Superbonus, Meloni blocca tutto: oggi incontro con le imprese 

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Superbonus

Il Superbonus, bloccato dal Governo, mette a rischio le imprese del settore. Oggi un incontro tra rappresentanti del governo e imprenditori per aprire uno spiraglio.

di Giordana D’Alelio

Sono stati convocati per oggi pomeriggio, 20 febbraio alle 17.15, i presidenti delle categorie interessate dalle norme che bloccano la cessione dei crediti dei bonus edilizia, tra cui il Superbonus. Il governo incontrerà i rappresentanti di Abi, Cdp e Sace, per un confronto sulle norme che bloccano la cessione dei crediti dei bonus edilizia, tra cui il superbonus, che tanto ha fatto discutere negli ultimi anni. 

Cos’è il superbonus e perché può essere un’arma a doppio taglio 

Partorito dal governo Conte Bis nel 2020, il Superbonus 110% è l’agevolazione fiscale introdotta e disciplinata dall’articolo 119 del decreto legge n. 34/2020 (decreto Rilancio), che consiste in una detrazione del 110% delle spese sostenute a partire dal 1 luglio 2020 per la realizzazione di specifici interventi finalizzati all’efficienza energetica e al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici. Tra gli interventi rientrano anche l’installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. 

Di fatto i “lavori trainanti” che darebbero diritto al superbonus comprendono: 

  • Il cappotto termico, ovvero l’isolamento dell’immobile con materiali che rispecchiassero i criteri ambientali minimi 
  • La sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti degli edifici unifamiliari o nelle parti comuni degli edifici con quelli a pompa di calore o caldaia a condensazione 
  • Interventi antisismici 

I “lavori trainati” che beneficerebbero a loro volta del bonus, solo se collegati ad uno degli interventi trainanti sono: 

  • Opere di risparmio energetico qualificato 
  • Installazione di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici 
  • Installazione di impianti solari o fotovoltaici 
  • Sistemi di accumulo 

Per tutti i lavori ammissibili al bonus 110% era possibile scegliere di beneficiare dell’incentivo in detrazione con la dichiarazione dei redditi, con 5 quote per 5 anni,oppore 4 anni per le spese sostenute nel 2022. 

Per chi desiderava liquidità immediata erano presenti due opzioni 

  1. Chiedere al fornitore uno sconto in fattura. Ovvero una riduzione sul corrispettivo dovuto all’impresa, di importo massimo non superiore al corrispettivo stesso, che veniva recuperato dallo stesso fornitore sotto forma di credito d’imposta di importo pari alla detrazione spettante. 
  1. Cedere il credito di imposta corrispondente alla detrazione spettante ad altri soggetti come istituti di credito o finanziari. La cessione comporta il pagamento effettivo dei lavori e la stipula di un accordo tra il contribuente, che cede il credito maturato e il cessionario, il quale, in cambio del beneficio fiscale ricevuto, avvia un piano di rimborso per restituire al contribuente il beneficio corrispondente alla detrazione fiscale. 

Il rischio legato allo sconto in fattura, il metodo preferito 

Tale agevolazione appariva dunque agli occhi dei contribuenti come lo strumento perfetto per rimettere a posto la casa senza spendere un solo euro. Si trattava di mandare in detrazione le spese nella dichiarazione dei redditi, cedendo il credito o facendosi fare lo sconto in fattura. Insomma, casa ristrutturata, ecologica e gratis, o quasi.  

Tuttavia, l’iniziale entusiasmo cominciò a diventare perplessità, poiché dietro il superbonus si celano degli enormi rischi. 

La possibilità di non dover attendere degli anni per recuperare le spese sostenute, attraverso la dichiarazione dei redditi, cioè con la normale detrazione fiscale ma di usufruire della cessione del credito d’imposta (che ha un costo, seppur basso) o dello sconto in fattura ha fatto gola a tantissimi contribuenti, poiché consentiva di fare i lavori quasi gratis. 

Questi ultimi ovviamente obbligati ad affidarsi a qualche esperto, a delle imprese specializzate. 

Può però accadere che una volta avviati gli interventi l’impresa fallisca, il che apre un capitolo molto delicato e ci impone di fare un passo indietro. 

