Durante la conferenza stampa di ieri Donald Trump ha lanciato nuove minacce all’Iran. Monta l’insofferenza degli alleati europei ma anche, e soprattutto, in patria dove molte frange del partito repubblicano sarebbero pronte a votare contro la guerra nel Congresso dando mandato affinché si trovi una risoluzione.
La tensione nel Golfo raggiunge un nuovo, drammatico punto critico. Donald Trump avverte l’Iran con parole che non lasciano spazio a interpretazioni, alzando ulteriormente il livello dello scontro verbale e diplomatico tra Washington e Teheran. Mentre i mediatori internazionali lavorano senza sosta per scongiurare un’escalation irreversibile, il tempo per trovare un accordo sembra scarseggiare sempre di più.
L’ultimatum di Washington e l’Accordo di Islamabad
La diplomazia internazionale si muove su un filo sottile che rischia di spezzarsi da un momento all’altro. Nelle ultime ore, i mediatori guidati dal Pakistan hanno messo sul tavolo il cosiddetto “Accordo di Islamabad”: una proposta che prevede un cessate il fuoco di 45 giorni utile a riaprire i negoziati su vasta scala, includendo la delicata questione del blocco dello Stretto di Hormuz e le scorte di uranio.
Nonostante la proposta rappresenti un passo in avanti, la misura non è stata giudicata sufficiente dagli Stati Uniti. Trump avverte l’Iran fissando un ultimatum definitivo per le ore 20:00 di martedì, accompagnandolo con una minaccia diretta e pesantissima: “L’Iran può essere eliminato in una notte, e potrebbe accadere domani notte”.
La risposta di Teheran: un contropiano in 10 punti
Di fronte alle pressioni della Casa Bianca, la Repubblica Islamica non sembra disposta a piegarsi. Teheran ha respinto categoricamente l’ipotesi di un cessate il fuoco solo temporaneo, rilanciando la palla nel campo avversario con un contropiano in 10 punti mirato alla cessazione definitiva delle ostilità.
La leadership iraniana mantiene una posizione di resistenza inflessibile, rifiutando la logica degli ultimatum. La Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha ribadito con forza che “i crimini e le uccisioni non ci scalfiranno”, chiudendo di fatto le porte all’accettazione passiva delle condizioni imposte dal tycoon.
Le ricadute economiche: il prezzo del petrolio torna a salire
Le dichiarazioni incendiarie con cui Trump avverte l’Iran stanno già producendo effetti tangibili sull’economia globale. I mercati guardano con estrema preoccupazione al braccio di ferro in corso, temendo che il fallimento della finestra diplomatica possa innescare conseguenze disastrose.
La prima ricaduta immediata è stata la nuova impennata del prezzo del petrolio, segnale inequivocabile del nervosismo degli investitori di fronte a un possibile blocco totale dell’area. Le prossime ore saranno determinanti per capire se la mediazione pakistana riuscirà a compiere un miracolo diplomatico o se l’ultimatum segnerà l’inizio di una nuova fase del conflitto.

