Zaniolo: ultimo caso di violenza nel calcio

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Nicolò Zaniolo

Il caso Zaniolo: gli episodi di minacce, intimidazioni, aggressioni fisiche contro giocatori e squadre non si arrestano. 

Da grande vorrei essere un calciatore

Sono sicura che se chiedessi a 10 bambini “Cosa vuoi vorresti fare da grande?”, almeno 5 mi risponderebbero: “Il calciatore”. I sogni dei bambini sono come un pallone: schizzano veloci al minimo impulso. Non hanno spigoli, sono sferici: perfetti. Nella loro purezza di pensiero e fiducia nel futuro, i bambini ignorano cosa c’è dietro con la palla perfetta. C’è, talvolta, un altro mondo fatto di minacce, intimidazioni, di aggressioni fisiche. Questo stesso mondo in alcuni casi è oscurato dalle prodezze dei nostri campioni ed ecco che nascono gli “idoli”. Esultiamo ed esaltiamo, ma dentro a quella maglietta ci sono uomini: emozioni e corpi in movimento.

Il caso Zaniolo

Quanto accaduto recentemente a Nicolò Zaniolo, giovane calciatore della Roma, è solo uno degli ultimi episodi di violenza nel calcio italiano. Dopo il match con il Napoli, rientro a casa a Casal Palocco, ad attenderlo un gruppo di tifosi. Uno striscione con insulti, inseguimenti in macchina, minacce di morte. Inevitabile è stato l’intervento della polizia. Nutro dei dubbi sul fatto che il calcio sia lo sport più bello del mondo. Quasi già 10 anni fa, è stato redatto un rapporto dall’Associazione italiana calciatori: “Calciatori sotto tiro”, da cui si evince che sono diversi i calciatori che sono stati aggrediti  o presi di mira con cori offensivi e razzisti. Ma non solo: auto bruciate, furti, rapine, sputi in faccia e calci. Dentro e fuori dagli stadi. Mentre erano soli o in compagnia di colleghi, famiglia, e nella peggiore dei casi dei bambini. Dopo qualche anno è stato nuovamente redatto ed aggiornato il report, i dati si scostano di poco perché resta comunque levato il tasso di violenza negli stadi. Non solo serie A ma anche i campionati dilettantistici nel mirino dei “tifosi”. Da questi report emerge che il Sud e Isole rappresentano l’area più pericolosa, si accoda ad una leggera distanza il Nord. Il centro risulta essere più tranquillo, ma il Lazio rimane la regione con il primato di regione più pericolosa.

Violenza nel calcio: l’evoluzione della regressione

Non solo più cori, striscioni e insulti. Con l’espansione dei social e l’evoluzione dei canali comunicativi, le minacce ai professionisti del calcio arrivano anche attraverso i social. La vera regressione, però, è rappresentata dall’ essere umano con la mancanza di rispetto per chi ha un credo diverso dal proprio, una pelle diversa dalla propria, ma soprattutto si manca di rispetto all’ uomo calciatore. Dentro quella maglia, come vi dicevo ci sono emozioni oltre ad un corpo che corre e fa goal. C’è l’uomo che fu bambino e che probabilmente immaginava un mondo (quello del calcio) “senza spigoli”, proprio come quel pallone che inseguono senza sosta, ma con affanno qualche volta.

Lo sport è giustizia, fuori e dentro a quel rettangolo. É rispetto delle regole con lealtà e non con sopraffazione fisica o verbale. Che bambini che sognano di diventare calciatori possano continuare a sognare un mondo calcistico senza gli spigoli della violenza, ed infine a trovarlo.

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