Discariche abusive: ancora un caso alle falde del Vesuvio

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Rifiuti

Ancora discariche abusive, ancora alle falde del Vesuvio. Un altro caso, ennesimo, dimostra che questa emergenza non è finita.

di Umberto Pini

Ancora un altro caso di inquinamento, di inciviltà di interessi criminali.

Utilizzavano il Parco nazionale del Vesuvio come discarica personale di fanghi derivati dal dragaggio del Sarno. Per nove persone sono scattate le manette e sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

Tutte sono gravemente indiziate in ordine al reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.

Nell’operazione sono stati sequestrati anche la sede dell’impresa interessata e due impianti di trattamento dei rifiuti, sette autocarri e due pale meccaniche, tutti di proprietà della ditta, verosimilmente utilizzati per la commissione del reato contestato.

È purtroppo un problema molto diffuso quello delle discariche abusive.

È anche un problema che, a dispetto di ciò che si pensa, coinvolge l’intero territorio nazionale e che nonostante gli sforzi di aziende virtuose e amministrazioni locali lungimiranti resta purtroppo ancora una emergenza attuale.

La sanità pubblica connessa al rischio ambientale provocato dalle discariche è sottoposta a gravi minacce e danni potenzialmente irreparabili.

Un esempio possono essere i vecchi materiali da costruzione che vengono abbandonati da imprese edili irresponsabili o dagli stessi cittadini durante i lavori di ristrutturazione della propria abitazione. Oppure ancora l’abbandono dei rifiuti RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) che contengono materiali estremamente inquinanti come metalli pesanti e plastiche.

Gli effetti di questi reati sono molteplici, ovvero aumento sensibile di animali infestanti come topi, mosche, ratti, blatte, diffusione nell’aria di vapori maleodoranti e dannosi per la salute, inquinamento del terreno (e spesso delle falde acquifere sottostanti) a causa del percolato contenente spesso metalli pesanti, nonché rilevanti danni paesaggistici. Ma più di tutto è l’aumento di molte patologie, anche gravi, nella popolazione limitrofa alla discarica.

Discariche abusive: ancora un caso alle falde del Vesuvio

Ma se una discarica abusiva provoca tutti questi danni perché la si mette su? La risposta è semplice: per denaro. Smaltire correttamente un rifiuto particolari, contenenti ha dei costi, abbandonarlo invece in una discarica abusiva non ha praticamente nessun prezzo, se consideriamo però solo l’aspetto economico dato che il prezzo che viene pagato dalla salute pubblica è elevatissimo. Per questo motivo il primo impegno deve essere profuso dai cittadini con atteggiamenti e comportamenti in grado di non incentivare tali deprecabili pratiche di abusivismo, così come le amministrazioni locali che invece dovrebbero aumentare le politiche di sensibilizzazione sull’argomento e sul corretto smaltimento dei rifiuti portando come esempio aziende virtuose che si occupano del trattamento dei rifiuti.

Il Vice Presidente della Camera dei Deputati, On.le Costa, Generale dei Carabinieri Forestali ritiene che bisogna attuare in primis una politica ambientale che realizzasse concretamente un’opera di bonifica di aree oggetto di discarica abusiva e che, in secondo luogo, prevenisse le ripercussioni immediatamente derivanti da una mancata bonifica sul diritto alla salute, tenuto anche conto della crescente incidenza cancerogena registratasi nel corso degli anni derivante dalla inalazione e respirazione di sostanze tossiche.

Inoltre, bisogna puntare alla partecipazione della cittadinanza nella tutela ambientale, ricordando che durante le investigazioni notava che esisteva una distanza tra istituzioni e cittadini, la quale poteva essere una mancanza anche rilevante per la risoluzione di casi di reati ambientali: per questi motivi, sul territorio, per una prevenzione degli illeciti che riguardano la violazione di norme poste a tutela dell’ambiente, i cittadini devono interagire con le Istituzioni, in modo da diminuire quella distanza e capire insieme le possibili soluzioni, con entusiasmo e anche con un forte senso di responsabilità.

È a firma dell’ex ministro dell’ambiente, una proposta di legge che punta ad assimilare i reati ambientali a quelli di stampo mafioso con l’immediato sequestro dei beni acquistati con il profitto derivante dalla perpetrazione dei reati a danno dell’ambiente.

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