Un piano nuovo per l’evacuazione, Caramiello: “In caso di eruzione del Vesuvio ripopolare le aree interne”

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Camera dei Deputati

In questa intervista esclusiva, l’onorevole Alessandro Caramiello del Movimento 5 stelle e presidente dell’intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, aree fragili e isole minori”, ha parlato ampiamente del piano di evacuazione in caso di disastro causato dal Vesuvio. “Stiamo lavorando ai protocolli d’intesa”.

“L’obiettivo di questa proposta è quello di fare in modo che se malauguratamente eruttasse il Vesuvio, i 600.000 cittadini che compongono i 18 comuni della zona rossa nell’area vesuviana invece di essere deportati al Nord vengano trasferiti nelle aree interne della Regione Campania per ripopolarla. Il tutto è stato pensato attraverso un progetto puntuale, coadiuvato dal Dottor Vincenzo Coronado che è un imprenditore casertano, ed a cui sta lavorando ormai da 15 anni.”

Così, in prima battuta, Alessandro Caramiello, Deputato della Repubblica in quota Movimento 5 stelle, ha presentato una proposta che andrebbe a modificare il vigente piano di evacuazione. Grazie al coinvolgimento dell’intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, aree fragili e isole minori”, che presiede, l’onorevole Caramiello insieme ad altri esponenti stanno provando ad apportare delle modifiche all’attuale piano.

“La Fondazione Convivenza Vesuvio, il cui Presidente è proprio Vincenzo Coronato, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il Comune di Ottaviano per far si che gli sfollati di quella zona, invece di essere portati nelle regioni del Nord Italia come prevede il piano attuale, vadano a ripopolare un’area interna nella regione Campania: nell’est beneventano, nell’avellinese, nel casertano o nel salernitano.”

Questo l’obiettivo di un piano ambizioso che mira a cambiare le carte in tavola rispetto a quella che viene vista come una vera e propria “deportazione”: “Stiamo iniziando a lavorare – riferisce Caramiello – per sollecitare i sindaci di tutti e 18 i Comuni a sottoscrivere lo stesso protocollo d’intesa. Dunque, anziché essere spostati in Piemonte basterebbero appena 40 chilometri.

Tra l’altro, il progetto con il Comitato del del dottor Enzo coronato già censito circa 180.000 alloggi già disponibili quindi non tende da campo. Quindi è un progetto fattibile che va a modificare il piano di evacuazione della Protezione civile nazionale.”

Un piano nuovo per l’evacuazione, Caramiello: “In caso di eruzione del Vesuvio ripopolare le aree interne”

Il progetto nasce a seguito delle forti ansie e tensioni scatenate a seguito del fenomeno del bradisismo provocato dai Campi Flegrei, ma il progetto riguarda nello specifico la situazione del Vesuvio: “Il nostro progetto in questo momento riguarda solo l’area vesuviana e non l’area flegrea – spiega Caramiello-. Quindi cerca di prevenire un eventualità specifica, che speriamo si verifichi il più tardi possibile e si occupa questo piano soltanto dei 600.000 cittadini dell’area vesuviana.”

La concretezza del progetto viene ribadita specificando la disponibilità abitativa: “Sono stati già censiti 180.000 alloggi disponibili nella provincia, quindi nelle aree interne della Regione Campania. Il piano è assolutamente fattibile, e non coinvolge solo la Campania: pensi che in Abruzzo sono state individuate già 346.000 case disabitate che potrebbero essere messe a disposizione.

L’obiettivo sicuramente è ripopolare le aree interne della Regione Campania, ma nel caso non bastasse, l’obiettivo è anche andare a ripopolare quello che fu é il territorio del Regno delle Due Sicilie: quindi dei paesini dell’Abruzzo, del Molise, della Basilicata, chiaramente in prima battuta il progetto prevede il ripopolamento delle aree interne della Campania.”

Caramiello: “Già oggi disponibili 180mila alloggi in Campania, non parliamo di tendopoli”

Sempre per fare corretta informazione l’onorevole Caramiello si è soffermato anche su quali aree potrebbero essere colpite. A differenza di ciò che si potrebbe pensare la risposta è abbastanza chiara: “Le zone colpite dovrebbero sicuramente essere quelle dei 18 Comuni dell’area ‘rossa’: Portici, San Giorgio, Ercolano, Torre del Greco per citarne alcuni. E’ chiaro che i piani di evacuazione della Protezione civile riguardano tutta l’area alle falde del Vesuvio. Si spera, questo dicono gli esperti, non si vada oltre ma dipende da molti fattori. Fare ipotesi allarmistiche non ha granché senso”.

Fermo restando che: “chi ha una seconda casa e si vuole allontanare in maniera autonoma può spostarsi autonomamente, quindi in una seconda casa che si trova anche al nord, in altre zone”, si deve considerare tutto l’insieme e questo l’onorevole Caramiello lo ha ben presente anche parlando del post disastro:

“Noi andiamo a bloccare l’allontanamento: cioè andiamo a bloccare il fatto che i cittadini debbano essere portati al Nord Italia. Andiamo quindi a tutelare cittadini che non hanno la possibilità di allontanarsi, ma chi ha una seconda casa è liberissimo di farlo. Del dopo non ci siamo occupati molto, perché dipende cosa lascerà il Vesuvio. Abbiamo però un riscontro storico: nel 1738 fu costruita la Reggia di Portici e nel settecento nell’Ottocento, nel Novecento ci furono tante eruzioni però la lava non arrivò più a Portici perché l’ultima volta fu l’eruzione del 1631 che fu un’eruzione esplosiva ed all’epoca era tutta campagna. Se dovesse verificarsi un’altra volta un’eruzione esplosiva chiaramente ci potrebbe essere una tragedia perché tutti i palazzi costruiti sarebbero abbattuti.

Non sappiamo cosa succederà – conclude Caramiello -. La priorità oggi è salvare vite umane e ripopolare le aree interne.”

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