Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran segna una potenziale svolta nel conflitto del Golfo. Come riportato dall’AdnKronos, il piano consterebbe di 10 punti fondamentali.
Lo stop alla guerra, concordato per un periodo di due settimane, ruota interamente attorno a un piano in 10 punti elaborato da Teheran e consegnato al presidente americano Donald Trump. Un documento cruciale che, secondo il leader della Casa Bianca, rappresenta una “base praticabile” per negoziare la fine definitiva delle ostilità e gettare le fondamenta per una pace duratura.
Sul suo social network, Truth, Donald Trump ha confermato i progressi: “È stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra gli Stati Uniti e l’Iran. Questo periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a compimento l’intesa”.
Le dichiarazioni di Teheran e la “vittoria” rivendicata
A stretto giro è arrivata la conferma del ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, intervenuto a nome del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale della Repubblica islamica. Araghchi ha sottolineato con orgoglio che Washington ha accettato lo schema in 10 punti proposto dall’Iran come base per le trattative, accantonando di fatto una precedente proposta americana in 15 punti.
Nonostante l’apertura diplomatica, i toni del Supremo Consiglio rimangono accesi e propagandistici. In una nota ufficiale, diffusa dai media statunitensi come CNN e New York Times subito dopo l’annuncio della tregua, Teheran ha parlato di una sconfitta “storica e schiacciante” per gli USA:
“Il nemico, nella sua guerra ingiusta, illegale e criminale contro la nazione iraniana, ha subito una sconfitta innegabile. Le nostre mani restano sul grilletto e, al minimo errore, risponderemo con tutta la nostra forza.”
I nodi irrisolti del piano in 10 punti
Nonostante il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, il fulcro dei negoziati rimane in gran parte avvolto nel mistero. Il testo integrale del piano in 10 punti non è pubblico, ma le indiscrezioni trapelate delineano un quadro diplomatico ancora molto fluido e denso di insidie.
I punti più critici sul tavolo riguardano:
- Il Programma Nucleare: Secondo il New York Times, la proposta iraniana non contempla lo smantellamento del programma nucleare né la rinuncia esplicita all’arricchimento dell’uranio. Questo contrasta con l’obiettivo primario dichiarato da Trump: impedire a Teheran di ottenere l’arma atomica.
- La Revoca delle Sanzioni: L’Iran avrebbe richiesto la rimozione totale di tutte le sanzioni americane in vigore dai tempi dell’amministrazione di George W. Bush. Se accettato, questo punto garantirebbe a Teheran enormi benefici economici senza apparenti rinunce sul fronte nucleare.
- Il Controllo dello Stretto di Hormuz: Durante le due settimane di tregua è previsto il transito sicuro attraverso il canale. Tuttavia, l’Iran rivendica un ruolo di gestione diretta del braccio di mare, ipotizzando nuove regole e potenziali “tariffe”. Mentre Trump parla di un’apertura “completa, immediata e sicura”, Araghchi sottolinea che il controllo del transito spetterà direttamente in coordinamento alle “forze armate iraniane”.

