Nel 1999, Salerno deteneva un curioso e poco invidiabile primato: risultava essere la città più cara per un parcheggio in zona rimozione. Tuttavia, quello che per molti cittadini si traduceva in una semplice (seppur salata) contravvenzione in vecchie Lire, per qualcuno si trasformò nel prologo di una vicenda dai contorni quasi surreali.
È proprio in quell’anno che si consumò un equivoco clamoroso, nato da un semplice parcheggio sgarbato, che ancora oggi fa discutere chi ricorda le dinamiche cittadine di quel periodo.
L’equivoco della Golf Country: un clamoroso scambio di persona
All’epoca dei fatti, in tutta la provincia di Salerno pareva circolassero solamente due esemplari di Volkswagen Golf Country, una delle due apparteneva ad un noto imprenditore, figura di spicco a Salerno.
La miccia di questa incredibile storia si accese quando il figlio del possessore di un’autovettura identica si recò a Salerno per sbrigare una pratica presso gli uffici dell’Imprenditoria Giovanile, situati proprio all’ingresso del portone della sede della Provincia di Salerno. Non trovando posto e credendo di fare una mossa astuta, il giovane decise di parcheggiare l’auto all’interno del portone, assicurandosi solo di lasciare libera la carreggiata per non ostacolare il transito.
Uscendo dagli uffici, però, il giovane assistette a una scena inaspettata: l’allora Sindaco di Salerno stava inveendo furiosamente al cellulare. L’interlocutore dall’altra parte della cornetta? Nientemeno che l’imprenditore di cui sopra. Il primo cittadino, riconoscendo il raro modello di auto, aveva dato per scontato che la vettura in sosta vietata appartenesse a lui, intimandogli di spostarla immediatamente. Nel frattempo, il vero conducente dell’auto recuperava in silenzio la sua Golf e si allontanava rapidamente, lasciando l’imprenditore salernitano vittima di uno strano e ingiusto malinteso.
Il declino di un impero: la coincidenza costata miliardi
Cosa accadde dopo quel fatidico 1999 fu, per molti osservatori dell’epoca, totalmente assurdo. Fino a quel momento, le aziende del malcapitato a Salerno erano floride e in piena espansione. Tra i suoi possedimenti c’era il terreno nella zona industriale dove oggi sorge la METRO, ed era in procinto di avviare una lottizzazione per la nuova Sala Abbagnano, un progetto immobiliare di altissimo profilo.
Eppure, in breve tempo, tutto iniziò ad andare storto, costringendo l’imprenditore a dismettere progressivamente le sue attività. La domanda che in molti, conoscendo questo aneddoto, si sono posti è: quanti miliardi di vecchie Lire è costato, indirettamente, quel parcheggio sgarbato? All’epoca vivevamo ancora nell’era della Lira, un mondo percepito con regole diverse. Viene da chiedersi se la vecchia filosofia politica e gestionale del “colpirne uno per educarne cento” abbia trovato in questo equivoco la sua applicazione più estrema ed efficace.
L’aspetto più amaro di questa vicenda è che la figura penalizzata non era minimamente coinvolta nei fatti: né lui né la sua auto si trovavano nel portone della Provincia quel giorno. La sua unica “colpa” fu possedere un’auto identica a quella del trasgressore.
Come recita un celebre detto napoletano, “per un acino di pepe si fanno le migliori questioni”. Questa massima trova un riscontro perfetto in una faccenda che mescola ironia della sorte e conseguenze serie. Quanto può essere piccolo l’importo di una sanzione per divieto di sosta, rispetto al danno a nove o dieci zeri subito, per una serie di coincidenze e ripercussioni, da una persona rispettabile?

