Si è svolto il 6 dicembre ed ha coinvolto i principali porti italiani ed europei. La mobilitazione è stata organizzata dai sindacati Enedep (Grecia), Lab (Paesi Baschi), Liman-Is (Turchia), Odt (Marocco) e Usb (Italia)

Di seguito video di USB
Sul sito del sindacato USB si legge:
«La grande risonanza internazionale che ha avuto la prima giornata internazionale di lotta dei porti europei e mediterranei, ha confermato quanto sia stata giusta la scelta fatta di porre la lotta alla guerra e all’economia di guerra come una delle questioni centrali per il futuro in Italia, in Europa e nel mondo. Una conferma che è arrivata anche sul piano della partecipazione di decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici, cittadini, studenti e operai alle diverse manifestazioni che si sono svolte nei vari porti: al Pireo, ad Elefsina, a Bilbao, a Pasaia, a Mersin e anche a Marsiglia, Brema e Amburgo così come in 12 città italiane. Dei primi ed importanti risultati sono stati ottenuti grazie a questa mobilitazione: ben 4 navi cargo, di cui tre della compagnia israeliana Zim e una di MSC diretta in Israele, sono state bloccate dallo sciopero e non hanno potuto attraccare nei rispettivi porti di destinazione. Un fatto che dimostra come la solidarietà internazionalista e la mobilitazione tra lavoratrici e lavoratori possano bloccare le catene della logistica della guerra e del genocidio.
Esprimiamo vicinanza ai portuali e cittadini del Marocco interessati dalle gravi inondazioni che hanno portato alla chiusura dei porti all’impossibilità di svolgere qualsiasi iniziativa.
Ringraziamo tutte quelle associazioni e movimenti che hanno scelto di appoggiare questa giornata e sono stati presenti alle manifestazioni, come il BDS, GMTG, Thousand Madleen, movimenti palestinesi, e molti altri.
Abbiamo scelto di mettere al centro il ruolo che il lavoro e i lavoratori possono svolgere per non essere complici di questo meccanismo infernale e per fermare la deriva militarista del nostro continente.
Una scelta che pone la solidarietà internazionale come strumento concreto e reale per opporsi all’imperialismo, ai genocidi e alle aggressioni ma come fattore essenziale per difendere i salari, le condizioni di lavoro, la salute e sicurezza e il diritto ala pensione dei portuali.
Quindi, forti di quanto fatto ieri, da oggi questo percorso continuerà verso una rafforzamento della solidarietà, verso un’altra giornata di lotta ancora più partecipata da più porti e da più lavoratori e lavoratrici anche di altri settori.
Il 6 febbraio rappresenta un punto di partenza importante, perché porta sul tavolo del sindacalismo internazionale una questione fondamentale: il rifiuto dell’economia di guerra, del piano di riarmo e della militarizzazione dei porti mentre emergono forza anche altre richieste: il rifiuto delle privatizzazioni, salari più alti, pensioni migliori e condizioni di sicurezza più adeguate per le lavoratrici e i lavoratori».

