Prospettive Italia, investimenti pubblici e debito pubblico

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Immagine di mindandi su Freepik

Stiamo vivendo un’epoca che probabilmente sarà indicata come un momento di ricostruzione del Paese che ha vissuto varie vicissitudini dal dopoguerra ad oggi e che si avvia ad una ripresa economica duratura –dopo anni di stagnazione – supportata da investimenti legati a diversi fattori.

di Antonio Costa

Un’importante iniezione di risorse finanziarie è stata prodotta nel periodo della Pandemia da Covid-19 con diversi provvedimenti legislativi voluti dal governo (la Legge sul superbonus 110%, ma anche le leggi che hanno consentito l’introduzione nel sistema delle imprese di una maggiore liquidità) che hanno fortemente avviato la ripresa economica e di cui ancora il Paese si beneficia. Ora gli effetti del piano PNRR stanno ulteriormente implementando quella ripresa iniziale seppur a quegli effetti benefici si aggiunge oggi una politica monetaria BCE restrittiva che ne mina la totale efficacia.

I segnali internazionali impongono prudenza circa le prospettive future a causa di interferenze prodotte da forti tenzioni geopolitiche, dal mercato dell’energia ancora penalizzante per il mondo delle famiglie e delle imprese, dal rallentamento delle attività economiche della Cina, da un livello di inflazione nei Paesi avanzati
ancora elevato.

In questo contesto di carattere generale cosa deve fare il nostro Paese?

Politiche di investimento legate alla fruizione di energia e gas per famiglie ed imprese a prezzi più contenuti
un effetto immediato sulla capacità di spesa delle famiglie (dunque sul sostenimento della domanda) e sulla maggiore competitività delle imprese;
Investimenti pubblici mirati alla ristrutturazione dei borghi e dei centri storici avrebbero un effetto positivo in termini di incentivo all’investimento nel settore privato (ad esempio: ristrutturazioni di abitazioni e riqualificazione di intere zone abitative da riconvertire) con un conseguente riflesso sulla nostra capacità attrattiva di carattere turistico.

Il sostegno di settori di attività strategici per l’Italia è un obbligo non una facoltà. Non si possono affidare ad imprese straniere aziende di trasporti o aziende di acciaierie che hanno un riflesso sulle strategie nazionali di sviluppo del settore turistico e/o del settore produttivo. Non comprendere questo in nome della concorrenza, dell’efficienze, di altri concetti di economicità, porterebbe soltanto a politiche prive di una logica lungimirante.
Il riconoscimento infine del ruolo delle banche locali (o banche di prossimità) come una risorsa da preservare nell’interesse del Paese (come accade già in Germania dove le Casse Rurali sono tenute nella massima considerazione dal Legislatore), delle piccole e medie imprese e del risparmio delle famiglie consentirebbe il consolidamento di un sistema del credito dove la diversità diventerebbe un valore e provocherebbe nel medio lungo periodo un ulteriore effetto positivo sui territori di periferia.

Investimenti nei settori nevralgici: migliorare i trasporti e i collegamenti

Come qualsiasi buon padre di famiglia che vuol far quadrare i conti del proprio bilancio l’Italia deve investire nei settori nevralgici del belpaese, migliorare le infrastrutture dei trasporti per collegare meglio i territori di periferia e fissare un piano di rientro del debito pubblico ormai divenuto di dimensioni considerevoli (circa 2.762 miliardi di euro pari al 145% del PIL Italiano).

Il nostro Paese, in particolare, deve fissare un piano credibile di contenimento del debito fondato su
iniziative concrete da perseguire con scadenze prefissate. Cosa può aiutare questo intento collettivo?

L’avvio di nuove concessioni demaniali con utilizzo di zone costiere disponibili;

La vendita di importanti immobili di proprietà dello Stato non utilizzati, fissando criteri per la loro maggiore appetibilità; una legge sulla cartolarizzazione potrebbe essere uno strumento utile per raggiungere con snellezza l’obiettivo sperato;

Altre iniziative analoghe (l’elencazione non vuole essere una indicazione esaustiva ma solo esemplificativa), porterebbero un maggior gettito allo Stato da poter utilizzare per il rimborso sostenibile e graduale del debito pubblico; l’effetto di queste misure provocherebbe da subito una maggiore fiducia degli stessi investitori, un giudizio migliore delle società di rating, probabilmente un considerevole risparmio dello Stato.

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