Dal podio mondiale nella maratona maschile, che mancava da 22 anni, alla riammissione di Federico Riva nei 1500 dopo una caduta: i Mondiali di Tokyo regalano emozioni azzurre tra strada e pista.
Bronze Monday per l’Italia, in una Tokyo che si risveglia con emozioni forti. Ieri la maratona femminile aveva tenuto tutti col fiato sospeso con il duello infinito tra Tigst Assefa e Peres Jepchirchir, risolto solo in volata. Oggi tocca agli uomini: un arrivo da centometristi, tre centesimi tra il tanzaniano Alphonce Simbu e il tedesco Amanal Petros, mentre a pochi secondi di distanza conquista il bronzo Iliass Aouani. Crono finale: 2h09:53. È la quarta medaglia per l’Italia ai Mondiali di Tokyo, la quinta nella storia della maratona maschile iridata, e arriva dopo 22 anni di digiuno.
Gara calda e tattica, con quindici uomini insieme fino al 35° km. Poi lo strappo, il quintetto che si gioca il podio, la salita che spezza le gambe. All’ultimo chilometro restano in tre. Petros entra nello stadio per primo, ma Simbu lo beffa sul traguardo. Aouani resiste, tiene la sua corsa e difende il bronzo. Alle sue spalle Yohanes Chiappinelli firma un ottimo sesto posto in 2h10:15, mentre Yeman Crippa si ferma al 32° km. “Ho sognato l’oro, ho trovato il bronzo – racconta Aouani –. Dentro questa medaglia ci sono sacrifici e cadute, ma anche la voglia di rialzarsi. Dal quartiere di Ponte Lambro al podio mondiale: spero che la mia storia possa ispirare qualcuno”.
Nel lungo Mattia Furlani entra in finale con un percorso ragionato. Il primo salto, 8,07 con vento +0.2, basta per mettere al sicuro il passaggio. Nel secondo prova a spingere meno per prendere le misure della pista: solo 6,52, una rincorsa frenata di proposito. Nel terzo non riesce a chiudere, rincorsa interrotta e nullo netto. Ma non ci sono preoccupazioni: “Ho gestito la qualificazione – spiega –. Sono convinto e pronto per la finale, lì darò tutto”.
Nei 1500 metri la scena è di Federico Riva. Dopo poco più di un giro viene coinvolto nella caduta del canadese Foster Malleck, travolto e costretto a rialzarsi quando il gruppo è già lontano. L’azzurro non si arrende, riparte e chiude comunque la gara. Subito la squadra presenta ricorso, accolto dopo due ore di attesa: Riva sarà in finale. Diverso il destino di Pietro Arese, dodicesimo nella sua semifinale e fuori dai giochi.
Gara di ispirazione anche per Sara Fantini che nel martello femminile chiude settima con 73,06 metri, miglior misura stagionale, e centra per la terza volta consecutiva la finale mondiale tra le prime otto. La campionessa europea ha aperto con 71,70, ha allungato a 73,06, prima di chiudere con due nulli e un ultimo lancio a 72,16. Nonostante la tensione e la pressione della gara, Fantini supera la paura e dimostra grande lucidità e coraggio, confermandosi una grande atleta.
Serata d’oro per le azzurre dei 400hs: Alice Muraro si prende la batteria con un sontuoso 54.36, secondo tempo italiano di sempre, e mostra una sicurezza che sorprende. Avanzano anche Ayomide Folorunso (54.67) e Rebecca Sartori (55.11), tutte e tre promosse alle semifinali.

Nei 110 ostacoli maschili c’è la solidità di Lorenzo Simonelli, rincorsa calibrata e passo regolare, mantiene il sangue freddo. Non cerca il colpo spettacolare: punta alla sostanza. Terzo nella sua batteria con 13.25 dimostra di saper “leggere la gara” e riesce e dosare le energie. Sappiano quindi che nelle fasi decisive tutto può succedere.
Nei 100 ostacoli femminili arriva il personale per Elena Carraro, che scende a 12.79 e sfiora il muro delle migliori otto, chiudendo quinta in semifinale. Ci prova anche Giada Carmassi, più contratta in partenza, che finisce in 12.95. Due prestazioni che confermano una crescita costante e un movimento che sta tornando a brillare.
Amaro invece il finale per Alessandro Sibilio, costretto a fermarsi a metà gara nei 400hs dopo un errore al primo ostacolo.
Gran chiusura di serata: lo svedese Armand “Mondo” Duplantis si conferma extraterrestre dell’asta, vola a 6,30 e firma un nuovo record del mondo, un centimetro oltre il limite che lui stesso aveva stabilito appena un mese fa a Budapest. Emmanouil “Manolo” Karalis però regala uno spettacolo unico tentando di inseguire lo svedese con salti sempre più alti tenta 6,10 sfioradoli per poco, poi il secondo tentativo a 6,15 ed un terzo coraggioso salto a 6,20 senza successo, si ferma quindi ai 6,00 metri conquistando sia il pubblico che l’argento.
Una giornata che resterà impressa: la medaglia di Iliass Aouani riporta l’Italia sul podio iridato di maratona dopo più di due decenni, il coraggio di Federico Riva gli spalanca la finale nonostante la caduta. Attorno a loro brillano i salti di Mattia Furlani, le martellate di Sara Fantini, il talento dell’ostacolista Lorenzo Simonelli e il solito, spaziale record di Duplantis. Tokyo diventa il palcoscenico di un’Italia che sogna in grande e non smette di sorprendere.

