Per il 19 lo sciopero è indetto dalla CGIL. Blocco al porto di Gioia Tauro. Per i sindacati di base il 22 è sciopero generale
Landini in conferenza stampa il 16 settembre ha affermato: “Pensiamo che sia di una gravità senza precedenti quello che sta succedendo, pensiamo che quel massacro e quella vera e propria deportazione del popolo palestinese vada assolutamente fermata, che questa logica di forza e di riarmo è un pericolo vero per i diritti di tutte le persone, per la democrazia in tutto il mondo e per questa ragione come Cgil abbiamo deciso, oltre che partecipare a tutte le iniziative che già in queste ore con presidi, con iniziative, saranno programmate nei prossimi giorni, abbiamo deciso di indire una vera e propria giornata nazionale di mobilitazione per venerdì 19 settembre“. L’obiettivo è “creare corridoi umanitari, per mettere in sicurezza la popolazione civile, per sostenere e garantire tutte le missioni umanitarie che sono in corso, compreso Global Sumud Flotilla e, allo stesso tempo, chiediamo che i governi, a partire dal nostro ma non solo, compresa l’Europa, sospendano ogni accordo di cooperazione commerciale e militare con Israele“.
A Gioia Tauro sciopero dei portuali
“La Filt-Cgil Calabria aderisce con convinzione alla giornata di protesta contro il genocidio del popolo palestinese e la distruzione di Gaza che il governo israeliano sta portando avanti ormai da quasi due anni, con il sostegno degli Stati Uniti di Trump e nel silenzio complice del governo di Giorgia Meloni”. Richiede al governo italiano “di interrompere subito gli accordi commerciali con Israele, di riconoscere lo Stato di Palestina, come hanno già fatto numerosi Paesi democratici nel mondo, e di difendere le imbarcazioni italiane della Global Sumud Flotilla, impegnate nell’apertura di un corridoio umanitario verso Gaza dal forte valore politico. Lo faccia ora, senza ulteriori esitazioni“.
La nota conclude: “I portuali di Gioia Tauro si uniscono così ai lavoratori dei porti di Genova e di tutta Italia nella battaglia per la pace, per la giustizia e per il futuro della Palestina. Due popoli, due Stati. Fermiamo l’aggressione israeliana“
Per USB il 22 settembre: “Lo sciopero è proclamato in risposta al genocidio in corso nella Striscia di Gaza, al blocco degli aiuti umanitari da parte dell’esercito israeliano e alle minacce rivolte contro la missione internazionale Global Sumud Flotilla, che vede a bordo anche lavoratori e sindacalisti italiani impegnati a portare derrate alimentari e beni di prima necessità alla popolazione palestinese. USB denuncia inoltre l’inerzia del Governo italiano e dell’Unione Europea, che rifiutano di imporre sanzioni allo Stato di Israele e continuano a intrattenere relazioni economiche e istituzionali nonostante la gravità della situazione”
Nella proclamazione dello sciopero generale viene puntualizzato
Visto l’aggravarsi della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza oggetto di un vero e proprio genocidio da parte dello Stato di Israele e la continua rapina di territorio Palestinese al fine di annettere la Cisgiordania;
Visto il totale blocco da parte dell’esercito israeliano degli arrivi umanitari alla popolazione stremata che ha già creato numerosi casi di morti per fame, oltre alle decine di migliaia di morti tra cui bambini, donne, giornalisti, operatori sanitari;
Viste le gravi minacce di attacco da parte del Governo Israeliano nei confronti delle navi della missione umanitaria mondiale “Global Sumud Flotilla”, che vede a bordo la presenza di cittadini, lavoratori e sindacalisti italiani, per impedire, anche con le armi, l’arrivo di derrate alimentari, generi di prima necessità ai cittadini Palestinesi della Striscia di Gaza prefigurando così una vera e propria azione di guerra anche nei confronti di cittadini Italiani;
Visto il rischio concreto di attacco da parte delle forze armate Israeliane alle navi della Flotilla, rischio avvalorato da ben due attacchi con droni a navi ormeggiate a largo della Tunisia nei giorni scorsi;
Vista l’inerzia del Governo Italiano e dell’Unione Europea nel respingere le gravi affermazioni dei ministri Israeliani che equiparano gli equipaggi della GSF a terroristi;
Vista l’indisponibilità dell’Unione Europea e del Governo Italiano di imporre sanzioni adeguate alla gravità della situazione e ad interrompere ogni relazione istituzionale e collaborazione economica, scientifica e politica con lo stato di Israele;