L’agenzia delle entrate per applicare il superbonus farebbe riferimento al contratto d’appalto sottoscritto tra il contribuente che incarica del lavoro e l’impresa e per effettivamente beneficiare dell’agevolazione ci vuole l’asseverazione del tecnico abilitato che certifichi: 

  • Il reale risparmio energetico derivante dai lavori 
  • Il salto di 1 o 2 classi energetiche richiesto dalla normativa 

Nel malaugurato caso in cui l’impresa fallisca e il contenuto dell’asseverazione non venisse rispettato il fisco avrebbe il potere di rivalersi sul committente per le somme non spettanti. Il committente sarebbe tenuto a saldare le spese per intero al posto dell’impresa. 

Tale sistema largamente utilizzato da famiglie e imprese negli ultimi anni, che, da un lato, ha contribuito al rilancio dell’industria edile e dell’efficientamento energetico, ma dall’altro lato, ha anche generato comportamenti illeciti testimoniati da truffe per circa 9 miliardi di euro. 

Lo stop alle cessioni del credito, la decisione del governo 

E’ ancora in piedi la questione Eurostat, ovvero se banalmente i crediti siano pagabili o meno e se questi ultimi aumentino o meno il debito pubblico. 

Con il Decreto-legge 16 febbraio 2023, n. 11, entrato in vigore il 17 febbraio 2023 e ora sottoposto all’esame del Parlamento per la conversione in Legge, il Governo vigente è intervento in maniera decisa sulla questione del Superbonus 110%, bloccando la cessione del credito e la manovra di sconto in fattura.  

Dal 17 febbraio 2023, è prevista la sola possibilità per i contribuenti di utilizzare le detrazioni fiscali derivanti dai bonus del comparto edilizio in dichiarazione dei redditi.  

Nel concreto, i contribuenti potranno recuperare il 90% delle spese sostenute a proprio carico, attraverso la normale dichiarazione dei redditi nel giro di 10 anni, senza che essi vengano anticipati dalle aziende. 

La data di decorrenza dell’abolizione, ossia dal 17 febbraio 2023, fa però salve le situazioni esistenti alla data antecedente all’entrata in vigore del provvedimento. 

Il blocco del Governo ha, quindi, l’intento di “tutela della finanza pubblica” sarebbe legittimata da molti dati la preoccupazione del nuovo Governo circa la sicurezza dei conti pubblici. 

Il problema dei crediti incagliati 

L’intervento del Governo ha, inoltre, previsto il divieto di acquisto dei crediti e la revisione delle norme sulla responsabilità dei cessionari in solido con i cedenti. Quest’ultima norma ha la finalità di sbloccare l’ingorgo creato dai tantissimi crediti “incagliati”.  

Infatti, il meccanismo sinora applicabile ha fatto sì che, per paura di un coinvolgimento in tema di responsabilità da parte dei cessionari, i crediti venissero da questi ultimi rifiutati all’atto dell’acquisto rimanendo così bloccati a capo di committenti e fornitori. 

L’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori, ha stimato che i crediti di imposta incagliati nell’ambito dei bonus immobiliari ammontano a 15 miliardi. 

Lo stop alle cessioni del credito relative alle agevolazioni fiscali per i lavori edilizi, deciso dal governo, continua a creare fibrillazioni dentro e fuori la maggioranza. Boccia: “La premier dice che la spesa non è gratis ma a carico di tutti i cittadini? Ha ragione, ma questo non vale solo per una misura che rilancia un settore e aiuta le famiglie. Vale soprattutto per le tasse non pagate”. Il leader di Forza Italia: “Il Parlamento sovrano discuterà il decreto e potrà apportare utili modifiche 

Le dichiarazioni della premier meloni e di altri esponenti della destra: “quando paga lo stato nulla è  gratis”

Così la premier Giorgia Meloni nella sua rubrica social “Appunti di Giorgia”.  

“Il Superbonus è costato a ogni singolo italiano circa 2mila euro, anche a un neonato o a chi una casa non ce l’ha. Non era gratuito, il debitore è il contribuente italiano”. 

