Il 30 giugno è stato definito l’Aggiornamento del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC). Ma la procedura nutre dubbi

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È stata inviata a Bruxelles il 29 giugno, di scadenza per la consegna del documento. Soddisfazione del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin: «è un percorso realistico al 2030, ora confronto nazionale e UE».
Con questo titolo compare il commento del ministro sul sito del MASE.
Intervenendo al X Ecoforum della Legambiente a Roma ha affermato:

«Abbiamo inviato a Bruxelles la sintesi di presentazione del PNIEC, mentre il documento è in una fase di drafting e siamo in dirittura d’arrivo. Tracciamo un percorso realistico al 2030, sapendo che il fronte energetico è la base del cambiamento ambientale. Questa – ha specificato inoltre il Ministro – è una proposta, il testo conclusivo arriverà a giugno del prossimo anno: ora si apre il confronto sul documento a livello nazionale oltre che con le istituzioni europee, anche per farlo evolvere».
La bozza della “proposta” per l’aggiornamento era stata resa nota dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con una finestra aperta alle consultazioni dal pubblico. Si leggeva infatti sul sito:
«Il set di domande a risposta multipla è stato messo a punto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica in linea con la normativa europea che chiede agli stati membri di offrire al pubblico tempestive ed effettive opportunità di partecipare alla elaborazione del PNIEC”.
La “proposta” di aggiornamento del Piano, prevista per il 30 giugno prossimo, terrà conto degli orientamenti emersi nel questionario che è aperto a tutti: privati, associazioni, stakeholders e istituzioni».

A Sud: «La partecipazione effettiva del pubblico nel processo di aggiornamento del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima tra diritto dell’UE e Convenzione di Aarhus. Qualcosa non torna…»

Questa procedura di coinvolgimento della società civile è stata ritenuta non valida
dall’associazione A Sud.
Intanto si lamenta una mancata pubblicazione della proposta di aggiornamento. In una nota, a firma di Filippo Garelli, diffusa a fine maggio si contestavano diversi elementi:
«Il 26 maggio scorso si è conclusa la procedura di consultazione rivolta al pubblico in vista
dell’aggiornamento del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). La procedura è stata avviata appena qualche settimana fa da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza dell’Energia (MASE) – precisamente l’8 maggio 2023 – in vista della presentazione della proposta di PNIEC aggiornato davanti alla Commissione europea, prevista per il 30 giugno 2023. In concreto, pur mancando una reale proposta di PNIEC da visionare, la procedura di consultazione prevedeva la possibilità di rispondere a un questionario di 34 domande a risposta multipla (per consultare le domande, cfr. link)».
Si lamenta innanzitutto che non si è lasciato lo spazio necessario e sufficiente per produrre tali osservazioni, ed è mancato di fatto il coinvolgimento del pubblico, non essendo stata resa sufficientemente nota tale opportunità.
Di fatto questo è previsto dalla normativa Europea in tema proprio di responsabilizzazione, oltre che coinvolgimento. Si citano infatti:
1. Le principali disposizioni del Regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del
Consiglio, dell’11 dicembre 2018, sulla governance dell’Unione dell’energia e dell’azione per il clima, nonché alcune modifiche introdotte dal Regolamento (UE) 2021/1119;

2. La comunicazione della Commissione europea sugli orientamenti agli Stati membri per l’aggiornamento dei PNIEC 2021-2030 (2022/C 495/02);

3. Gli artt. 6 e 7 della Convenzione di Aarhus, richiamati dalla comunicazione della Commissione 2022/C495/02;

4. Gli articoli 41, 52 e 54 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Violata anche la Convenzione di Aarhus

Tale Convenzione è del 25 giugno 1998 e riguarda l’accesso alle informazioni, alla partecipazione del pubblico ed ai processi decisionali in temi ambientali. Secondo quanto riferito nella nota dell’associazione:
«Alla luce di tali valutazioni e di quanto previsto negli artt. 6 e 7 della Convenzione di Aarhus, la procedura di consultazione adottata dal MASE non delinea un quadro equo e trasparente, viste le modalità scelte per il suo svolgimento, nonché i termini e le informazioni concretamente a disposizione delle parti che hanno impedito una loro partecipazione adeguata, tempestiva ed efficace».

