Cartelle esattoriali e strumenti di tutela per il contribuente

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Le cartelle esattoriali sono documenti emessi dall’Agenzia delle Entrate o da altri enti pubblici per il recupero di crediti tributari non pagati da parte dei contribuenti. Rappresentano un atto di ingiunzione di pagamento e possono riguardare imposte, tasse, sanzioni, multe e altre somme dovute al fisco.

di Luca Cirillo

È necessario perciò identificare correttamente l’ente che è effettivamente responsabile dell’addebito indicato nel frontespizio della cartella per capire quale è la violazione contestata.

Differenza tra cartella esattoriale ed intimazione di pagamento.

Dunque, inizialmente, l’Agenzia delle Entrate Riscossione emette una cartella esattoriale.

Questa è un atto di ingiunzione di pagamento notificato al contribuente, contenente l’importo dovuto, le motivazioni dell’addebito, le eventuali sanzioni e gli interessi di mora.

Il contribuente ha il diritto di presentare opposizione contro la cartella esattoriale, i cui termini possono variare a seconda dell’oggetto della cartella stessa, e quindi l’opposizione può essere motivata da errori materiali, illegittimità formali o sostanziali.

Se l’opposizione viene accolta, la cartella esattoriale può essere annullata o modificata di conseguenza.

Se l’opposizione viene respinta, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può procedere con l’emissione di un provvedimento di conferma della cartella esattoriale.

In questo secondo caso, ovvero in cui l’opposizione sia stata respinta o non sia stata presentata entro il termine previsto, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può emettere un’ulteriore intimazione di pagamento.

Questa intimazione rappresenta un successivo sollecito per il pagamento dell’importo dovuto.

Le conseguenze per il contribuente in seguito al mancato pagamento di una cartella esattoriale

Se non paghi una cartella esattoriale, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può adottare misure coercitive per il recupero del credito. Ecco alcune delle azioni che potrebbero essere intraprese:

1) Pignoramento dei beni: L’Agenzia delle Entrate Riscossione può richiedere il pignoramento dei tuoi beni mobili (come conti correnti, veicoli, immobili, etc.) per soddisfare il debito. In tal caso, i beni pignorati potrebbero essere venduti all’asta per recuperare le somme dovute.

2) Trattenuta di somme da conti correnti: L’Agenzia delle Entrate Riscossione può richiedere alle banche la trattenuta di somme dai tuoi conti correnti per coprire il debito. Questo può avvenire anche in caso di conti correnti congiunti.

3) Ritenuta su stipendio o pensione: In alcuni casi, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può richiedere all’ente pagatore (datore di lavoro o ente previdenziale) di trattenere una parte della tua retribuzione o pensione per saldare il debito.

4) Iscrizione ipotecaria: Se il debito non viene pagato, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può procedere con l’iscrizione di un’ipoteca sulle proprietà immobiliari a tuo nome. Ciò può comportare restrizioni sulla vendita o sulla disposizione dei beni immobiliari fino al pagamento del debito.

5) Azioni legali: In casi più complessi o di debiti particolarmente elevati, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può intraprendere azioni legali per ottenere il pagamento del debito.

Ciò può includere il ricorso a procedure giudiziarie, come l’esecuzione forzata o l’azione esecutiva immobiliare.

È importante tener presente, che l’Agenzia delle Entrate Riscossione, deve rispettare le procedure legali e i tuoi diritti di difesa.

Pertanto, prima di intraprendere azioni coercitive, solitamente viene data al contribuente la possibilità di presentare opposizioni o richiedere rateizzazioni o sospensioni dell’esecuzione.

Esistono beni impignorabili per l’agenzia delle entrate – riscossione?

L’Agenzia delle Entrate Riscossione può pignorare diversi tipi di beni per il recupero dei crediti tributari.

Tuttavia, esistono anche alcune categorie di beni che sono considerati impignorabili, in base alla legislazione italiana:

– Mobili dell’abitazione principale: I mobili e gli oggetti d’uso corrente presenti nell’abitazione principale del debitore, purché non siano di grande valore, sono generalmente impignorabili.

