Osteopatia: verso la nascita di un corso di laurea ad hoc

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Osteopatia
Fonte: Pixabay

L’Osteopatia in Italia ha avuto un percorso lungo e travagliato, che a breve vedrà la nascita di un vero e proprio percorso universitario.

di Carlo Conte

Al momento in Italia l’unico modo per formarsi in Osteopatia è attraverso dei College privati che rilasciano dei titoli non universitari.

Ci sono poi delle rare eccezioni: esistono College italiani in partnership con università straniere, che rilasciano titoli accademici come il Bachelor of Science in Osteopathy. Questa però non è la norma.

Allo stato attuale, dunque, la principale criticità italiana, è la mancanza di una Laurea in Osteopatia. Eppure gli osteopati sul territorio sono tanti, circa 12.000, e molti i cittadini che accedono alle terapie osteopatiche da loro erogate.

È giusto quindi normare questa disciplina a tutela dei pazienti.

Le origini

L’Osteopatia nasce negli Stati Uniti, alla fine dell’800, grazie alle intuizioni del dottor Andrew Taylor Still. A causa di numerose esperienze personali – quali l’esercizio medico nella guerra civile americana, la morte di tre figli per meningite, l’incontro con la cultura degli indiani Shawnee – egli si allontanò dai principi della medicina a lui contemporanea, per elaborare un nuovo modo di guardare all’essere umano.

In un mondo già all’epoca popolato da farmaci, il più delle volte veleni (si utilizzavano ancora sostanze tossiche come il mercurio), Still intravide nell’Osteopatia una nuova possibilità di cura.

Una cura rispettosa del corpo, che ne esalti le potenzialità andando a ridare equilibrio e salute attraverso la manipolazione, delle articolazioni e non solo. Si chiama Osteopatia, perché Still si concentrò sulla corretta “posizione” delle ossa.

In realtà, il concetto è più fine e complesso, perché gli aggiustamenti che praticava avevano l’obiettivo di ottenere una migliore circolazione sanguigna, linfatica e degli impulsi nervosi, andando ad agire anche sugli organi interni.

Still, con i propri mezzi, si cimentò nel trattamento di molte patologie, anche infettive, raggiungendo ottimi risultati. Ricordiamo che in quel periodo purtroppo non esistevano gli antibiotici.

Dunque, l’osteopatia è una disciplina tesa a potenziare la salute, piuttosto che a focalizzarsi sulla malattia.

L’osteopatia oggi

Oggi l’Osteopatia è riconosciuta e normata in molti paesi del mondo. Negli USA il titolo è riconosciuto già dal 1892. Nel Regno Unito fa parte del sistema sanitario anglosassone dal 1993. L’Osteopatia è regolamentata anche in Francia, Danimarca, Portogallo, Lussemburgo, Svizzera, Malta e la lista si allunga di anno in anno.

L’osteopatia in Italia

In Italia, si sa, i procedimenti che coinvolgono per forza di cose la politica vanno sempre un po’ a rilento. Solo nel 2018 l’Osteopatia è stata riconosciuta come professione sanitaria autonoma. Di lì a poco si sarebbe dovuto creare il corso di laurea in Osteopatia, ma a distanza di 5 anni, il passo non è stato ancora compiuto.

Questo ultimo step dovrebbe concludersi il 31 Giugno 2023, così come definito del Decreto Milleproroghe.

I pro e i contro dell’istituzione di una Laurea in Osteopatia

È una buona notizia?

Per i cittadini è un’ottima notizia, poiché finalmente potranno essere curati da professionisti riconosciuti, riconoscibili e con una preparazione più uniforme. Sarà possibile, nel tempo, accedere all’Osteopatia anche come servizio pubblico, e non solo come prestazione privata.

Per gli osteopati, invece, il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto.

È mezzo pieno, innanzitutto perché il riconoscimento formale di una professione è sempre cosa buona e giusta. E poi, perché avere la possibilità di entrare nell’ambiente universitario vuol dire anche aprire posizioni accademiche, potenziare la ricerca, entrare in modo più capillare nel sistema ospedaliero.

È mezzo vuoto perché, forse per non scontentare altre professioni sanitarie come la Fisioterapia, è stata assegnata una laurea triennale nell’ambito della prevenzione.

Tre anni di formazione sono pochi. Sono pochi per gli osteopati, così come per i fisioterapisti, per gli infermieri e così via. Questa è solo una delle tante dimostrazioni della tendenza italiana, più o meno conscia, di tenere depotenziate alcune professionalità, a favore di altre più storiche e ben radicate, come la Medicina nelle sue varie declinazioni specialistiche.

Il ruolo della prevenzione è sicuramente un onore ed è fondamentale, soprattutto nei tempi che corrono, ma rischia di snaturare le origini della disciplina, che nasce anche con lo scopo di supportare il sistema di salute in situazioni patologiche, più o meno severe. Basti pensare che negli USA l’osteopata è praticamente un medico.

Non è chiaro, inoltre, che fine faranno gli osteopati che hanno già un titolo privato e che già esercitano sul territorio da anni, erogando prestazioni e pagando le dovute tasse.

Trascurare questo passaggio rischia di gettare nel limbo una serie di bravi professionisti o, peggio ancora, di accreditarne altri non per forza meritevoli, come avvenne nel 1994 col marasma che seguì la nascita della laurea in Fisioterapia.

Speriamo tutti, professionisti e cittadini, in una visione chiara, trasparente e lungimirante sul futuro dell’Osteopatia, da parte della politica italiana, specificamente del Ministero dell’Istruzione, del Ministero della Sanità.

Ci auguriamo che il tutto possa avvenire nel rispetto degli articoli 1, 4, 9 e 32 della Costituzione italiana. Questa sarà infatti un’occasione per creare nuovi posti di lavoro, per avviare nuovi campi di ricerca scientifica e per tutelare ulteriormente la salute dei cittadini italiani.

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