
di Gabriele Cicerchia
Le previsioni economiche d’autunno della Commissione europea fotografano un’Unione alle prese con una crescita moderata, compressa dalle tensioni geopolitiche, dal rallentamento del commercio mondiale e dall’incertezza sui mercati energetici e finanziari.
Per il 2025 e il 2026 Bruxelles prevede un aumento del PIL dell’1,4%, destinato a salire all’1,5% nel 2027. Numeri che, pur segnando una stabilizzazione rispetto agli shock del triennio post-pandemico, rimangono inferiori al potenziale e indicano per l’UE un persistente rischio di crescita “a bassa pressione”.
L’economia continentale sembra infatti muoversi in un regime di adattamento strutturale: alle pressioni della transizione verde e digitale si somma il ritorno della competizione industriale globale, con Stati Uniti e Cina impegnati in politiche di investimenti e sussidi assai più aggressive. In questo contesto, l’Unione prova a sostenere la resilienza finanziaria e la capacità di investimento comune attraverso l’emissione di obbligazioni europee.
Con la decima operazione del 2025, pari a 5 miliardi di euro, Bruxelles continua ad alimentare i principali programmi strategici, da NextGenerationEU al sostegno macrofinanziario all’Ucraina.
La capacità dell’UE di raccogliere capitali sui mercati internazionali rimane uno degli strumenti più efficaci per mitigare gli effetti degli shock globali, ma apre anche il dibattito sul futuro della governance fiscale europea e sull’eventuale istituzionalizzazione di un debito comune permanente.
Sul versante congiunturale, i dati Eurostat segnalano un’inflazione in lenta discesa: 2,5% nell’ottobre 2025, in calo rispetto al 2,6% di settembre.
Colpisce la forte dispersione tra Stati membri, con Cipro quasi in deflazione (0,2%), Francia allo 0,8% e Italia all’1,3%, mentre Romania, Estonia e Lettonia mantengono rialzi dei prezzi più sostenuti. Il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo della BCE sembra ormai strutturale, ma la divergenza interna continua a rappresentare un vincolo alla piena efficacia della politica monetaria unica
Le iniziative di riforma e di revisione normativa
Accanto alle tensioni inflazionistiche, il 2025 conferma un’accelerazione del processo di revisione normativa nel mercato interno. Consiglio e Parlamento hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla direttiva in materia di insolvenza, un tassello centrale per armonizzare un quadro oggi frammentato e poco efficiente.
Una disciplina più omogenea su procedure concorsuali e tempi di ristrutturazione dovrebbe facilitare gli investimenti transfrontalieri, rafforzare l’Unione dei mercati dei capitali e migliorare l’attrattività del mercato interno per le imprese innovative.
Nello stesso solco si inseriscono le proposte della Commissione per semplificare l’SFDR, la normativa sull’informativa di sostenibilità nel settore dei servizi finanziari.
Dopo anni di applicazione caratterizzati da complessità operative e incertezza interpretativa, Bruxelles intende ridurre gli oneri amministrativi a carico degli operatori e garantire maggiore chiarezza nella distinzione tra prodotti finanziari sostenibili e non sostenibili.
È il tentativo di superare l’ambiguità regolatoria che ha penalizzato sia la trasparenza verso gli investitori sia la credibilità della finanza verde europea, uno dei pilastri del Green Deal.
Altro capitolo cruciale: quello delle pensioni
Il nuovo pacchetto presentato dalla Commissione mira a rafforzare il secondo e il terzo pilastro, senza sostituire i sistemi pubblici ma integrandoli per rispondere all’impatto dell’invecchiamento demografico.
Tra le misure figurano la revisione della direttiva EPAP sugli enti pensionistici aziendali e professionali, l’aggiornamento della disciplina sul PEPP — il prodotto pensionistico individuale paneuropeo — e una raccomandazione ai governi su monitoraggio e governance dei sistemi pensionistici.
È un segnale forte verso un’armonizzazione prudente ma necessaria, volta a garantire che i sistemi di welfare rimangano sostenibili in un orizzonte di medio-lungo periodo segnato da squilibri demografici crescenti.
Le tensioni tra Bruxelles e gli Stati membri
La Commissione ha avviato due procedure d’infrazione contro l’Italia: la prima (2025/2152) per mancato rispetto del regolamento sul meccanismo di sorveglianza unico e della direttiva sui requisiti patrimoniali, nel quadro della legislazione nazionale sul “golden power”; la seconda (2025/0335) per il recepimento incompleto della direttiva 2024/790, relativa ai mercati degli strumenti finanziari.
Due questioni diverse ma accomunate dall’esigenza di preservare la coerenza dell’architettura finanziaria europea e il funzionamento di un mercato unico che richiede regole pienamente allineate.
Il pacchetto d’autunno del Semestre europeo 2026, anch’esso presentato a novembre, ribadisce le priorità macroeconomiche dell’UE: disciplina di bilancio, riforme strutturali, investimenti mirati e rafforzamento della produttività.
Si tratta di linee guida coerenti con la nuova governance economica post-riforma del Patto di stabilità, che introduce un approccio più flessibile ma anche più focalizzato sul controllo della spesa e sull’analisi dei rischi di medio periodo.
L’Europa e la rivoluzione digitale
Nel quadro più ampio della trasformazione digitale, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore finanziario.
Il testo sottolinea sia le potenzialità — migliore gestione del rischio, automazione dei processi, analisi predittiva — sia i rischi, prevalentemente legati a vulnerabilità informatiche e opacità dei modelli, dell’adozione dell’IA negli intermediari finanziari.
La prospettiva è quella di una regolazione che accompagni l’innovazione senza rallentarla, garantendo però piena tutela dei consumatori e stabilità finanziaria. Una direzione che rafforza la visione europea di un ecosistema digitale affidabile, trasparente e orientato alla sicurezza.
Il fronte della competitività
Sullo sfondo di queste dinamiche, la Risoluzione del Parlamento europeo sugli aspetti istituzionali della relazione sul futuro della competitività europea — il cosiddetto “Rapporto Draghi” — assume una rilevanza strategica.
Il Parlamento riconosce la necessità di un salto di qualità nell’integrazione economica: un mercato unico realmente integrato, una politica industriale coordinata a livello europeo, un incremento significativo degli investimenti comuni in tecnologie critiche e infrastrutture, e un ripensamento del quadro di governance che consenta all’UE di competere con le grandi potenze economiche.
La relazione Draghi insiste su un concetto semplice ma cruciale: senza un’Unione più integrata nei fatti, non solo nelle norme, l’Europa rischia di perdere la partita della produttività e dell’innovazione.
La risoluzione del Parlamento rafforza politicamente questa visione e invita Commissione e Consiglio ad accelerare sulle riforme che rendano il mercato unico il vero motore della competitività e della transizione tecnologica.
Le prospettive a medio termine
Il quadro che emerge, dunque, è quello di un’Unione che tenta faticosamente di consolidare la propria posizione economica in una fase di incertezza globale. Le misure su sostenibilità finanziaria, pensioni, insolvenza, IA e governance macroeconomica rappresentano tasselli di un progetto più ampio: costruire un’economia europea più robusta, equa e capace di competere su scala globale.
Le sfide restano molteplici — crescita debole, divergenze interne, transizione tecnologica — ma la direzione appare ormai delineata: un’UE più integrata e più strategica, all’altezza del nuovo ordine economico internazionale.
