La Juventus riparte da Luciano Spalletti. Non poteva esserci scelta migliore, né per i bianconeri né per l’ex commissario tecnico della Nazionale, reduce da un’esperienza deludente in azzurro. Che sia però l’ultima volta che allenatori e calciatori facciano promesse che non sono in grado di rispettare. Sono professionisti e si comportino come tali.
Spalletti-Juve: storia di un matrimonio annunciato
Il matrimonio tra Spalletti e Juventus era nell’aria già nel 2023. Poi ADL bloccò il buon Luciano con una clausola che non gli avrebbe permesso di allenare nessun club per i successivi dodici mesi, altrimenti chissà come sarebbe andata.
Non vogliamo tornare indietro sui disastri post-scudetto commessi da De Laurentiis, né tantomeno da quelli fatti da Spalletti alla guida della Nazionale. Il post-scudetto è stato un bagno di sangue per tutti i protagonisti di quel trionfo. Da De Laurentiis fino a Osimhen, con Giuntoli di mezzo.
Né tantomeno l’obiettivo è quello di ricordare le frasi al veleno di Spalletti verso il suo ex datore di lavoro. Che i due non si siano mai presi è noto a tutti, ma la costanza e la ripetitività con cui il buon Luciano si è espresso contro ADL ha sempre destato più di qualche dubbio.
Per quanto ci sia stato un rapporto burrascoso tra i due, il connubio è stato comunque vincente.
Ciò che ci preme sottolineare è il totale nonsense di scrivere un libro e rilasciare successivamente delle dichiarazioni, affermando che mai avrebbe allenato altro club al di fuori del Napoli.
Spalletti mai sarebbe tornato al Maradona con una tuta diversa da quella del Napoli, o almeno cosi disse quando fu ospite di Fabio Fazio lo scorso marzo.
La debacle di Spalletti con la Nazionale ha probabilmente rimescolato le carte in tavola, ne siamo certi. Ma da una persona con l’esperienza di Spalletti ci aspettiamo più prudenza nel fare certe dichiarazioni.
Se dici A, non puoi poi fare Z. Non è questione di tradimenti, d’altronde il Napoli è allenato da uno juventino purosangue. Ma va dato un peso alle parole che si pronunciano.
Conte, infatti, ha sempre ribadito di essere prima di tutto un professionista. E come tale, va laddove gli offrono più soldi e maggiori garanzie progettuali.
Che sia da lezione per Spalletti, i suoi colleghi e l’intero movimento calcistico. Perché soltanto in questo modo si possono educare i tifosi.
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