Traffico a Salerno: mobilità, scelte impopolari e la metafora delle pentole senza coperchi

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Un vecchio adagio, ancora drammaticamente attuale, recita: “Il diavolo fa le pentole ma non fa i coperchi”. Una metafora che descrive alla perfezione la complessa gestione della viabilità e del traffico a Salerno.

Nel 1999, a causa di un parcheggio selvaggio effettuato proprio in presenza dell’allora sindaco, scattò una reazione a catena che portò benefici immediati alla città. Il primo cittadino, recatosi al comando di Polizia Municipale, pretese una maggiore presenza in strada per reprimere ogni violazione del Codice della Strada. Quell’innesco generò un’educazione stradale raramente eguagliata nel Sud Italia: parcheggiare sulle strisce pedonali o in divieto divenne quasi impossibile. A quell’ottima iniziativa, tuttavia, andava messo un “coperchio”, affiancandola tempestivamente a un piano parcheggi adeguato. Purtroppo, un piano di mobilità pubblica sostenibile, realmente efficace ed efficiente per tutta la provincia, non è mai decollato.

L’emergenza continua del traffico a Salerno tra estate e Luci d’Artista

È indiscutibile che il traffico a Salerno attanagli la città in ogni stagione dell’anno: dal picco estivo legato ai vacanzieri e ai turisti diretti in Costiera Amalfitana, fino ai mesi invernali caratterizzati dal massiccio afflusso per le Luci d’Artista. Il “coperchio” definitivo, a livello amministrativo, non è ancora stato messo e pare mancare la volontà di prendere decisioni definitive, per quanto impopolari esse siano.

Tutti i cittadini conoscono bene le difficoltà quotidiane legate al Viadotto Gatto, un’opera storicamente fondamentale ma perennemente intasata dai tir diretti al porto commerciale.

Da scalo commerciale a porto turistico a Salerno: una scelta coraggiosa

Serve coraggio per operare scelte importanti per il bene della città. Quale beneficio reale traggono i cittadini e l’ecosistema urbano da un porto commerciale situato in pieno centro, a ridosso della magnifica Costiera Amalfitana? Per i residenti, il risultato tangibile è il traffico quotidiano. A livello economico, le tasse incamerate dallo scalo e dalle aziende dell’indotto non arricchiscono proporzionalmente il territorio (un problema nazionale strutturale, ben analizzato anche nel libro Meglio Soli di Pino Aprile e Luca Pepe). L’ambiente, di contro, ne ricava smog, inquinamento acustico, usura continua del manto stradale e un innalzamento dei livelli di stress per chi deve raggiungere la Costiera.

Trasformare l’attuale scalo in un grande porto turistico a Salerno rappresenterebbe una delle scelte più strategiche e coraggiose che un’amministrazione potrebbe compiere. L’infrastruttura esiste ed è di indiscusso valore: andrebbe semplicemente riconvertita. L’approdo costante di grandi navi da crociera e di imbarcazioni di lusso porterebbe un introito reale e diretto all’economia cittadina, innalzando drasticamente la qualità dell’offerta turistica salernitana.

Il Porticciolo di Pastena: l’ennesima pentola senza coperchio?

Invece di concentrarsi su questa grande riqualificazione, l’attenzione sembra rivolta alla progettazione e realizzazione del Porticciolo di Pastena. Per l’appunto, un’altra pentola senza coperchio. Logisticamente, sorge spontanea una domanda: dove verranno sistemate le autovetture dei proprietari dei natanti? Il rischio concreto è che questa nuova struttura diventi un ulteriore problema destinato a congestionare di più Salerno e i salernitani.

Se da un lato qualche residente beneficerà della comodità di ormeggiare sotto casa, dall’altro la maggioranza dei cittadini subirà l’aggravio del traffico, la carenza di parcheggi e la perdita di una spiaggia storica, da generazioni fondamentale punto di ritrovo e svago per l’intero quartiere di Pastena.

Prendere decisioni categoriche per una città è un atto di responsabilità, ma cancellare lo status quo senza fornire un’alternativa concreta, creando disagi e problemi che vengono continuamente amplificati e poi trascurati, si traduce in una sconfitta politica lunga un ventennio. Un cortocircuito simile a quanto avvenuto su scala nazionale con la rimozione del test di medicina da parte del governo Meloni: eliminare un sistema senza aver prima progettato e inserito una valida alternativa è un fallimento strategico i cui costi, alla fine, vengono pagati sempre e solo dai cittadini.