“Il costo totale” dei crediti del superbonus attualmente è di 105 miliardi di euro”, evidenzia la premier, che assicura: “Ora dobbiamo cercare soluzioni per evitare il tracollo di migliaia di aziende, ora dobbiamo difendere il bilancio pubblico. Ci sono state moltissime truffe, dall’ammontare di circa 9 miliardi di euro”, sottolinea Meloni. 

Ha inoltre specificato di avere in agenda colloqui con le associazioni di categoria per valutare interventi ulteriori. “Aziende e lavoratori sono stati messi in una condizione tragica da qualcuno che evidentemente non era abbastanza serio nello scrivere questa misura; quindi, siamo intervenuti e continuiamo a intervenire, convocheremo tutte le associazioni di categoria, le aziende coinvolte, per capire che cosa altro possiamo fare per aiutarle, per dare loro una mano, per salvare queste aziende e per salvare questi lavoratori e per rimettere questa misura in un binario sensato”. 

Anche Paolo Zangrillo, ministro di Forza Italia della pubblica amministrazione ha dichiarato durante un’intervista per il quotidiano La Stampa: “Siamo sempre stati favorevoli al Superbonus, ma la scellerata pianificazione del governo Conte impone interventi urgenti per evitare disastri sui conti pubblici”. 

Su questo punto interviene anche il leader di FI Berlusconi sui social. “Il mio punto di vista al riguardo, da uomo di Stato e di economia, è che sia giustificato e forse inevitabile il percorso del Governo per evitare danni al bilancio dello Stato, che potrebbero addirittura portarci ad una situazione di default. “Voglio ricordare che si tratta di una misura adottata dal Governo Conte, il governo degli indistinti bonus a pioggia, soggetti a continue modifiche ed interpretazioni che hanno provocato un clima di costante incertezza per le imprese interessate”.  

Ancora il ministro degli Esteri Antonio Tajani: 

“Era indispensabile approvare in consiglio dei ministri quella decisione. Perché con le nuove regole di Eurostat c’era il rischio che i conti pubblici saltassero e il governo ha la responsabilità di impedire questo. Ora lavoriamo in Parlamento in modo da migliorare il testo. In parlamento si può cercare di trovare qualche soluzione per agevolare famiglie e imprese”. 

Per il governo di destra è quindi dimostrato un provvedimento che nonostante abbia rilanciato il settore dell’edilizia è costato quasi 72 miliardi di euro, ha innescato l’aumento dei prezzi delle materie prime, ha promosso truffe di miliardi di euro e di cui va assolutamente rivisto il funzionamento. 

La proposta della cartolarizzazione e in cosa consiste 

Tommaso Foti, capogruppo di fratelli d’Italia alla camera, pochi giorni fa ha formulato la proposta di cartolarizzare» i crediti fiscali “incagliati” lasciati dai cantieri del Superbonus. Un macigno pesantissimo che di fatto grava per 110 miliardi sui conti pubblici, secondo i calcoli del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.  

Abbastanza per compromettere la stessa tenuta del Pil. L’obiettivo sarebbe quello di spezzettare e alleggerire tale peso se cartolarizzato, sarebbe però redistribuito sul mercato, e reso così sostenibile. 

Una operazione di cartolarizzazione, detta anche securitization, consiste nello spezzettare e impacchettare i crediti in altro, per esempio obbligazioni, per poi ricollocarli sul mercato tramite una apposita società veicolo, specializzata che, per pagarne il prezzo di acquisto, emette dei titoli obbligazionari. Si definisce “cartolarizzazione” perché il credito viene trasformato in “carta”, cioè obbligazioni. 

Le operazioni di cartolarizzazione sono tuttavia complesse, anche per lo stigma che si portano dietro: “È risaputo che la scarsa regolamentazione della cartolarizzazione ha contribuito in modo significativo alla crisi dei mutui subprime che dal mercato statunitense si è rapidamente diffusa in tutto il sistema finanziario mondiale, con conseguenze di vasta portata per i contribuenti e le imprese dell’Ue e del resto del mondo” scrive la commissione Europea nel report sul mercato di ottobre. 

