sul tema.

“Quando ho pensato a questo film però non pensavo che saremmo andati oltre lo scattarsi un selfie nei luoghi della tragedia di Rigopiano, o davanti alla salma del Papa, o al funerale di un vip come Maurizio Costanzo”.

Bottone cita anche il caso di un giovane che aveva pubblicato sui social un video nel quale commentava la morte di una coetanea con toni da gag.

“Temo che il mondo virtuale abbia portato le persone a credere che ogni situazione sia potenzialmente utile per diventare ricchi e famosi”.

Savatteri: “È quel silenzio perduto che ci serve”

“La banda muta” è ispirato all’omonimo racconto dello scrittore e giornalista siciliano Gaetano Savatteri.

L’autore ha accolto positivamente la trasposizione cinematografica, sottolineando come ogni adattamento possa offrire nuove interpretazioni di una storia.

Savatteri ricorda di aver assistito personalmente alla tradizione della banda muta a Racalmuto, paese natale di Leonardo Sciascia.

“Oggi i funerali sono diventati applausi, selfie, show business, soprattutto quando riguardano figure pubbliche. In un tempo di rumore, di chiasso e baccano continuo, è proprio quel silenzio perduto che ci serve, perché è nel silenzio che troviamo lo spazio per guardarci dentro”.

Un film tra finzione e immagini d’archivio

Il cortometraggio utilizza materiali provenienti dall’Istituto Luce, dall’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico e dalla fondazione Home Movies – Archivio Nazionale del film di famiglia di Bologna.

Pur essendo ambientato in una Sicilia contemporanea e, allo stesso tempo, legata a rituali antichi, il film è stato interamente girato a Roma.

Nel cast figurano, oltre a Piero Nicosia, Adele Abballe, Nadia Perciabosco, Giovanni Galati, Chiara Barbagallo e Gaetano Lizzio.

Produzione e riconoscimenti

“La banda muta” è prodotto da Stefania Balduini per Pistacchio Film e distribuito da Norah.

Il progetto ha ricevuto il contributo di Nuovo IMAIE – Bando cortometraggi 2025 ed è stato realizzato in collaborazione con Home Movies.

Al progetto è legato anche il Premio Panalight 2025, conferito da Manuela Pasqualetti in occasione del Pop Corn Film Festival e ottenuto da Alessia Bottone con il precedente cortometraggio “Sette minuti”.

La regista aveva già ricevuto una Menzione Speciale ai Nastri d’Argento 2021 con il documentario di montaggio “La Napoli di mio padre”.

Dal silenzio al rumore dei social

La presentazione alla Camera vuole quindi andare oltre la semplice proiezione cinematografica.

“La banda muta” utilizza un antico rito funerario per interrogare il presente e una società nella quale la necessità di apparire può accompagnare ormai qualsiasi esperienza, persino la morte.

Il contrasto scelto da Bottone è netto: da una parte una banda che partecipava al funerale rinunciando volontariamente a produrre suono, dall’altra un presente nel quale immagini, telefoni e social rischiano di rendere impossibile persino il silenzio.


Fonte
Comunicato stampa “La banda muta”