Sciopero balneari, cresce la tensione con il Governo sulle concessioni

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Sciopero balneari, cresce la tensione con il Governo sulle concessioni. Questa mattina i bagnanti di tutta Italia hanno trovato gli stabilimenti balneari chiusi fino alle nove e trenta. Un gesto simbolico, ma fortemente voluto da Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti per richiamare l’attenzione del Governo sulla questione delle concessioni demaniali marittime, che scadranno a fine anno e che ancora non hanno una cornice normativa chiara per il loro rinnovo.

Il mini-sciopero

Un segnale forte, ma senza arrecare eccessivi disagi ai turisti: durante le due ore di chiusura, infatti, sono comunque stati garantiti i servizi essenziali come la presenza dei bagnini, l’accesso alle docce e ai bagni. La protesta è stata organizzata nel pieno della stagione estiva proprio per far sentire la voce di una categoria che si considera ignorata dal governo Meloni, ancora fermo sul tema durante la pausa estiva.

Divisioni nel settore

La mobilitazione non ha però visto un fronte unitario. Accanto a Sib e Fiba, che hanno difeso la necessità di un gesto concreto, altre sigle come Assobalneari, Federbalneari e Cna Balneari hanno scelto di non aderire. Secondo queste associazioni, lo sciopero avrebbe rischiato di penalizzare inutilmente i turisti in vacanza, senza ottenere risultati concreti.

Il presidente del Sib, Antonio Capacchione, ha difeso la scelta dello sciopero, spiegando che un’azione simbolica era necessaria per dimostrare che la categoria non intende rimanere in silenzio. Dello stesso avviso anche Fiba-Confesercenti, che ha parlato di una protesta nell’interesse di tutti gli operatori, utile a spingere le istituzioni a sedersi al tavolo del confronto.

La questione politica

Il nodo delle concessioni balneari è uno dei più discussi degli ultimi anni. L’Italia deve infatti adeguarsi alle regole europee, che chiedono gare pubbliche trasparenti e aperte, mentre molte concessioni sono in mano alle stesse famiglie da decenni. Le associazioni temono che, senza una legge chiara, il settore finisca in una fase di incertezza, con ricadute economiche e occupazionali importanti.

Al momento, il Governo non ha ancora presentato una proposta definitiva e ha rinviato ogni decisione a dopo la pausa estiva, alimentando le preoccupazioni della categoria.

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