Coming out: una sfida per i rapporti familiari

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Foto di Maurice Williams su Unsplash

Fare coming out non è sempre facile soprattutto se si tratta di farlo in ambito familiare. Spesso questa esperienza può influenzarne le relazioni e suscitare nelle persone Lgbtqi+ forti emozioni negative. Emozioni che ruotano in particolare sulla paura di non essere accettati, capiti e di essere rifiutati dai loro cari.

In Italia le persone accolte nelle case di accoglienza Lgbtqi+ descrivono quanto sia complessa la loro realtà e quanto se ne parli molto poco. La discriminazione, lo scarso supporto sociale, familiare e amicale possono portare ad un enorme disagio psicologico. Dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale quindi non è un compito facile.

Il Coming Out Day

Ogni anno l’11 Ottobre si celebra il Coming Out Day che ha come scopo quello di celebrare le diverse sfumature di orientamento sessuale e identitarie. Riconoscere il proprio orientamento sessuale è un percorso lungo e doloroso ed è vissuto come una rottura rispetto ad una prospettiva di vita organizzata in funzione dell’eterosessualità.

Commemorare questo giorno è quindi importantissimo per mostrare rispetto e vicinanza verso chi ha affrontato o deve ancora affrontare questo processo. Parlare, celebrare e sensibilizzare aiuta a diminuire quella disapprovazione sociale che ostacola la libertà fondamentale per ogni persona di accettarsi ed essere accettata.

Coming out: l’ importanza della prima persona a cui rivolgersi

La scelta della prima persona verso la quale fare coming out ha un impatto molto importante. E’ il momento della prima confidenza, quella che segna la decisione di uscire allo scoperto, per cui l’interlocutore deve essere una persona vicina e comprensiva.

Dai risultati di alcune interviste effettuate, i familiari ai quali viene rivelato più spesso il proprio orientamento sessuale sono i fratelli e le sorelle con l’84% seguiti dalle madri con l’81%. Il dichiararsi ad un fratello o una sorella indica un sentimento di lealtà e vicinanza che può rafforzare il legame.

Come gestire le reazioni in famiglia

Si dice che dove c’è famiglia c’è casa ma non sempre è così. Molto spesso le reazioni dei propri cari possono essere piene di ostilità a causa anche dei pregiudizi che ancora pervadono la società. Per questo è importante scegliere un ambiente confortevole ed essere onesti e diretti riguardo al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere.

Per gestire al meglio le razioni dei propri familiari è importantissimo essere onesti ed essere pazienti dando loro il tempo di adattarsi.

Da Milano a Napoli: le case di accoglienza Lgbtqi+

In Italia si contano solo 43 strutture tra Case di accoglienza e Centri antidiscriminazione e distribuite in maniera poco omogenea. La maggior parte sono collocate nelle grandi città come Milano, Torino, Roma e Napoli. Ci sono quelle di emergenza che garantiscono agli ospiti vitto, alloggio ed altri servizi. Quelle condivise e quelle semi-autonome che necessitano entrambe di un minimo di reddito.

Le persone ospitate in queste case ricevono oltre ad un tetto e ad un pasto caldo anche supporto psicologico e legale. Aiuti negli studi e nella formazione lavorativa se si tratta di ragazzi dai 18 ai 26 anni e mediazione con le famiglie per ripristinare dove possibile il tessuto degli effetti.

Nella Capitale sono tre le Case di accoglienza – Refuge, Casa+ e A Casa di Ornella – e il centro antidiscriminazione Welcome4Rainbow. A Milano è nata Casa Arcobaleno che dispone di 4 appartamenti mentre a Torino c’è Tohousing che ne dispone di 5. Infine c’è Napoli, città dal grande senso di ospitalità e ultimo presidio al Sud per Case di accoglienza. Qui troviamo Questa casa non è un albergo e la Casa delle Culture e dell’accoglienza Lgbt oltre a tre centri antidiscriminazione.

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