Obiettivo Ambiente, scienziati, politici e giovani a confronto sul tema

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Attori e azioni per la salvaguardia del nostro pianeta – Incontro svoltosi il 17 Aprile presso il Liceo Giordano Bruno di Arzano, Napoli

Lunedì 17 Aprile 2023 si è svolto il convegno “Obiettivo Ambiente – Attori e azioni per la salvaguardia del nostro pianeta” presso l’Aula Magna del Liceo Giordano Bruno di Arzano, Napoli.

All’incontro hanno preso parte come relatori: scienziati, docenti e politici, tra i quali Donato Giovannelli, divulgatore scientifico dell’Università Federico II di Napoli, Dipartimento di Microbiologia, che ha parlato di “Cambiamento Climatico e Antropocene”, Mariolina Castellone, Vice Presidente del Senato, che ha esposto la relazione tra “Ambiente e Salute”, Sergio Costa, Vice Presidente della Camera, che ha parlato di “Ambiente e biodiversità”, Salvatore Micillo ex-paralamentare del M5S firmatario della legge 68/2015 sugli ecoreati. Ha introdotto i lavori l’assessore all’Ambiente Maddalena Tramontano. Sono inoltre intervenuti dinanzi ad una platea full-out di studenti radunatasi nell’Aula Magna del Liceo di Arzano, che porta il nome del visionario ed illustre filosofo nolano considerato eretico dai suoi contemporanei e perciò finito al rogo, Giuliana di Fiore, Professoressa di Urbanistica e dell’Ambiente dell’Università Federico II di Napoli, Massimiliano Manfredi, Consigliere Regionale e Vicepresidente della Commissione Ambiente, Agostino Santillo, Membro della Commissione Ambiente del Senato e Roberto Fico ex-presidente della Camera. A chiusura dell’incontro la toccante lettura del Report Ipcc 2023, “Ultima chiamata per la salvezza del pianeta” ad opera del Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Arzano, Luigi Giovenco, anche promotore dell’incontro. Ha moderato il convegno Nicole Lanzano, giornalista e ViceDirettore di Kompetere Journal.

I saluti di apertura ai convenuti

I saluti di apertura ai convenuti della Dirigente Scolastica del Liceo Giordano Bruno Dott.ssa Maria Luisa Buono, e alla Sindaca del Comune di Arzano, Cinzia Aruta, presente all’incontro. Subito dopo i ringraziamenti di rito, la Buono ha voluto sottolineare che l’Istituto scolastico da lei diretto essendo scuola Unesco, facente parte della rete ambientale delle Green School, abbia tra i focus principali proprio le tematiche ambientali, che tutti gli insegnanti formati nell’ottica dell’internazionalizzazione considerano centrali nel proprio insegnamento teso alla valorizzazione dei beni immateriali.

Poi prende la parola la Sindaca

Di poi ha preso la parola la Sindaca di Arzano Cinzia Aruta, complimentandosi con l’istituzione scolastica in quanto in essa si realizza concretamente il paradigma della “conoscenza che si fa elemento e forza di trasformazione della società, in quanto attraverso di essa possiamo tutti noi sviluppare le competenze, avere sete di relazioni sane e quindi sviluppare il territorio per l’ottenimento di una migliore qualità della vita di tutti”

Siamo in un territorio complesso, raccontato spesso al negativo

Ha inoltre ricordato che “siamo in un territorio complesso, raccontato spesso soltanto in modo negativo, altrettanto spesso si viene perciò messi all’angolo per questo.” E ha quindi chiarito: “Questo angolo va abbattuto rompendo le pareti, valorizzando la formazione, riportando orgoglio alla città”.

A questo punto è intervenuta la moderatrice chiedendo all’Assessore all’Ambiente Maddalena Tramontano: “Assessore Tramontano, le imprese cercano competenze green, cosa possono offrire i cittadini?” E poi: “Si parla spesso di città smart green, quali azioni rivolte al futuro l’amministrazione porterà avanti in merito?”

Tramontano: “Quando si parla di ambiente significa parlare di tutto ciò che ci circonda, l’Art. 9 della Carta Costituzionale tutela l’ambiente e la biodiversità, anche per le prossime generazioni. In questi giorni il G7 ha visto impegnati i ministri per l’ambiente per l’abbattimento dei combustibii fossili, che sono alla base anche del nostro PNRR, a livello non solo nazionale ma anche locale. Per questa ragione è necessaria l’interlocuzione con le istituzioni scolastiche di tutto il territorio per raggiungere l’obiettivo di una informazione completa e capillare.

