No al ddl Calderoli: da Cosenza parte la protesta contro il decreto “spacca Italia”

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La protesta delle città calabresi contro il Ddl Calderoli
La protesta delle città calabresi contro il Ddl Calderoli

Un sabato mattina per ritrovarsi e partire in corteo, breve ma intenso di significato. Poco meno di un chilometro di tragitto per vedere in fila indiana cinquemila persone con le bandiere di appartenenza politica e sindacale. In mezzo Sindaci con la fascia tricolore, a partire dal padrone di casa, il sindaco di Cosenza, per finire a quello di Polistena, Michele Tripodi dietro lo storico simbolo del PCI.

Fra i sindaci anche il vescovo della Diocesi cosentina, Mons. Cecchinato

Passando per i Sindaci di oltre un centinaio di Comuni calabresi e con la presenza del vescovo della Diocesi cosentina, Mons. Cecchinato, il quale ribadisce la posizione contraria della Conferenza Episcopale Italiana al disegno di legge Calderoli.

La politica c’è tutta, con bandiere e striscioni di partiti politici, come quelle di Italia del Meridione, aderente sin dal primo minuto al Coordinamento Nazionale costituitosi per la raccolta firme, andata in porto con il doppio di firme raccolte per un progetto di legge di iniziativa popolare di modifica degli art. 116 e 117 della Costituzione, a Rifondazione Comunista,  i cinque stelle e Partito Democratico, oltre al già citato PCI, e associazioni politiche come Primavera della Calabria.

No al DDL Calderoli, fra i sindacati assente la CISL

La triade sindacale, tranne la CISL, c’è tutta. Ma c’è un mondo di semplici cittadini nel corteo. Perché da Cosenza oggi parte una domanda rivolta al governo nazionale: soggetti indipendenti (come l’ufficio parlamentare di bilancio) hanno messo nero su bianco il principale pericolo di questa riforma, che è quello di aumentare i divari territoriali non solo tra nord e sud, ma anche tra centro e periferia, tra aree metropolitane e aree interne.

DDL Calderoli: una riforma che viola i principi costituzionali di solidarietà e sussidiarietà

Allora, perché intestardirsi sul volere “prenditore” di un partito alleato nel voler a tutti i costi una riforma che creerà 21 piccoli staterelli a gestire il 90% delle materie oggi affidate allo stato centrale, peraltro con risorse diverse da regione a regione, calcolate sulla capacità fiscale della singola regione in barba ai principi costituzionali della solidarietà e della sussidiarietà?

Proprio ieri l’appello di Occhiuto di togliere la scuola dall’autonomia differenziata

E non basta l’appello del presidente della Regione Calabria, Occhiuto, rivolto proprio ieri al ministro Valditara, di tenere fuori l’istruzione da questo progetto.

Per dirla col Manzoni, oggi da Cosenza è partito un appello diverso: questo progetto “spacca Italia” non s’ha da fare.

Articolo di: Paolo Mandoliti

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