Forze speciali spaziali, presente e futuro

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forze speciali spaziali
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Forze speciali spaziali un presente ed un futuro per conquistare lo spazio. Sulla scia del presunto annuncio, ad inizio anno, da parte di Israele dello sviluppo della sua Space Force relativa all’amministrazione dello spazio, non si può fare a meno di chiedersi se l’emergere delle Space Forces sia l’ennesimo affronto alle disposizioni del quadro legale che governa lo spazio.

di Giuseppe De Vita

Le disposizioni del Trattato sullo spazio extraatmosferico sono, seppur con alcuni limiti, chiare riguardo le limitazioni delle attività militari nello spazio.

Tuttavia, ciò che rimane poco chiaro è la necessità delle Forze Spaziali e se tali esigenze siano in contrasto o meno con i principi fondamentali del diritto spaziale internazionale.

L’uso dello spazio per i militari sembra naturale e non si può escludere che in futuro l’uso dello spazio possa portare anche benefici per altri aspetti della vita umana: un primo successo è evidente nell’applicazione dei satelliti per la sorveglianza.

A tal proposito, bisogna, altresì evidenziare come anche l’Italia, ha siglato un Memorandum of Agreement (MoA) per l’assegnazione di un Ufficiale di collegamento italiano presso l’United States Space Command (USSPACECOM).

Lo scopo di questo accordo risiede nella collaborazione tra alleati, considerando che lo spazio è dominio strategico che richiede sinergie e scambio di esperienze, in modo da migliorare il coordinamento delle attività nel dominio spaziale, nonché una preziosa occasione per svilupparle con gli altri Paesi già presenti presso lo USSPACECOM con un proprio Ufficiale di collegamento.

Forze speciali spaziali, presente e futuro

Bisogna dire che i satelliti da ricognizione sono stati utilizzati per decenni per scattare foto di sorveglianza di altri paesi, pertanto, con il successo dell’applicazione della tecnologia spaziale per la sorveglianza militare, è facile pensare che gli attori spaziali cercheranno di estendere l’influenza della tecnologia spaziale ad altri aspetti dell’applicazione militare, inclusa la guerra o l’aggressione armata.

Detto questo, i paesi si stanno rendendo conto del potenziale della tecnologia spaziale per o in difesa dell’aggressione armata[1] e seguendo le orme degli Stati Uniti, anche Israele ha lanciato la sua versione della Space Force.

Ma in realtà cosa prescrive il diritto internazionale in merito ad una forza spaziale?

Prima di approfondire il diritto internazionale in relazione alle azioni di Israele e degli Stati Uniti, è imperativo approfondire ciò che costituisce l’aspetto rilevante del diritto internazionale.

Le attività spaziali sono regolamentate all’interno del dominio della legge spaziale, che comprende cinque trattati: Trattato sui principi che disciplinano le attività degli Stati nell’esplorazione e nell’uso dello spazio extraatmosferico, compresa la Luna e altri corpi celesti (Trattato sullo spazio extraatmosferico)[2]; Accordo sul salvataggio degli astronauti, il ritorno degli astronauti e il ritorno di oggetti lanciati nello spazio (l’accordo di salvataggio e ritorno); Convenzione sulla responsabilità internazionale per danni causati da oggetti spaziali (Convenzione sulla responsabilità); Convenzione sulla registrazione di oggetti lanciati nello spazio extraatmosferico (Convenzione sulla registrazione) ed, infine, Accordo che regola le attività degli Stati sulla Luna e altri corpi celesti (l’Accordo sulla Luna)[3].

Forze speciali spaziali: una prospettiva interessante

Il “Trattato sullo spazio esterno” è il trattato spaziale fondamentale, che funge da struttura scheletrica dell’attuale posizione internazionale sulla legge spaziale.

È sulla base del trattato che si sviluppano gli altri quattro trattati spaziali. Per quanto riguarda la legalità delle forze spaziali, il trattato sullo spazio extraatmosferico è il testo giuridico internazionale pertinente e, senza mezzi termini, proibisce l’uso dello spazio per scopi aggressivi.

Tuttavia, non estende interamente questa limitazione all’uso militare (in ipotesi non per scopi aggressivi) dello spazio.

L’articolo IV del Trattato afferma che “la Luna e gli altri corpi celesti saranno utilizzati da tutti gli Stati parti del Trattato esclusivamente per scopi pacifici” e proscegue proibendo “l’istituzione di basi militari, installazioni e fortificazioni, il collaudo di qualsiasi tipo di arma e lo svolgimento di manovre militari sui corpi celesti“. Tuttavia, prevede di non proibire “l’impiego di personale militare per la ricerca scientifica o per qualsiasi altro fine pacifico.”

Questo può apparire abbastanza scontato, ma la domanda che ci si pone è cosa significa “scopi pacifici“?