Le sinergie dell’associazionismo ambientalista

Con la collaborazione dell’associazionismo di natura ambientale Arzano ha visto partecipi circa novecento ragazzi appartenenti a scuole di primo e secondo livello. Lo scopo è migliorare la raccolta differenziata nel nostro comune. Non solo campagne di sensibilizzazione ma anche attenzione al PNRR. Arzano ha rintracciato circa 750 mila euro messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con un programma che è un buon punto di partenza per il nostro Comune. Infatti si delinea su tre linee di intervento principali: Adeguamento delle isole ecologiche, mini-isole ecologiche con mini-compattatori e il servizio di raccolta che è convenzionato con ditte le quali premiano con degli sconti su beni e/o servizi gli utenti, e non ultima una dotazione software ed hardware per l’ottimizzazione del ciclo dei rifiuti. Tutto ciò proteso al raggiungimento dell’annullamento dell’utilizzo delle materie plastiche come raccomandato dall’UE”

E poi gli 11 minuti che rimarranno negli annali dell’ambientalismo

La parola è poi passata a Donato Giovannelli, il quale in 11 minuti che meritano di rimanere sinceramente negli annali dell’Istituto Bruno per l’interesse e l’attenzione ottenuta in un religioso silenzio di tutti gli studenti, ha rappresentato la migliore serie di diapositive e insieme di contenuti convincenti sui rischi ambientali che abbiamo mai ascoltato in anni di partecipazioni a convegni e manifestazioni sul tema.

Anche in tema ambientale saper divulgare è indispensabile

Infatti grazie ad un eloquio chiaro, preciso, sintetico e scorrevole, servendosi di una cinquantina di diapositive contenenti dati quantitativi sì, ma semplificati mediante grafici altrettanto chiari e di facile lettura, ed altre con immagini magniloquenti, il nostro divulgatore della Federico II ha fin da subito catturato l’attenzione di tutta la platea, trascinandola in una avventura tanto attuale quanto amara, quella della comprensione profonda degli effetti della CO2 sull’ambiente terrestre oltre che sul clima, e soprattutto che a produrre ossigeno tanto basilare per la sopravvivenza di quasi tutti gli essseri viventi, non sono tanto le piante ma il plancton e le microalghe che stiamo distruggendo e alterando con l’inquinamento e il surriscaldamento dei mari, dovuti appunto all’impatto delle attività umane, il che ha fatto chiamare questa veloce e distruttiva era: “antropocene”.

Vi racconto la mia vita con il variare della CO2 negli anni

“Potrei raccontarvi la mia vita con la curva ascendente della CO2 negli anni”, ha infatti spiegato il prof. Giovannelli. “Ieri eravamo a 422 ppm (parti di CO2 per milione), io invece sono nato a 341 ppm, mi sono laureato a 384 ppm, ho conseguito il dottorato a 400 ppm, sono diventato ricercatore a 409 ppm, professore a 413 ppm, per un 21% di aumento di CO2 nella mia breve vita.”

Il professore poi ha proseguito il suo tanto rapido quanto scioccante racconto facendo riflettere la platea sulle conseguenze di un aumento di soli 1,5 – 2 gradi centigradi della temperatura terrestre, che a qualcuno potrebbe sembrare poca cosa, ma che avrebbe conseguenze catastrofiche ovunque sul pianeta, a catena e impossibili da gestire per l’uomo.

Questo è un pianeta strano

“Questo è un pianeta strano, che è cambiato moltissime volte nella sua storia, noi come esseri umani ci sentiamo speciali ma se paragonata alla tastiera di un pianoforte la produzione di ossigeno sulla terra sarebbe iniziata più o meno a metà della tastiera e la nostra comparsa sulla terra sarebbe contenuta in una frazione dell’ultimo tasto.”

Quale rappresentazione più chiara ed evidente dell’aumento di produzione di CO2 nella nostra era, uno dei famigerati gas serra! Altro che “problema inventato dai catastrofisti del clima o dagli scienziati di sinistra” come sostenuto da alcuni politicanti o addirittura sedicenti scienziati.

Il fall-out ambientale e le ricadute sull’economia globale

Stiamo impattando territori, atmosfera e clima, basti guardare agli eventi del minimo storico delle nevi sui ghiacciai, dove questi ultimi esistono ancora, e la siccità.

