Allucinante, ecco i documenti: così lo Stato scippa al Sud oltre 50 miliardi

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Emergono degli scenari inquietanti dall’ultimo carteggio che si nasconde nelle soffitte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Accedere a dei documenti impigliati in una babele di scartoffie virtuali e rimandi a siti web non è agevolissimo ma la legge prevede che certi documenti siano trasparenti, quindi con un po’ di pazienza si arriva a tutto.

Bene, nel mio ultimo editoriale avevo dimostrato la ricchezza inespressa del Sud, e cioè di come i governanti da anni non riuscissero a utilizzare diligentemente le risorse previste per il Mezzogiorno. In particolare, avevo trattato il capitolo del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, che è, congiuntamente ai Fondi strutturali europei, lo strumento finanziario principale attraverso cui vengono attuate le politiche per lo sviluppo della coesione economica, sociale e territoriale e la rimozione degli squilibri economici e sociali.

Parliamo di un tesoretto (destinato per l’80% al Sud) di svariati miliardi: basti pensare che la legge di bilancio 2014 individuò una dotazione iniziale per il ciclo di programmazione 2014-2020, pari a complessivi 54.810 milioni di euro. Più specificamente, l’articolato dispose la seguente articolazione annuale: 50 milioni per l’anno 2014, 500 milioni per l’anno 2015, 1.000 milioni per l’anno 2016. E una pioggia di miliardi negli anni successivi.

Sveliamo i documenti: scippo al Sud di oltre 50 miliardi di euro

Ebbene, in un precedente articolo ho scritto di come della dotazione complessiva della programmazione 2014-2020 del Fondo, pari a 68,8 miliardi, al 30 giugno 2021 risultassero programmate solamente 47,5 miliardi di risorse e di come lo stato di avanzamento dei pagamenti effettuati fosse fermo all’8,6%. E, dunque, avevo dimostrato attraverso un’equazione, che l’anno in cui sarebbe terminato l’avanzamento dei pagamenti della programmazione 2014-2020 fosse il 2042, e cioè tra più di 20 anni. E parliamo della programmazione 2014-2020, che doveva quindi considerarsi ‘esaurita’ nel 2020.

L’articolo è stato letto da migliaia di lettori ma soprattutto da molti tecnici, che mi hanno sollecitato per avere dei dati più recenti, o meglio lo stato dell’arte. Ebbene, il quadro che abbiamo trovato nelle soffitte polverose della ragioneria dello Stato è simile alla Guernica di Picasso, un dipinto bellico che vede il Sud stuprato e umiliato da un’incapacità gestionale dei fondi che avoca a sè responsabilità diffuse, figlie di un variegato colore politico. Di destra e di sinistra.

L’ analisi del documento “Monitoraggio Politiche di Coesione”

Ebbene, questa volta soffermiamo la nostra attenzione sul documento recante “Monitoraggio Politiche di Coesione Programmazione 2021 – 2027 Programmazione 2014 – 2020”, licenziato il 31 ottobre 2023 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Quest’ultimo atto che abbiamo studiato appositamente per voi, fornisce una panoramica generale delle Politiche di Coesione in Italia nei periodi di programmazione 2021-2027 e 2014-2020 e lo stato di attuazione degli interventi cofinanziati dai Fondi Strutturali e d’investimento, dal Fondo Sviluppo e Coesione (FSC). Ebbene, a pagina 77 del rapporto, si evince che, relativamente allo Stato di attuazione FSC della programmazione 2014-2020, la percentuale dei pagamenti effettuati sul valore dei programmi prestabiliti sia ferma al 30,68%, pertanto l’avanzamento della dotazione è ferma a meno di un terzo delle risorse programmate. A pagina 26 del rapporto, invece si evince che, relativamente allo Stato di attuazione FSC della programmazione 2021-2027, la percentuale dei pagamenti effettuati sul valore dei programmi prestabiliti fosse ferma all’1,66%. Il che vuol dire che l’avanzamento della dotazione è ferma a circa due centesimi delle risorse programmate. Lo ripetiamo: della programmazione partita più di 2 anni fa, lo Stato ha messo sul piatto appena qualche briciola. A questo punto, ci siamo chiesti: e di queste mollichine, quante sono state destinate al Sud, che più di tutti necessita di una boccata d’ossigeno? Poco o nulla, la priorità è stata data al Nord! È bastato puntare la bussola sulla pagina numero 25, dove è riportato lo stato di attuazione delle assegnazioni FSC 2021-2027, regione per regione.

Lo Stato ha utilizzato prevalentemente per il Nord risorse del Fondo che erano destinate per l’80% al Sud

Così, abbiamo scoperto che dal 2021 tutti gli attori preposti hanno conferito una maggiore accelerazione delle risorse nelle regioni settentrionali rispetto a quelle meridionali. Volete qualche esempio? La percentuale dei pagamenti effettuati sul valore dei programmi prestabiliti nelle regioni Abruzzo, Calabria, Campania e Sicilia ammonta rispettivamente all’1,2%, allo 0,07%, allo 0,9% e allo 0,33%. Addirittura alla Puglia non è stato dato nemmeno un centesimo. E al Nord, vi chiederete? Ad esempio, per il Veneto la quota che è stata già utilizzata è del 12%, per l’Emilia Romagna il 22,18% e per la Liguria il 27,34%. Che significa tutto questo? Che non solo lo Stato è riuscito a programmare e a stanziare appena qualche centesimo, ma che le minutaglie impegnate sono state utilizzate prevalentemente al Nord, violentando la funzione stessa del Fondo per lo sviluppo e la coesione che dovrebbe essere utilizzato per l’80% al Sud. Ed ora che si fa? Come se ne esce se nessuno sa utilizzare questa dotazione? È un paradosso se qualcuno proponesse di utilizzare questi fondi, già previsti per il Sud, per dei progetti cantierabili previsti da altri programmi (ad esempio il PNRR) con delle risorse già previste (per legge) per il Mezzogiorno? Si, sarebbe un paradosso. Ma, forse, il paradosso è doppio se questa proposta proviene da un Ministro per il Sud, per giunta pugliese.

È vero, Onorevole Fitto? Com’ebbe a dire Pirandello: così è, se vi pare.

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