Rispondere a questa domanda contribuirà molto a determinare lo status legale delle forze spaziali statunitensi e israeliane, nonché di quelle che verranno, eventualmente, create da altri Stati.

Tuttavia, mentre la definizione di “scopi pacifici” può essere sufficientemente significativa per determinare la legalità, un’altra disposizione dello stesso articolo del Trattato sullo spazio extraatmosferico potrebbe essere molto più critica: lo stesso articolo prevede che gli Stati parti accettino di “non mettere in orbita intorno alla Terra oggetti che trasportano armi nucleari o qualsiasi altro tipo di arma di distruzione di massa , installare tali armi su corpi celesti o collocare tali armi nello spazio in qualsiasi altro modo”.

È un principio di diritto comune che la menzione esplicita di qualcosa esclude gli altri. Inoltre, si può ricorrere al principio di common law in quanto lo Statuto della Corte Internazionale di Giustizia prevede che nel decidere le controversie si applichino, tra l’altro, “i principi generali del diritto riconosciuti dalle nazioni civili”. A questo punto si può sostenere che le forze spaziali potrebbero non essere, per loro stessa natura, illegali.

Una forza spaziale può collocare qualsiasi oggetto in grado di causare danni o distruzione attorno all’orbita terrestre, fino a quando non trasporta alcuna arma nucleare o alcuna arma di distruzione di massa.

Inoltre, e come già dimostrato, la Space Force potrebbe anche essere in grado di utilizzare armi terra-spazio, come missili anti-satellite terrestri. Nonostante le numerose denunce e movimenti per proibire l’uso di armi anti-satellite, sembra che la preoccupazione principale sia il conseguente detrito spaziale che lascia dietro di sé piuttosto che il modo in cui viola la clausola di scopo pacifico del Trattato.

Per quanto riguarda gli usi pacifici, l’atto menziona solo la Luna e altri corpi celesti. In quanto tale, solleva la presunzione che il suo campo di applicazione non si estenda allo spazio. A dare credito a questa scuola di pensiero c’è il fatto che gli Stati Uniti e l’URSS concordarono entrambi sul fatto che la clausola non si applica allo spazio.

Inoltre, supponendo che questa argomentazione non sia sufficiente, e abbiamo ancora bisogno di definire cosa significano scopi pacifici, ci sono solo due opzioni.

La prima opzione definisce scopi pacifici come non militari.

Ciò non è sufficiente, poiché il Trattato sullo spazio extraatmosferico non proibisce tutte le azioni militari nello spazio.

La seconda opzione è definire scopi pacifici in linea con la definizione di non aggressione della Carta delle Nazioni Unite.

Ci si può aspettare che la Carta delle Nazioni Unite prevalga in caso di conflitto tra il Trattato sullo spazio extraatmosferico e la Carta delle Nazioni Unite, come previsto dall’articolo 103 della Carta. Di conseguenza, utilizzando la definizione non aggressiva di scopi pacifici, come stabilito dalla Carta delle Nazioni Unite, i sostenitori di questa definizione suggeriscono che un atto è per scopi pacifici se non contravviene “alla Carta delle Nazioni Unite e ad altri obblighi del diritto internazionale “. Ma, vi è da sottolineare che la Carta delle Nazioni Unite riconosce due casi in cui l’aggressione armata può ancora ricadere sotto la copertura di scopi pacifici: nel caso del diritto intrinseco all’autodifesa individuale o collettiva in caso di attacco armato e nel caso di misure esecutive militari autorizzate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ai sensi dell’articolo 42 della Carta delle Nazioni Unite.

Di conseguenza, si potrebbe sostenere che se la Space Force esiste per rispondere agli attacchi, esprimendo il proprio diritto intrinseco all’autodifesa, le loro azioni potrebbero non violare i principi del Trattato sullo spazio esterno.

Per tali argomentazioni, questo porta ad ipotizzare che l’istituzione delle forze spaziali sia più una misura cautelativa e difensiva piuttosto che offensiva.

Sembra abbastanza evidente che oltre alla mancanza di precise delimitazioni per lo spazio extra-atmosferico e l’assenza di una precisa definizione dei termini “pacifico” e “militare”, ci siano ulteriori elementi di incertezza quali l’applicabilità allo spazio del principio di legittima difesa, in analogia a quanto accade sulla Terra[4], con la conseguenza di produrre diverse interpretazioni. Da più parti è stato chiesto un aggiornamento del testo normativo fondamentale, adducendo, tra le altre ragioni, che le disposizioni sono diventate troppo obsolete e ambigue per affrontare le realtà moderne che ruotano attorno all’uso dello spazio, pertanto, piuttosto che discutere sulla legalità o meno della creazione delle Forze Speciali Spaziali, sarebbe opportuno studiare ed approntare una modifica rendendo il Trattato attuale.

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