Tutto questo impatterà a sua volta volente o nolente anche sull’economia globale, quindi, in soldoni, chi se lo potrà permettere soffrirà inizialmente forse meno di chi non lo potrà fare, a causa della carenza o della cattiva qualità delle risorse e dei parametri basilari per la vita, aria, acqua, temperature etc.. Poi se si continuerà su quel crinale le differenze si appianeranno al negativo ma vorrà dire soltanto che ci saremo estinti, perchè sì, la Terra continuerà a sopravvivere anche senza di noi.

Rispetto alle specie che hanno cambiato il pianeta nel passato, noi possiamo capire cosa sta succedendo e prendere provvedimenti per mettere riparo a ciò che abbiamo causato col nostro stile di vita. Dipenderà soltanto da noi come e in che mondo vorremo vivere nel futuro.

L’intervento della Vice Presidente del Senato Mariolina Castellone

Come ben sappiamo, le condizioni economiche e sociali possono essere considerate come determinanti del benessere psico-fisico delle persone, e della salute stessa. Inoltre fondamentali sono: l’incrocio dei dati, gli indicatori sociali, economici, culturali, per poter immaginare scenari futuri e programmare una corretta prevenzione.

L’onorevole Castelloni è la prima firmataria della legge che disciplina la “Rete Nazionale del Registro dei Tumori”.

Moderatrice: “Come è cambiato nel tempo l’approccio al tema? E qual’è la relazione tra ambiente e salute e lo stato dell’arte nei nostri territori?”

ONU: 250000 morti in più all’anno per i cambiamenti climatici

“L’uomo cambia e codifica il proprio ambiente con le proprie azioni generando un effetto sulla salute umana. L’ONU ci dice che vi sono più di 250000 morti in più all’anno proprio a causa dei cambiamenti climatici, ma poichè questi cambiamenti sono causati dall’uomo, se lo stesso riesce ad invertire in parte questo andamento si possono generare effetti positivi anche sulla salute umana. Questo ad esempio è il caso delle malattie croniche causate dall’aria che respiriamo etc..”

Il Registro Tumori Nazionale sarebbe servito anche durante la pandemia

Continua la Castellone: “Occorreva conoscere lo stato di salute della popolazione italiana, ecco perchè la prima cosa che ho fatto è stata quella di far istituire la legge che disciplina la Rete Nazionale del Registro dei Tumori, la legge del 2019, oggi aspetta ancora i decreti attuativi. Questo strumento inoltre sarebbe servito molto anche durante la pandemia, perchè ci avrebbe permesso di andare a monitorare tutti quei malati cronici sul nostro territorio permettendo un tracciamento molto più efficace dell’incidenza di questa malattia”.

Diagnosi precoce e cure sempre più mirate, la medicina personalizzata dovuta alla ricerca

E in conclusione spiega: “Ogni tumore è diverso dall’altro, e il futuro della medicina è utilizzare cure sempre più personalizzate. Ma la differenza oggi la fanno le regioni, ci sono regioni dove il diritto alla giusta diagnosi e alla cura viene rispettato e dove invece vi sono lunghissime liste d’attesa che non lasciano scampo a questo tipo di pazienti. Da voi giovani deve partire la costruzione di un paese diverso. Dovete fare anche voi di tutto perchè vengano raggiunti i 17 obiettivi dell’agenda 20/30”

Sergio Costa, ambiente e biodiversità

Moderatrice: “In che modo il cambiamento climatico incide sull’ambiente e la biodiversità?”

“Tutta Europa in fatto di emissioni ora pesa per il 9% il resto del mondo per il 91%, ma non si può chiedere ai paesi emergenti di rinunciare al proprio sviluppo sulla base di un inquinamento provocato dai paesi già industrializzati”

E prosegue: “In pochi si accorgono del dato sulla qualità dell’abitare: il 60% dell’energia fornita alle abitazioni va sprecata, il 60%!”

Le comunità energetiche, e sicuramente la cosìddetta economia circolare, possono essere la soluzione.

Segue l’ex-onorevole Micillo con il suo libro “Il Colibrì” e una pastosa e forse un po’ stanca citazione dinanzi alla platea studentesca, della oramai famigerrima legge sugli ecoreati della quale fu tra i firmatari, datata 2015, ben otto anni fa, le cui roboanti aspettative con le quali fu dallo stesso accompagnata, visti i vulnus giuridici e gli scarsi risultati, restano ancora tutte da verificare (per approfondimenti sui vulnus leggere il documento https://lexambiente.it/Rivista/7-2020/focus_2-2020.pdf).

