Giustizia, la proposta shock di FI: maximulta a chi pubblica atti di un processo

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Autonomia differenziata
Foto di succo da Pixabay

La giustizia italiana potrebbe presto arricchirsi di un nuova legge bavaglio. La proposta shock di Forza Italia: multa fino a 150 mila euro per chi pubblica atti di un procedimento penale anche se non coperti da segreto.

di Elisabetta Di Fraia

Quale futuro attende la libertà di stampa nel nostro Paese? La domanda nasce spontanea dopo l’approdo alla Camera della proposta di legge presentata da Forza Italia di introdurre una maximulta fino a 150mila euro per i giornalisti che pubblicano atti giudiziari, anche se non più coperti da segreto istruttorio.

Giustizia, la proposta di modifica dell’art.648 c.p., ancora bavagli per la stampa

A quanto pare all’ala più garantista di Forza Italia non è basta la Riforma del guardasigilli Nordio che già vieta la pubblicazione di telefonate e intercettazioni acquisite in fase di indagine preliminare, consentendo di portare alla conoscenza dell’opinione pubblica solo quelle riprodotte dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzate nel corso del dibattimento.

E neanche il decreto “sulla presunzione di innocenza” fatto approvare dall’ex ministra della giustizia Marta Cartabia che ha imposto pesantissime restrizioni alla pubblicazione di provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

L’ ultima trovata del partito di Silvio Berlusconi per silenziare la stampa è la modifica dell’art. 684 c.p..

Giornalisti sanzionati come dei narcotrafficanti: la proposta di legge non convince

La proposta di legge, annunciata il 15 dicembre scorso e firmata dal capogruppo in commissione giustizia di Forza Italia, Tommaso Calderone, e dai deputati Alessandro Cattaneo, Annarita Patriarca e Pietro Pittalis, ha il chiaro obiettivo di impedire ai giornalisti di pubblicare atti giudiziari anche se non più coperti da segreto istruttorio.

Attualmente l’art. 648 c.p. punisce con l’arresto fino a 30 giorni o con l’ammenda da 51 a 258 euro chiunque pubblica in tutto o in parte atti di un procedimento penale di cui sia vietata per legge la pubblicazione perché secretati. I berlusconiani, invece, propongono di depenalizzare il reato eliminando l’arresto e prevedendo una ingente sanzione amministrativa da 50 a 150 mila euro per chiunque pubblica in tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa di informazione, atti o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata per legge la pubblicazione nonché quelli non più secretati e quindi già noti alle parti.

Esattamente la stessa sanzione amministrativa attualmente prevista per il traffico di sostanze stupefacenti, manipolazione di mercato l’abuso di informazioni privilegiate.

Giustizia, la proposta shock di FI: maxi multa a chi pubblica atti di un processo

La federazione nazionale della stampa italiana contro la proposta di Forza Italia. Un flash mob di protesta il consiglio nazionale.

L’imposizione di multe elevate che persegue il chiaro intento di intimidire i media e limitare la loro capacità di informare i cittadini su questioni di interesse pubblico, inclusi aspetti controversi che riguardano personaggi legati alla politica, non è condivisa dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana che ha aperto i lavori del consiglio nazionale dello scorso 4 luglio con un flash mob di protesta.

“Ci sono norme tuttora esistenti e altre in discussione che rischiano di stringere un ulteriore bavaglio ai giornalisti. Mi riferisco in particolare alla traduzione italiana della direttiva sulla presunzione di innocenza che non è rispettosa del suo impianto originario, alla mancata disciplina delle querele temerarie e alle intercettazioni su cui c’è una discussione in atto”. 

Così il presidente di Fnsi Vittorio di Trapani alla presentazione del rapporto di Avviso Pubblico 2022 sulle intimidazioni agli amministratori locali. Anche il mondo accademico critica aspramente la proposta di Forza Italia, il costituzionalista Gaetano Azzariti ha così dichiarato: “È un sistema che rende indiretta, e forse anche più incerta, la cronaca giudiziaria. Non potendo attingere direttamente alla fonte, cioè al testo dell’intercettazione, il giornalista sarà costretto a riportare fonti indirette, magari quelle delle parti interessate, con meno garanzie di trasparenza e certezza”.

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