–  Abbigliamento e biancheria personale: L’abbigliamento e la biancheria di uso personale del debitore sono generalmente esclusi dal pignoramento.

– Strumenti di lavoro professionali: Gli strumenti di lavoro necessari per l’esercizio di una professione, come attrezzi, macchinari o strumentazioni specifiche, possono essere considerati impignorabili fino a determinati limiti di valore.

– Prestazioni sociali e assistenziali: Le prestazioni previdenziali, come le pensioni, e le prestazioni assistenziali, come gli assegni familiari, il reddito di cittadinanza o l’assegno di invalidità civile, sono generalmente protette da pignoramento, almeno in parte.

Esistono limiti di pignorabilità che stabiliscono la percentuale trattenuta in base all’importo delle prestazioni, in particolare per ciò che riguarda il trattamento pensionistico.

–  I crediti alimentari, ovvero le somme destinate al mantenimento del debitore e della sua famiglia, possono essere impignorabili solo fino a un limite stabilito dalla legge.

L’importo non pignorabile è determinato in base al numero di familiari a carico e alle loro condizioni di sostentamento.

– Indennità di malattia: Le indennità di malattia o inabilità temporanea al lavoro, come l’indennità INPS, sono generalmente considerate impignorabili fino a un limite stabilito dalla legge.

Anche in questo caso, l’importo non pignorabile può variare in base alla situazione specifica del debitore.

– Beni protetti da leggi speciali: Esistono beni che possono essere protetti da pignoramento in base a leggi speciali. Ad esempio, beni culturali tutelati dalla normativa sui beni culturali, beni soggetti a specifiche garanzie o privilegi legali, o beni previsti da leggi che garantiscono la protezione di determinate categorie di persone.

Conclusioni: come comportarsi dopo la notifica di una cartella esattoriale?

Dopo la notifica di una cartella esattoriale da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, il contribuente ha diverse opzioni a sua disposizione.  Ecco alcuni suggerimenti pratici:

in primis, al momento della notifica è fondamentale verificare la correttezza dei dati: infatti, è importante controllare attentamente i dati riportati nella cartella esattoriale, come l’importo del debito, le eventuali sanzioni e gli interessi applicati. Verificare se le informazioni sono corrette e confrontarle con la documentazione e le dichiarazioni presentate in precedenza.

Se il contribuente non è in grado di pagare l’intero importo del debito in una sola soluzione, può presentare una richiesta di rateizzazione. L’Agenzia delle Entrate Riscossione offre la possibilità di dilazionare il pagamento del debito in rate mensili o bimestrali, a seconda delle modalità previste dalla normativa vigente.

Se il contribuente ritiene di essere in possesso di valide ragioni, come abbiamo già visto in precedenza, per contestare il debito indicato nella cartella esattoriale, può presentare un’opposizione. L’opposizione può essere motivata da errori formali o sostanziali nel procedimento di accertamento o dalla presenza di elementi che dimostrano l’inesistenza o l’irrilevanza della pretesa creditoria.

In alcuni casi, il contribuente può richiedere la sospensione della cartella esattoriale.

Ad esempio, se la notifica della cartella crea una situazione di grave disagio economico o se il contribuente ha presentato un’istanza di rateizzazione o un’opposizione in corso di valutazione.

Se il contribuente ha dubbi o difficoltà nell’affrontare la situazione, può essere utile cercare consulenza da un professionista legale o un consulente fiscale.

Questi esperti possono fornire assistenza e consigli specifici in base alla situazione individuale, aiutando a comprendere i diritti, le opzioni e le procedure da seguire.

È importante agire tempestivamente dopo la notifica di una cartella esattoriale per evitare eventuali conseguenze più severe, come il pignoramento dei beni o l’ulteriore accumulo di sanzioni e interessi. Pertanto, il consiglio definitivo è di prendere in considerazione le opzioni disponibili e di agire in conformità con le norme e le procedure stabilite dalla legge.

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