Scontro Trump-Meloni: “L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro”

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Il nuovo scontro Trump Meloni si consuma a colpi di dichiarazioni social e interviste televisive, segnando un momento di forte gelo sull’asse Washington-Roma.

Al centro della disputa c’è il ruolo dell’Italia, e in particolare della Sicilia, nel conflitto mediorientale in corso.

Come riportato dall’Ansa, Donald Trump ha affidato al suo social network, Truth, un messaggio inequivocabile: “L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro”. Ad accompagnare la dura presa di posizione, un articolo del Guardian risalente allo scorso 31 marzo, in cui si evidenziava il rifiuto del Governo di Roma di concedere l’uso della base di Sigonella agli aerei americani carichi di armi destinate alla guerra in Iran.

Il nodo Sigonella e l’attacco su Fox News

Per il secondo giorno consecutivo, l’inquilino della Casa Bianca ha puntato il dito contro Palazzo Chigi. Intervistato da Maria Bartiromo su Fox News, Trump ha definito “negativa” la postura italiana rispetto al conflitto iraniano.

Il presidente Usa ha rimarcato come le relazioni bilaterali abbiano subito un brusco contraccolpo: “Chiunque abbia rifiutato il proprio aiuto nella gestione della situazione con l’Iran, con quel Paese non abbiamo più lo stesso rapporto”. Non è mancata nemmeno una velata minaccia economica, con Trump che ha ricordato come l’Italia dipenda fortemente dalle importazioni di petrolio che transitano proprio dallo Stretto di Hormuz.

La risposta di Meloni: “Mai dividere l’Occidente”

Da parte sua, Giorgia Meloni sceglie la linea della cautela e non risponde direttamente agli attacchi d’oltreoceano. Tuttavia, le sue dichiarazioni a margine dell’incontro a Roma con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sembrano cucite su misura per replicare al leader americano.

La premier ha ribadito l’importanza della solidità dell’alleanza euroatlantica, sottolineando che “un Occidente diviso, un’Europa spaccata, sarebbero l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca”. Un monito che evidenzia come l’instabilità globale non debba intaccare le storiche amicizie tra popoli.

Sulla questione degli approvvigionamenti energetici, la presidenza del Consiglio ha fatto sapere che l’Italia è pronta a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, ma solo “quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. Nel frattempo, fonti vicine a Palazzo Chigi confermano un rigido diktat della premier ai suoi ministri: evitare qualsiasi commento pubblico sui rapporti con Trump. Unica voce fuori dal coro quella di Matteo Salvini, che ha ironizzato sulle promesse americane: “Stando a lui la guerra è già finita tante volte, ma non è ancora finita”.

L’asse Roma-Kiev e la produzione di droni

Mentre si consuma lo scontro Trump Meloni, l’Italia rinsalda i legami con l’Ucraina. Il presidente Sergio Mattarella ha confermato a Zelensky il “vicinanza piena” del nostro Paese, mentre con la premier sono stati siglati nuovi accordi nel settore della Difesa.

L’Italia ha annunciato l’intenzione di sviluppare una produzione congiunta di droni e sistemi di contraerea, considerati “vitali” da Kiev per contrastare gli Shahed russi. Oltre all’impegno militare ed energetico (con l’invio di generatori e caldaie per far fronte ai blackout), Roma sta intensificando gli aiuti umanitari, concentrandosi sulla fornitura di macchinari medici per i reparti di maternità ucraini, e continuerà a spingere a Bruxelles per l’ingresso di Kiev nell’Unione Europea.