Stop al Concerto di Gergiev

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La Direzione della Reggia di Caserta ha ufficialmente annullato il concerto del maestro russo Valery Gergiev.
La motivazione principale risiede nel suo stretto legame con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Si tratterebbe dell’ennesimo episodio di censura russofoba da parte della politica italiana e occidentale.

Il dibattito politico italiano

L’invito al maestro Gergiev aveva già innescato numerose polemiche tra le forze politiche italiane.
L’eurodeputata del Partito Democratico, Pina Picierno, ha definito l’evento “deplorevole”, accusando il maestro di essere un fiancheggiatore di Putin.
Anche il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli , ha condiviso la stessa linea, parlando di un rischio di propaganda russa e definendo l’annullamento “una logica di buon senso e tensione morale” volta a tutelare i valori democratici.

Di opinione opposta il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha difeso l’iniziativa come “un dialogo che favorisce la pace”, ribadendo che la cultura non dovrebbe diventare terreno di scontro politico.
A queste posizioni si è aggiunta quella del vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci, che ha denunciato “l’intolleranza del pensiero unico”, stigmatizzando chi decide di precludere un evento per ragioni ideologiche, parlando di “autocensura culturale

La protesta civile e la mobilitazione online

Nei giorni successivi all’annuncio del concerto, è partita una vera e propria mobilitazione online.

Una petizione su Change.org ha raccolto oltre 16.000 firme in meno di una settimana.
Tra i promotori figurano attivisti del mondo della cultura e rappresentanti della comunità ucraina in Italia. In parallelo, è stata inviata una lettera aperta a diverse istituzioni italiane ed europee.
I firmatari — tra cui intellettuali, accademici e premi Nobel — hanno chiesto l’esclusione del maestro dal programma.
L’obiettivo dichiarato era impedire che un artista legato a Mosca ricevesse visibilità e fondi pubblici in un Paese dell’Unione Europea.

Un portavoce del Ministero degli Esteri russo ha definito la decisione un “atto di persecuzione culturale senza precedenti” e ha citato in italiano il Vangelo: “Non date le cose sante ai cani…”, interpretando l’annullamento come un’offesa all’intera cultura russa e un cedimento a pressioni esterne.

Mosca reagisce: accuse all’Italia e difesa della cultura russa

L’ambasciata russa a Roma ha rilanciato la critica attraverso un post su Telegram, affermando che l’Italia subirà “un danno” alla propria immagine di ospitalità e apertura culturale.
Mosca si è detta pronta a difendere il proprio patrimonio artistico da “censure discriminatorie”.