Bolkestein: il futuro delle spiagge italiane

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Foto di Daniele Naddei

Il tema dei balneari conquista spazio tra i temi al centro del dibattito politico che accende la maggioranza, il governo meloni e le opposizioni. Il 20 aprile la sentenza della Corte di giustizia europea, si è espressa sull’applicabilità della direttiva Bolkestein alle concessioni per le spiagge italiane ha giudicato idonee solo le gare pubbliche per aggiudicarsi le concessioni.

La direttiva Bolkestein ruota intorno al tema della liberalizzazione delle concessioni balneari e obbliga dunque gli Stati a indire nuovi bandi pubblici per le loro assegnazioni. Il governo è però preoccupato per il futuro delle spiagge italiane.

Cosa contiene la direttiva Europea Bolkenstain

La direttiva dell’Unione Europea 2006/123/CE, conosciuta come Direttiva Bolkestein, è una direttiva dell’Unione Europea relativa ai servizi nel mercato europeo comune. Venne presentata, approvata ed emanata dalla Commissione Europea nel 2006. La direttiva è basata sugli articoli 47.2 e 55 del Trattato della Comunità europea e prevede:

  • l’eliminazione degli ostacoli alla libertà di stabilimento
  • l’eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione dei servizi
  • l’instaurazione della fiducia reciproca tra stati membri

Preoccupazione del governo per l’ingiusta espropriazione delle imprese

La preoccupazione concreta è che l’Europa voglia espropriare migliaia di imprese italiane. Con le gare in realtà, il rischio è che anche questo pezzo di patrimonio pubblico venga svenduto alle grandi multinazionali.

Il governo sembra voler tenere conto degli imprenditori che negli anni precedenti hanno utilizzato lo stabilimento come principale fonte di reddito. L’obiettivo è anche dimostrare che si tratta di concessioni di beni e non di servizi, quindi non sottoposte alla direttiva, diventa dunque necessaria la presentazione di una mappatura delle aree balneari.

L’ultimo intervento sul tema concessioni balneari è stato il decreto Milleproroghe, che ha prorogato di un anno le concessioni senza gare almeno fino al 31 dicembre 2024. Ciò significa che dal primo di gennaio dovrebbero partire le procedure per le aste. Per questo il provvedimento è finito subito nel mirino di Bruxelles, che si lamenta già da anni per la condotta dell’italia in merito.

Nel frattempo è arrivato il voto favorevole all’emendamento che allunga ufficialmente la validità delle concessioni di un intero anno, spostandone la scadenza dal 31 dicembre 2023 al 31 dicembre 2024 ( Proroga prevista dalla legge sulla concorrenza del governo Draghi, avanzata dal Consiglio dei Ministri per allineare l’Italia all’Unione europea). E’ anche prevista la mappatura delle spiagge italiane insieme ad altri due emendamenti che ne fanno slittare di cinque mesi il termine previsto, da fine febbraio a fine luglio 2023.

A livello politico, il rinvio al 2024 è stato quindi giustificato con la necessità di effettuare una mappatura del demanio marittimo per verificare la quantità di spiagge in concessione e quella di litorali ancora liberi e concedibili.
La promessa della maggioranza è che questi dodici mesi in più servano per dimostrare all’Europa la possibilità di garantire la concorrenza attraverso una duplice azione: ovvero mettendo subito a gara le spiagge libere ma non le nuove concessioni.

Polemiche ed opposizioni, perchè l’UE pressa l’italia

L’Unione in virtù dei principi di libera concorrenza e di diversificazione del territorio, richiede la messa all’asta delle concessioni, in questo caso si tratta dei balneari le spiagge italiane.

Nel dicembre del 2020 la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora relativa al rinnovo automatico delle concessioni balneari, minacciando di ricorrere alla procedura d’infrazione nel caso di ulteriore disallineamento alla direttiva da parte delle istituzioni italiane. Gli esecutuvi però sono ancora restii ad applicare la norma europea.

Le richieste degli imprenditori italiani

Sono soprattutto le imprese familiari italiane a chiedere di essere tutelate dal governo. Si oppongono alle gare e alla riassegnazione delle spiagge italiane manifestando in Piazza.

Sottolinenado che togliere le spiagge alle famiglie per darle a qualcun’altro non sia libero mercato ne concorrenza ma lucrare sui nostri litorali. Le richieste degli imprenditori sono in particolare quelle di: risolvere la situazione di stallo, aprire un tavolo di confronto e di avviare la raccolta dati per la mappatura delle spiagge e il calcolo degli indennizzi ai concessionari uscenti.

Il presidente di Confindustria Nautica, Saverio Cecchi, ha spiegato che l’estensione delle regole a porti, in materia di concessioni contrasta con quanto previsto dal diritto europeo, poichè essi andrebbero equiparati ai beni. fonte: https://www.mondobalneare.com/

Anche i referenti di Cna Balneari e il governo sembrano essere su una rotta comune. I primi affermano che in italia non sussiste l’elemento della scarsità della risorsa (Lo stesso testo europeo sostiene che se non c’è scarsità del bene demaniale non si applica la Bolkestein). Inoltre la direttiva non è ritenuta inerente alle concessioni balneari. Questi ultimi sono considerati beni e non servizi, poichè ad essere concessi sono terreni e anche il governo sembra dunque averne preso atto.

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