Ma oltre che la procedura, critiche arrivano anche allo stesso Piano

Ulteriori critiche al PNIEC del governo Meloni giungono ai primi di luglio dalla rivista
EconomiaCircolare.it a firma di Andrea Turco. Ma critiche vengono anche dal mondo
ambientalista, Legambiente, WWF, Greenpeace, Verde Europa.
Ciò che si contesta è la mancanza effettiva politica di transizione di energia, ancora troppo legata al fossile.

Gagliano – Coordinamento Nazionale NO-TRIV: reso pubblico solo l’Executive Summary

Abbiamo intervistato Enrico Gagliano del Coordinamento Nazionale No Triv chiedendo
innanzitutto cosa secondo loro non va bene in questo piano:

«Innanzitutto, la “bozza” del PNIEC è stato oggetto di osservazione da parte di un limitato numero di soggetti. Peraltro, non attraverso la sottoposizione di un testo organico e completo ma attraverso una serie di quesiti. – Puntualizza subito Gagliano – In secondo luogo, poi quello che sappiamo è il termine entro il quale avrebbe dovuto essere trasmesso a Bruxelles, che è quello del 30 giugno. Abbiamo solo un comunicato da parte del ministro ma non abbiamo avuto in visione la pubblicazione del documento integrale. È noto soltanto l’executive summary ma non il documento integrale che gira peraltro in bozze privo di data. Non abbiamo evidenza certa del fatto che sia stato effettivamente trasmesso.
Relativamente al testo, a parte un adeguamento di quelli che sono le misure e gli obiettivi che son definiti a livello UE, rimangono di fondo delle affermazioni assolutamente discutibili e non condivisibili. Rispetto a queste il Coordinamento Nazionale No Triv è fortemente critico.
Innanzitutto, quello di voler fare dell’Italia un Hub del gas europeo. Al di là di tutto ciò che questo comporta in termini di impatto climatico c’è anche l’aspetto legato al mercato. – Spiega Gagliano – Si va a investire in infrastrutture che ci terranno legati al gas ben oltre la data fatidica del 2050 in un contesto in cui i consumi di gas sono in decrescita. Questo per effetto dell’efficientamento dei sistemi energetici e anche di un riorientamento dei consumi a seguito allo shock dei prezzi dello scorso anno.

Un altro aspetto assolutamente non condivisibile e il fatto che l’Italia possa diventare hub non solo del gas ma anche della CO2. E questo perché ci sono forti interessi a incentivare questo tipo di pratica della cattura e dello stoccaggio, funzionale alla sopravvivenza e alla continuità di attività di tipo estrattivo (gas). Il motore del CCUS (Carbon Capture Use and Storage) è ovviamente Eni.
A fine 2021 numerosi accademici, più di 300 – fra tutti spicca la firma del professor Vincenzo Balzani – hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata al Presidente della repubblica ed all’ex Presidente del Consiglio Draghi, documento nel quale sono indicate tutte le controindicazioni al CCUS, pericolosa ed impattante».

«Distratte risorse preziose che vengono riportate sul fossile»

Continua Gagliano:
«Da una prima lettura della bozza del Pniec è evidente che alcune sue parti (gas, CO2 e
biocombustibili) sono conformi ai desiderata di Eni la cui attività, a dispetto di quanto il Cane a 6 Zampe comunica, è focalizzata sulle fonti fossili, e che ha quindi interesse ad intercettare risorse finanziarie, sia pubbliche sia private, sottraendole agli investimenti in rinnovabili, storage, mobilità elettrica ed efficientamento dell’energia.


Grossi interessi rispetto a questo e che distraggono così risorse preziose che potrebbero essere investite in efficientamento delle rinnovabili. E invece vengono riportate su progetti fossili o funzionali rispetto alla sopravvivenza delle parti fossili».

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