M5S, polemica sul programma Nova: Rete Civica Meridionale contesta l’assenza di un capitolo sul Sud

0
Immagini tratte dal profilo del Senatore Orfeo Mazzella

Nei 20 punti approvati dagli iscritti non compaiono esplicitamente “Sud” o “Mezzogiorno”. Il confronto con il programma pentastellato del 2019, che prevedeva un piano straordinario di investimenti per il Meridione.

M5S, polemica sul programma Nova dalla Rete Civica Meridionale: «Il Sud non è tra i 20 punti»

Il nuovo programma del Movimento 5 Stelle apre una polemica sullo spazio riservato al Mezzogiorno. A sollevare la questione è Rete Civica Meridionale, che contesta l’assenza di un capitolo specificamente dedicato al Sud nei 20 punti elaborati attraverso il percorso partecipativo “Nova – Parola all’Italia”.

La consultazione degli iscritti si è svolta dalle 14 del 18 settembre alle 14 del 20 settembre 2026, mentre il 19 e 20 settembre il World Join Center di Milano ha ospitato l’evento conclusivo. Il documento, denominato “Una alleanza per la Costituzione”, raccoglie 20 aree programmatiche che il presidente Giuseppe Conte intende sottoporre agli alleati della coalizione progressista.

Nei 20 punti non compaiono “Sud” e “Mezzogiorno”

La verifica del documento ufficiale conferma un dato preciso: nelle undici pagine dei 20 punti non compaiono espressamente i termini “Sud”, “Mezzogiorno” o riferimenti alla clausola del 34%. Non è presente nemmeno un capitolo autonomo dedicato alla perequazione territoriale.

Questo è il punto sul quale si concentra la critica di Rete Civica Meridionale, che chiede alle forze di opposizione di riportare il divario tra Nord e Sud al centro della propria proposta politica.

L’assenza di un capitolo esplicitamente dedicato al Mezzogiorno non significa però che il documento non contenga misure con ricadute territoriali. Nel programma, ad esempio, si propone di superare le diseguaglianze regionali nella sanità, istituire fondi nazionali, finanziare infrastrutture e intervenire sulla scuola. Compare inoltre la proposta di destinare alla scuola le risorse previste per il Ponte sullo Stretto.

Il comunicato recita di Rete Civica Meridionale recita: “All’ottavo posto si parlava di un Piano straordinario di investimenti per il Sud.

Nei punti del programma 2026 non vi è più nemmeno la parola “Sud”.

Né Pd né M5S, nei loro ultimi incontri nazionali, hanno messo al centro la vera emergenza nazionale: un terzo del Paese che resta indietro e cresce ancora troppo poco perché le strategie vere di sviluppo sono concentrate al Nord, dove continuano a emigrare in massa i nostri giovani, spopolando i paesi.

La nostra collocazione è all’opposizione di questo governo che vuole accentuare le disuguaglianze.
Ma all’attuale opposizione parlamentare lo diciamo chiaramente: il Sud non può essere sempre e soltanto il passaggio di un discorsetto che ci venite a fare quando venite al Sud.
Nel suo discorso di chiusura a Reggio Emilia Elly Schlein ha dedicato molto spazio ai temi del Sud e lo stesso fa Conte in molte occasioni. Ma dove sono poi i punti nei programmi?
Scegliamo i candidati alle prossime politiche attraverso le primarie e mettiamo il Mezzogiorno al centro dell’agenda politica nazionale.”

La scelta di Milano e le parole di Conte

Anche la sede dell’appuntamento finale è entrata nel dibattito. Nova si è conclusa al World Join Center di Milano, dopo oltre cento tappe e un percorso che, secondo il Movimento, ha coinvolto più di 17mila persone.

Conte ha spiegato la scelta del capoluogo lombardo sottolineandone il ruolo economico. Secondo quanto riportato da Fanpage, il leader del Movimento ha dichiarato:

“Milano è la capitale economica del Paese, e noi siamo a crescita zero”.

Rete Civica Meridionale interpreta anche questa scelta come un ulteriore segnale della marginalità del tema meridionale nel documento finale. Si tratta, tuttavia, di una valutazione politica dell’associazione e non di una motivazione esplicitamente indicata dal M5S per l’impostazione del programma.

Nel programma M5S del 2019 il Sud aveva un punto specifico

Il confronto con il passato mostra una differenza significativa.

Nell’agosto 2019, tra le proposte programmatiche presentate dal Movimento 5 Stelle durante la formazione del nuovo governo, il punto numero 8 era espressamente dedicato al Mezzogiorno:

“Un piano straordinario di investimenti per il Sud”.

La proposta prevedeva anche una banca pubblica per gli investimenti con l’obiettivo di contribuire a colmare il divario territoriale del Paese. La presenza di un punto autonomo sul Sud nel documento del 2019 è documentata sia da ANSA sia da RaiNews.

Il successivo programma del governo Conte II andò nella stessa direzione, prevedendo un piano straordinario per crescita e lavoro al Sud e interventi attraverso Zone economiche speciali, Contratti istituzionali di sviluppo e fondi europei e di coesione.

Clausola del 34%, cosa prevedeva realmente

Un altro tema sollevato nella polemica riguarda la cosiddetta clausola del 34%, pensata per garantire al Mezzogiorno una quota degli investimenti ordinari statali almeno proporzionale alla popolazione residente.

Su questo punto è necessario distinguere le diverse fasi normative. La clausola fu introdotta con il decreto-legge 243 del 2016, convertito nella legge 18 del 2017. Successivamente furono adottati provvedimenti per definirne applicazione e monitoraggio.

Un primo DPCM risale al 10 maggio 2019, durante il governo Conte I, quando ministra per il Sud era Barbara Lezzi. Il successivo DPCM del 21 gennaio 2021, che ridefinì le modalità di verifica della regola, fu invece emanato durante il governo Conte II, quando il ministro per il Sud e la Coesione territoriale era Giuseppe Provenzano.

La formulazione originaria del testo fornito, che collocava nel 2021 contemporaneamente Conte, la Lega e Lezzi al governo, sovrapponeva quindi due fasi politiche differenti.

Oggi, inoltre, la soglia è stata portata dal 34% al 40% per gli investimenti ordinari in conto capitale destinati alle regioni del Mezzogiorno.

Il richiamo a Roberto Fico

Nella propria presa di posizione, Rete Civica Meridionale richiama anche precedenti dichiarazioni attribuite a Roberto Fico sul rischio che il Sud venisse escluso dall’agenda nazionale e mette in evidenza quella che considera una contraddizione rispetto all’attuale proposta programmatica pentastellata.

È uno dei passaggi più politici della critica: l’associazione chiede perché temi come perequazione, investimenti straordinari e riduzione dei divari territoriali non siano stati trasformati in un punto autonomo del documento Nova.

Una polemica sul modello di sviluppo, non soltanto sulle parole

Il dato documentale è quindi duplice. Da un lato, il programma Nova 2026 non contiene un capitolo esplicitamente intitolato al Sud o al Mezzogiorno e non ripropone nella stessa forma il piano straordinario presente nel programma M5S del 2019.

Dall’altro, i 20 punti sono costruiti prevalentemente come politiche nazionali e includono interventi su sanità, investimenti, infrastrutture, scuola, imprese e welfare che, nelle intenzioni del Movimento, si applicano all’intero territorio nazionale.

La contestazione di Rete Civica Meridionale riguarda quindi soprattutto la scelta di non individuare il divario territoriale come tema autonomo, chiedendo che nelle future proposte della coalizione progressista il Mezzogiorno torni ad avere un capitolo specifico e strumenti dedicati.