Ma quali sarebbero i vantaggi, soprattutto per i cittadini? La cartolarizzazione avrebbe il vantaggio di far ottenere a chi inizia i lavori in casa propria liquidità immediata, senza dover aspettare di spalmare la spesa nei cinque anni successivi tramite sconti nella dichiarazione dei redditi 

Nella cartolarizzazione sarebbe cruciale il ruolo degli investitori istituzionali. Tra le ipotesi avanzate, potrebbero essere coinvolti nell’acquisto dei crediti Sace e Cassa depositi e prestiti (Cdp), controllate da Ministero dell’Economia per gestire i 15 miliardi di crediti – o una parte di essi – al momento bloccati. 

Tuttavia, non è ancora detto che il governo Meloni scelga questa via. 

Intanto, all’opposizione le accuse di incoerenza al governo 

Una dichiarazione che ha provocato la reazione di Francesco Boccia.  

“La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ragione: quando paga lo Stato, la spesa non è gratis ma a carico di tutti i cittadini. È uno dei principi più elementari dell’economia. Dovrebbe anche ricordare, però, che questo vale non solo per il Superbonus, che rilancia un settore e aiuta le famiglie che non potrebbero permettersi quegli investimenti, ma vale anche e soprattutto per le tasse non pagate. E il condono agli evasori, gentilmente concesso dal suo governo, lo paghiamo tutti noi. La coerenza è un abito che andrebbe indossato sempre, non solo quando conviene”, ha dichiarato il senatore del Pd. 

Giuseppe Conte dei 5 stelle ha affermato “Il governo tradisce Famiglie e imprese della ristrutturazione, polmone economico per la crescita che ci ha consentito di affrontare la peggior emergenza degli ultimi anni,900mila posti di lavoro, tagliato 1 milione di tonnellate di CO2, misura ampiamente ripagata, oltre il 70% è rientrato dir nelle casse dello stato” 

In una nota anche Emiliano Fenu, capogruppo M5s in Commissione finanze della Camera. “O siamo alle bufale o alle più clamorose dimostrazioni di incompetenza dei rappresentanti del Governo. Centodieci miliardi, infatti, altro non rappresentano che gli investimenti attivati attraverso i vari bonus edilizi, con uno ‘scostamento’ complessivo di 37 miliardi di euro rispetto alle previsioni iniziali”. Ma aggiunge “né i 110 miliardi, né i 37 sono un buco, perché nel frattempo il Pil è cresciuto del 6,7% nel 2021 e del 3,9% nel 2022, assicurando un incredibile extragettito fiscale che il Governo Draghi, appoggiato da tutti i partiti, compreso Fratelli d’Italia che ne ha voluto ereditare Giorgetti come ministro dell’economia, ha utilizzato per erogare aiuti a famiglie e imprese contro il caro energia”. 

Le richieste di Ance e Confedilizia 

Al governo arriva il messaggio di Federica Brancaccio, presidente dell’Ance. “Stimiamo crediti incagliati legati ai bonus immobiliari per circa 15 miliardi. Abbiamo avanzato una proposta per l’uso degli F24 dei clienti delle banche. La cartolarizzazione? Se c’è una soluzione va bene, ma basta che sia rapida e non di mesi “dice la numero uno dei costruttori in vista dell’incontro a Palazzo Chigi sul decreto che blocca la cessione dei crediti. 

“C’è una crisi di liquidità che rischia di far fallire migliaia di imprese e di far saltare la grande opportunità rappresentata dal Pnrr, un nodo sul quale pesa anche il caro-materiali”, aggiunge, spiegando che i costruttori chiederanno “una misura con regole certe e chiare, stabili nel tempo e sostenibili economiche che consentano programmazione alle imprese per gli investimenti e ai cittadini per le scelte”.  

Brancaccio ricorda poi che il superbonus è in principio nato in un momento di crisi per dare una spinta all’economia e l’ha data. Le modifiche sono state applicate successivamente e che questo mina le certezze degli italiani. 

Giorgio Spaziani Testa, il presidente di Confedilizia ha affermato invece “che non vanno confusi i piani. Un conto è il tema dei cosiddetti crediti incagliati, con riferimento ai quali occorre fare ogni sforzo per individuare misure che siano in grado di sbloccare i cantieri fermi, al fine di tutelare al massimo i cittadini che si sono fidati dello Stato, proprietari di casa in primis”. Il dibattito resta aperto. 

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