La chiusura dei lavori del Presidente della Commissione Ambiente Luigi Giovenco

In chiusura la toccante quanto allarmante lettura del Report Ipcc 2023 ad opera del Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Arzano, Luigi Giovenco, promotore dell’evento culturale, che riporto qui integralmente:

“Questo Rapporto sottolinea l’urgenza di intraprendere azioni più ambiziose e dimostra che, se agiamo ora possiamo ancora garantire un futuro sostenibile e vivibile per tutti”.
Queste sono le parole del presidente dell’IPCC Hoesung Lee in relazione alla pubblicazione del Rapporto IPCC 2023, l’ultimo che verrà pubblicato prima del 2030, data entro la quale dovranno essere messe in atto le necessarie azioni per evitare l’innalzamento delle temperature medie gobali al di sopra di 1,5°C. Dopo questa data sarà troppo tardi per evitare questo temibilissimo traguardo che era stato fissato durante la conferenza di Parigi del 2015. Questo dell’IPCC, Gruppo Intergovernativo scientifico sul Cambiamento Climatico nato nel 1988, è il sesto ciclo di valutazioni sulla crisi climatica pubblicato dalla sua fondazione.

Potremmo definirla “ultima chiamata” ed è in effetti questo che significano i dati presentati nel report: gli anni che ci separano dal 2030 sono gli ultimi per poter dimezzare le emissioni di gas serra mondiali per evitare di superare la soglia dell’aumento delle temperature di 1,5°C rispetto all’era pre industriale. La partita si gioca soprattutto nei paesi in via di sviluppo perchè, nel frattempo, le emissioni dell’Europa e degli Stati Uniti sono in calo, ma è chiaro che tutto il danno generato dall’Occidente negli anni precedenti non può essere ora solo a carico di questi paesi che dovrebbero “smettere di crescere” per il bene comune.

Le conseguenze di un aumento di mezzo grado centigrado in più rispetto alla soglia definita a Parigi porterebbe a conseguenze catastrofiche.
Se ad esempio l’aumento fosse di 2°C si avrebbe una diminuzione della produzione agricola del 7%, il 37% della popolazione globale interessata da ondate di calore, l’annichilimento totale delle barriere coralline, il raddoppio del tasso di estinzione delle specie animali.

Con un aumento di 1,5°C invece:

diminuzione della produzione agricola del 3%, popolazione interessata da ondate di calore 14%, 1/3 delle barriere coralline sopravviverebbe, e avremmo tassi più bassi di estinzione delle specie animali.
Il rapporto fa notare inoltre che “Quando i rischi si combinano con altri eventi avversi, come pandemie o conflitti, diventano ancora più difficili da gestire.”

Ci sono delle possibilità concrete?

Secondo l’IPCC le possibilità ci sono anche se lo sforzo politico e tecnologico dovrebbe essere enorme. Prima buona notizia, infatti, è che le tecnologie che potrebbero fare la differenza ora costano inaspettatamente molto meno del previsto e, secondo elemento non meno fondamentale, c’è una cospicua presenza di capitali che potrebbero essere investiti proprio sul fronte della transizione ecologica (soprattutto nei paesi in via di sviluppo) ma che, al momento, sono utilizzati in modo completamente inefficiente.

Che fare?

“I cambiamenti nel settore alimentare, nell’energia elettrica, nei trasporti, nell’industria, negli edifici e nell’uso del territorio possono ridurre le emissioni di gas serra – si legge nel rapporto – allo stesso tempo, possono rendere più facile per le persone condurre stili di vita a basse emissioni di carbonio, migliorando anche la salute e il benessere. Viviamo in un mondo eterogeneo, in cui ognuno ha responsabilità diverse”.
Il primo posto nell’elenco delle azioni pratiche da compiere va alla graduale conversione dei metodi di produzione alimentare, soprattutto per quanto concerne gli allevamenti intensivi che secondo il rapporto FAO del 2017 sono responsabili del 14,5% delle emissioni di gas serra corrispondenti a 7,1 gigatonnellate all’anno. Questo dato può essere messo a confronto con il nostro carbon budget attuale, ossia il quantitativo di CO2 che potremmo emettere entro il 2030 per restare nella soglia dei 1,5°C, ossia 380 gigatonnellate. Ecco perchè anche le scelte alimentari intese politicamente ma anche singolarmente sono importanti: la cultura di una nuova alimentazione più sostenibile tocca ad ognuno di noi.

E quindi si deduce che solo una corretta informazione e sensibilizzazione dei cittadini anche mediante convegni come quello odierno potrà essere alla base delle azioni necessarie in difesa dell’ambiente.”

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