Io avvilito mi vergogno e mi scuso

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Avendo letto, tardivamente, alcuni articoli pubblicati dalla stampa italiana, tra cui CentroSud24 e firmati da Luca Antonio Pepe in quello che è il giorno della memoria io, non ebreo che spesso ha criticato e critica scelte politiche dello Stato di Israele e altre, italiane, collegate a quelli che mi appaiono errori politici dello Stato d’Israele, sento di vergognarmi e di dovere chiedere scusa. Chiedo dunque scusa prima di tutto agli ebrei e allo stato d’Israele, poi però agli italiani, per chi, in maniera che non voglio commentare perché dovrei usare termini troppo pesanti, si è permesso di avvicinare accadimenti pur tragici della nostra unificazione e le vicende nate ora dalla reazione di Israele all’orrenda strage terroristica dell’8 ottobre, disposta ed attuata da Hamas, che gestisce e determina il governo della Striscia di Gaza, alla Shoah, alle orrende, uniche tragedie della Shoah, cui forse soltanto quantitativamente i massacri dell’Homodor, dell’Armenia e della Cambogia potrebbero avvicinarsi, senza però nemmeno potersi confrontare sotto il profilo della volontà criminale e disumana, della responsabilità umana e politica

Non so francamente nemmeno con quale criterio, con quale conoscenza, con quale pensiero dell’uomo e del suo essere si sia potuto e si possa cercare di avvicinare a qualsiasi altro pur orrendo accadimento storico la impensabile orripilante endgültige Lösung, l’ideazione, lo sviluppo e il tentativo di attuazione dell’idea di una “soluzione finale” dell’esistenza di uomini che avevano la sola colpa di essere ebrei, fatta di vicende come i freddi studi e i terrificanti esperimenti che portarono, con la Wannseekonferenz, alle decisione assunta in questa e alle attività poi svolte per realizzarla, la programmazione di uno sterminio totale, di infinite orribili attività criminali, fatte di torture e uccisioni, volute ed attuate da uno Stato moderno che le ha volute imporre ad un intero continente.

Mi sento fortemente avvilito perché temo che questo dimostri che nell’uomo, anche nell’uomo che appare dotato di conoscenza e di cultura, manca troppo spesso la coscienza, intesa anche come corretta valutazione di sé, dell’essere uomo suo e del suo prossimo, del contesto e del suo agire, della sua responsabilità.

Non credo di dovere e potere discutere ulteriormente di questo ma di dover soltanto esprimere la mia vergogna e, per quanto può valere, le mie scuse.

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